La presente tesi dottorale esamina la percezione dello spazio geopolitico che emerge dalle cronache di Riccobaldo da Ferrara, Giovanni Villani, Enrico Dandolo, Pietro Azario e dell’Anonimo romano. L’analisi è affrontata attraverso un approccio spaziale, che considera il concetto di spazio come prodotto dei rapporti sociali in una comunità, e un approccio sistemico, che pone l’accento cioè sul sistema di relazioni che si instaurano tra più soggetti politicamente attivi. Nonostante che le fonti siano edite, gli autori presi in considerazione si rivelano scarsamente studiati (fa eccezione Villani, anche se non per un approccio spaziale) e soprattutto manca un lavoro comparativo che valuti differenze, analogie e contaminazioni nella concezione dello spazio prodotta in differenti contesti dell’Italia comunale. La prospettiva ora illustrata mira a una lettura “in controluce” delle fonti, che poggia sull’assunto che più o meno consapevolmente i cronisti offrono ciascuno un punto di vista privilegiato per il modo in cui nei differenti contesti percepiscono e trasfondono nella loro narrazione la spazialità nella sua pluridimensionalità. Oggetto principale dello studio è dunque la percezione dello spazio geopolitico, ma i fattori che concorrono alla costruzione di questa percezione sono anche economici, sociali e culturali. La tesi è articolata in tre parti, la prima introduttiva e le altre dedicate rispettivamente allo spazio locale e a quello sovralocale. Lo studio si apre con una panoramica sui cronisti e sulle opere selezionate e prosegue con una rassegna dei principali studi ad essi dedicati e con una messa a fuoco del metodo d’indagine. L’analisi dell’ambito locale ha rivelato una stretta relazione tra spazio fisico e spazio politico della città, in cui agisce tutta una serie di personaggi in lotta per l’egemonia e dotati di potere decisionale, talvolta grazie al ruolo istituzionale ricoperto, talvolta grazie ad un’influenza esercitata con altri mezzi. L’osservazione dell’impiego della parola «comune» ha inoltre permesso di mostrare la polisemia del termine, non sempre riferito all’antica magistratura cittadina. Se alla storiografia appare evidente l’esistenza di ambiti di riferimento locali e sovralocali, questi ultimi plasmati dalla politica di Chiesa, Impero e degli altri poteri superiori, si è spesso guardato allo spazio regionale come un anacronismo rispetto agli schemi mentali trecenteschi. L’analisi delle cronache ha invece mostrato il contrario, ovvero che nella concezione dei contemporanei esisteva uno spazio intermedio dai caratteri ben definiti, seppur mutevoli da contesto a contesto, creato da relazioni di amicizia e di scontro privilegiate tra i protagonisti di una determinata area territoriale. Attraverso le relazioni instaurate tra attori politici locali e sovralocali, in aggiunta, prendevano vita degli spazi di riferimento transregionali plasmati da ideologie afferenti alla pars imperii e alla pars ecclesiae. Se agli occhi dei nostri cronisti risulta evidente l’incisività dell’ingerenza dei poteri superiori in ambito locale, si è visto che anche gli attori urbani furono in grado di incidere negli spazi sovralocali, talvolta diventandone protagonisti e modificando la valenza dell’appartenere ad una fazione piuttosto che ad un’altra. In questo sistema di ambiti spaziali che nel gioco politico trovano una profonda interconnessione, l’Italia diviene un soggetto a cui guardare nell’ottica di un progetto di unificazione che, seppur secondo disegni differenti, si riscontra vivido in più di un testo cronachistico.

«Alla nostra città e a tutto l’universo mondo». La percezione spaziale dell’Italia comunale nella cronachistica della prima metà del Trecento / Matilde Paci. - (2023).

«Alla nostra città e a tutto l’universo mondo». La percezione spaziale dell’Italia comunale nella cronachistica della prima metà del Trecento

Matilde Paci
2023

Abstract

La presente tesi dottorale esamina la percezione dello spazio geopolitico che emerge dalle cronache di Riccobaldo da Ferrara, Giovanni Villani, Enrico Dandolo, Pietro Azario e dell’Anonimo romano. L’analisi è affrontata attraverso un approccio spaziale, che considera il concetto di spazio come prodotto dei rapporti sociali in una comunità, e un approccio sistemico, che pone l’accento cioè sul sistema di relazioni che si instaurano tra più soggetti politicamente attivi. Nonostante che le fonti siano edite, gli autori presi in considerazione si rivelano scarsamente studiati (fa eccezione Villani, anche se non per un approccio spaziale) e soprattutto manca un lavoro comparativo che valuti differenze, analogie e contaminazioni nella concezione dello spazio prodotta in differenti contesti dell’Italia comunale. La prospettiva ora illustrata mira a una lettura “in controluce” delle fonti, che poggia sull’assunto che più o meno consapevolmente i cronisti offrono ciascuno un punto di vista privilegiato per il modo in cui nei differenti contesti percepiscono e trasfondono nella loro narrazione la spazialità nella sua pluridimensionalità. Oggetto principale dello studio è dunque la percezione dello spazio geopolitico, ma i fattori che concorrono alla costruzione di questa percezione sono anche economici, sociali e culturali. La tesi è articolata in tre parti, la prima introduttiva e le altre dedicate rispettivamente allo spazio locale e a quello sovralocale. Lo studio si apre con una panoramica sui cronisti e sulle opere selezionate e prosegue con una rassegna dei principali studi ad essi dedicati e con una messa a fuoco del metodo d’indagine. L’analisi dell’ambito locale ha rivelato una stretta relazione tra spazio fisico e spazio politico della città, in cui agisce tutta una serie di personaggi in lotta per l’egemonia e dotati di potere decisionale, talvolta grazie al ruolo istituzionale ricoperto, talvolta grazie ad un’influenza esercitata con altri mezzi. L’osservazione dell’impiego della parola «comune» ha inoltre permesso di mostrare la polisemia del termine, non sempre riferito all’antica magistratura cittadina. Se alla storiografia appare evidente l’esistenza di ambiti di riferimento locali e sovralocali, questi ultimi plasmati dalla politica di Chiesa, Impero e degli altri poteri superiori, si è spesso guardato allo spazio regionale come un anacronismo rispetto agli schemi mentali trecenteschi. L’analisi delle cronache ha invece mostrato il contrario, ovvero che nella concezione dei contemporanei esisteva uno spazio intermedio dai caratteri ben definiti, seppur mutevoli da contesto a contesto, creato da relazioni di amicizia e di scontro privilegiate tra i protagonisti di una determinata area territoriale. Attraverso le relazioni instaurate tra attori politici locali e sovralocali, in aggiunta, prendevano vita degli spazi di riferimento transregionali plasmati da ideologie afferenti alla pars imperii e alla pars ecclesiae. Se agli occhi dei nostri cronisti risulta evidente l’incisività dell’ingerenza dei poteri superiori in ambito locale, si è visto che anche gli attori urbani furono in grado di incidere negli spazi sovralocali, talvolta diventandone protagonisti e modificando la valenza dell’appartenere ad una fazione piuttosto che ad un’altra. In questo sistema di ambiti spaziali che nel gioco politico trovano una profonda interconnessione, l’Italia diviene un soggetto a cui guardare nell’ottica di un progetto di unificazione che, seppur secondo disegni differenti, si riscontra vivido in più di un testo cronachistico.
2023
Andrea Zorzi
ITALIA
Matilde Paci
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