Abstract La tesi mira a dimostrare come le pratiche di cura verso la natura selvatica, nel contesto urbano, riescano a bilanciare una fertile compresenza tra dinamiche biologiche e istanze sociali. Aggettando uno sguardo alla storia profonda della coevoluzione umana vengono evidenziate le matrici culturali che hanno influenzato il rapporto con l’alterità animale. Mediante il ribaltamento del punto di vista, si propone una lettura critica delle soglie di relazione e di costruzione dell’incontro animale negli spazi del giardino e nelle forme del paesaggio per dimostrare quanto la presenza animale abbia influenzato la cultura stessa del progetto degli spazi aperti. La ricerca prosegue l’analisi storica dei principali concetti che si intersecano con l’idea di selvatico per comprendere le differenti declinazioni semantiche che ne compongono l’immaginario, quando esso è applicato spazialmente come topos. Dopo aver argomentato una sintesi dei capisaldi critico-interpretativi che segnalano una mutazione di approccio nei confronti della natura spontanea, la ricerca indaga le pratiche contemporanee che coltivano una gestione “selvaticamente” orientata nel contesto urbano. Con lo scopo di evidenziare un’idea di progetto capace di sostenere una vitale quanto auspicabile selvatichezza urbana, intesa come promettente soglia di relazione con l’alterità animale, lo studio pone l’attenzione sulle dinamiche interagenti tra entità di vita e habitat; in particolare sugli insetti, in quanto componente ecosistemica maggiormente in pericolo. Le co-dipendenze interspecifiche sono approfondite a partire dall’esplorazione di una serie di cimiteri berlinesi che entrano in complicità con i ritmi generativi e de-generativi della materia. Si vuole riconoscere nel concetto di selvatico una prolifica leva di saggezza per ragionare su un pensiero-azione capace di avvicinare le comunità umane e più-che-umane, mediante una gestione adattativa capace di negoziare forme e modi di una coabitazione mutualistica. Identificare il legame delle interazioni interspecifiche si pone come obiettivo di responsabilità etica del progetto. Prendersi cura della natura selvatica, attraverso la logica relazionale dell’interconnessione tra esseri viventi e morenti, significa percepire, valutare e, se possibile, accettare i cambiamenti incontrollabili, assecondare il molteplice e l’imprevisto delle forme di alter-azione. Il percorso fotografico cerca di restituire la diversità degli habitat cimiteriali, tracciando i contorni di una queerness (stravaganza, eccentricità) della natura selvatica che elude i confini tra vita, morte e rigenerazione.

Selvatico, Selvatici. Immaginari e pratiche sull’incontro tra vita animale e idea di progetto nel paesaggio / ELENA ANTONIOLLI. - (2024).

Selvatico, Selvatici. Immaginari e pratiche sull’incontro tra vita animale e idea di progetto nel paesaggio

ELENA ANTONIOLLI
2024

Abstract

Abstract La tesi mira a dimostrare come le pratiche di cura verso la natura selvatica, nel contesto urbano, riescano a bilanciare una fertile compresenza tra dinamiche biologiche e istanze sociali. Aggettando uno sguardo alla storia profonda della coevoluzione umana vengono evidenziate le matrici culturali che hanno influenzato il rapporto con l’alterità animale. Mediante il ribaltamento del punto di vista, si propone una lettura critica delle soglie di relazione e di costruzione dell’incontro animale negli spazi del giardino e nelle forme del paesaggio per dimostrare quanto la presenza animale abbia influenzato la cultura stessa del progetto degli spazi aperti. La ricerca prosegue l’analisi storica dei principali concetti che si intersecano con l’idea di selvatico per comprendere le differenti declinazioni semantiche che ne compongono l’immaginario, quando esso è applicato spazialmente come topos. Dopo aver argomentato una sintesi dei capisaldi critico-interpretativi che segnalano una mutazione di approccio nei confronti della natura spontanea, la ricerca indaga le pratiche contemporanee che coltivano una gestione “selvaticamente” orientata nel contesto urbano. Con lo scopo di evidenziare un’idea di progetto capace di sostenere una vitale quanto auspicabile selvatichezza urbana, intesa come promettente soglia di relazione con l’alterità animale, lo studio pone l’attenzione sulle dinamiche interagenti tra entità di vita e habitat; in particolare sugli insetti, in quanto componente ecosistemica maggiormente in pericolo. Le co-dipendenze interspecifiche sono approfondite a partire dall’esplorazione di una serie di cimiteri berlinesi che entrano in complicità con i ritmi generativi e de-generativi della materia. Si vuole riconoscere nel concetto di selvatico una prolifica leva di saggezza per ragionare su un pensiero-azione capace di avvicinare le comunità umane e più-che-umane, mediante una gestione adattativa capace di negoziare forme e modi di una coabitazione mutualistica. Identificare il legame delle interazioni interspecifiche si pone come obiettivo di responsabilità etica del progetto. Prendersi cura della natura selvatica, attraverso la logica relazionale dell’interconnessione tra esseri viventi e morenti, significa percepire, valutare e, se possibile, accettare i cambiamenti incontrollabili, assecondare il molteplice e l’imprevisto delle forme di alter-azione. Il percorso fotografico cerca di restituire la diversità degli habitat cimiteriali, tracciando i contorni di una queerness (stravaganza, eccentricità) della natura selvatica che elude i confini tra vita, morte e rigenerazione.
2024
Anna Lambertini
ITALIA
ELENA ANTONIOLLI
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