L’antropologia naturalistica. Linneo 1735: H. nosce te ipsum fra gli Anthropomorpha. Linneo 1758: H. sapiens fra i Primates. L’assestamento del 1760: sapiens e orang-utan fanno parte dello stesso genere. La prima antropologia evoluzionistica. Lamarck 1802, 1809: sapiens deriva da una popolazione di scimpanzé. L’antropologia darwinista. Huxley (su base osteologica): siamo più strettamente imparentati col gorilla. Darwin 1871: (a) è con lo scimpanzé che condividiamo il più recente dei lontani progenitore comuni; (b) le differenze che contraddistinguono le “so-called races of man” sono biologicamente irrilevanti. Mantegazza 1869-1871, 1875 (su base craniologica): l’umanità è un continuum; le “razze” non esistono perché ci sono più differenze all’interno di ogni popolazione di quelle che passano fra una popolazione e l’altra. Conferma di Topinard, con l’ipotesi che ciò avvenga perché “siamo tutti meticci”. Il “cespuglio” degli homines da Mantegazza a Puccioni a J. Huxley: sapiens non è l’evoluzione di neanderthalensis, che si è estinto. Questo approdo non ci sarebbe stato, senza l’istituzione, l’arricchimento e la conservazione delle collezioni osteologiche. L'impatto dei primi fossili africani. Con le scoperte dei primi fossili di ominidi in Sudafrica si pone il problema di capire se queste forme fanno parte della linea evolutiva umana o no. Questo incoraggia lo sviluppo di ricerche sull'anatomia comparata dello scheletro nelle scimmie antropomorfe e nell'uomo, per la costruzione di un quadro interpretativo dei fossili e delle loro relazioni filogenetiche. Si consolida la primatologia come disciplina a sé. Il contributo della genetica. A partire dalla metà degli anni ‘60 iniziano le prime ricerche sulla genetica dei Primati e delle antropomorfe in particolare, lungo due direttrici principali: I. La risoluzione delle relazioni Homo-Pan-Gorilla-Pongo; II. La stima dei tempi di divergenza tra le varie linee. Il dibattito genetisti/paleontologi. Si afferma l'evidenza che Pan è la specie più vicina a Homo, e che la divergenza tra queste due linee è (relativamente) recente. In paleoantropologia, ad oggi, la ricostruzione della biologia delle specie fossili della linea evolutiva umana non può prescindere da una approfondita analisi delle evidenze, interpretate in un quadro comparativo che consideri l'uomo e le scimmie antropomorfe.

Fra le scimmie: il posto dell’uomo nella natura / Giulio Barsanti, Jacopo Moggi Cecchi. - STAMPA. - (2022), pp. 39-59.

Fra le scimmie: il posto dell’uomo nella natura

Giulio Barsanti;Jacopo Moggi Cecchi
2022

Abstract

L’antropologia naturalistica. Linneo 1735: H. nosce te ipsum fra gli Anthropomorpha. Linneo 1758: H. sapiens fra i Primates. L’assestamento del 1760: sapiens e orang-utan fanno parte dello stesso genere. La prima antropologia evoluzionistica. Lamarck 1802, 1809: sapiens deriva da una popolazione di scimpanzé. L’antropologia darwinista. Huxley (su base osteologica): siamo più strettamente imparentati col gorilla. Darwin 1871: (a) è con lo scimpanzé che condividiamo il più recente dei lontani progenitore comuni; (b) le differenze che contraddistinguono le “so-called races of man” sono biologicamente irrilevanti. Mantegazza 1869-1871, 1875 (su base craniologica): l’umanità è un continuum; le “razze” non esistono perché ci sono più differenze all’interno di ogni popolazione di quelle che passano fra una popolazione e l’altra. Conferma di Topinard, con l’ipotesi che ciò avvenga perché “siamo tutti meticci”. Il “cespuglio” degli homines da Mantegazza a Puccioni a J. Huxley: sapiens non è l’evoluzione di neanderthalensis, che si è estinto. Questo approdo non ci sarebbe stato, senza l’istituzione, l’arricchimento e la conservazione delle collezioni osteologiche. L'impatto dei primi fossili africani. Con le scoperte dei primi fossili di ominidi in Sudafrica si pone il problema di capire se queste forme fanno parte della linea evolutiva umana o no. Questo incoraggia lo sviluppo di ricerche sull'anatomia comparata dello scheletro nelle scimmie antropomorfe e nell'uomo, per la costruzione di un quadro interpretativo dei fossili e delle loro relazioni filogenetiche. Si consolida la primatologia come disciplina a sé. Il contributo della genetica. A partire dalla metà degli anni ‘60 iniziano le prime ricerche sulla genetica dei Primati e delle antropomorfe in particolare, lungo due direttrici principali: I. La risoluzione delle relazioni Homo-Pan-Gorilla-Pongo; II. La stima dei tempi di divergenza tra le varie linee. Il dibattito genetisti/paleontologi. Si afferma l'evidenza che Pan è la specie più vicina a Homo, e che la divergenza tra queste due linee è (relativamente) recente. In paleoantropologia, ad oggi, la ricostruzione della biologia delle specie fossili della linea evolutiva umana non può prescindere da una approfondita analisi delle evidenze, interpretate in un quadro comparativo che consideri l'uomo e le scimmie antropomorfe.
Il Mulino
Maria Giovanna Belcastro, Jacopo Moggi Cecchi, Giorgio Manzi
Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali
39
59
Giulio Barsanti, Jacopo Moggi Cecchi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2158/1288113
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