Sebbene la ricerca musicologica degli ultimi anni abbia rimesso in discussione il concetto di «rinascita strumentale italiana», normalmente utilizzato a proposito della generazione di musicisti che hanno operato nell’Italia post-unitaria, è pur vero che i principali compositori di musica pianistica e cameristica considerati come rappresentativi di questa supposta rinascita non provengono dall’ex Granducato di Toscana, paradossalmente culla di una grande tradizione strumentale invigorita dall’influsso austriaco e all’avanguardia per quanto riguarda il dibattito critico e l’apertura verso l’Europa. Mentre a Napoli, il centro pianisticamente più avanzato insieme a Milano, troviamo una figura come quella di Martucci, a Bologna Golinelli, a Roma Sgambati e a Cosenza Rendano, la Toscana è solitamente menzionata soltanto per aver dato i natali a Busoni, un compositore che, per quanto illustre, appartiene di fatto più al mondo germanico che a quello italiano. La peculiarità di Firenze, capitale pro tempore del Regno d’Italia e città cosmopolita per eccellenza, è quella di aver visto la presenza di due pianisti compositori fiorentini d’adozione, Edgardo Del Valle De Paz e Henrique Oswald, i quali, pur inserendosi pienamente in questa «rinascita», sono stati del tutto dimenticati dopo l’avvento del fascismo. Se nel primo caso hanno pesato le leggi razziali, nel secondo ha giocato un ruolo l’annoso e pretestuoso problema della nazionalità: nato in Brasile nel 1852 da padre svizzero e madre toscana e stabilitosi in Italia all’età di sedici anni, Oswald finirà per tornare definitivamente a Rio de Janeiro nel 1911, rimanendo sempre profondamente legame a Firenze, dove aveva studiato, vissuto e operato per oltre trent’anni. A questa figura - oggi ampiamente rivalutata dalla musicologia brasiliana ma ancora di fatto ignorata da quella italiana - è dedicata la presente indagine, basata su fonti e documenti in larga parte inediti custoditi a Firenze e in Brasile. Partendo dalla storia dei legami culturali fra la Toscana e il paese sudamericano e da un’indagine genealogica sulla famiglia Oswald-Cantagalli, lo studio descrive l’ambiente musicale livornese d’inizio Ottocento in cui visse la madre di Oswald, per poi passare a un’ampia analisi di quello fiorentino nel quale il musicista ‘italo-elvetico-brasiliano’ si trovò a lungo immerso, prima come studente e poi come concertista, compositore e docente. Il capitolo conclusivo è dedicato all’ultimo ventennio trascorso da Oswald a Rio de Janeiro, dove si imporrà come uno dei più importanti musicisti della sua generazione, subendo tuttavia l’ostracismo della critica nazionalista degli anni Venti in quanto ‘eccessivamente’ europeo. Although musicological research in recent years has called into question the concept of an “Italian instrumental renaissance,” normally used to refer to the generation of musicians who worked in post-unification Italy, it is also true that the main composers of piano and chamber music considered to represent this supposed renaissance do not come from the former Grand Duchy of Tuscany, paradoxically the cradle of a great instrumental tradition invigorated by Austrian influence and at the forefront of critical debate and openness towards Europe. While in Naples, the most advanced pianistic center together with Milan, we find a figure like Martucci, in Bologna Golinelli, in Rome Sgambati, in Cosenza Rendano, Tuscany is usually mentioned only for being the birthplace of Busoni, a composer who, however illustrious, actually belongs more to the Germanic world than to the Italian one. The peculiarity of Florence, capital pro tempore and cosmopolitan city par excellence, is that of having seen the presence of two Florentine pianist-composers by adoption, Edgardo Del Valle De Paz and Henrique Oswald, who fit fully into this "rebirth" but who have been almost completely forgotten since the 1930s. If in the first case the racial laws had an impact, in the second the problem of nationality played a role: born in Brazil in 1852, Oswald was forced to resettle in Rio de Janeiro in 1911, despite being of Tuscan origins on his mother's side and despite feeling very close to Florence, where he studied, lived and worked for over thirty years. This investigation is dedicated to this figure, today widely revalued by Brazilian musicology but still virtually ignored by Italian musicology, and is based on largely unpublished sources and documents kept in Rio de Janeiro, San Paulo and Florence. Starting from the history of cultural ties between Tuscany and the South American country and from a genealogical investigation of the Oswald-Cantagalli family, the study analyses the musical environment of Livorno where Oswald’s mother lived and especially the Florentine one in which the ‘Italo-Teutonic-Brazilian’ musician was immersed for a long time, first as a student and then as a concert artist, composer and teacher. The last chapter is dedicated to the last twenty years spent by Oswald in Rio de Janeiro, where he established himself as one of the most important musicians in Brazilian history and then suffered the ostracism of the nationalist critics of the 1920s as ‘too’ European.

Henrique Oswald (1852-1931) e la cultura pianistica nella Firenze postunitaria / MARCO RAPETTI GASPARRINI. - (2025).

Henrique Oswald (1852-1931) e la cultura pianistica nella Firenze postunitaria

MARCO RAPETTI GASPARRINI
2025

Abstract

Sebbene la ricerca musicologica degli ultimi anni abbia rimesso in discussione il concetto di «rinascita strumentale italiana», normalmente utilizzato a proposito della generazione di musicisti che hanno operato nell’Italia post-unitaria, è pur vero che i principali compositori di musica pianistica e cameristica considerati come rappresentativi di questa supposta rinascita non provengono dall’ex Granducato di Toscana, paradossalmente culla di una grande tradizione strumentale invigorita dall’influsso austriaco e all’avanguardia per quanto riguarda il dibattito critico e l’apertura verso l’Europa. Mentre a Napoli, il centro pianisticamente più avanzato insieme a Milano, troviamo una figura come quella di Martucci, a Bologna Golinelli, a Roma Sgambati e a Cosenza Rendano, la Toscana è solitamente menzionata soltanto per aver dato i natali a Busoni, un compositore che, per quanto illustre, appartiene di fatto più al mondo germanico che a quello italiano. La peculiarità di Firenze, capitale pro tempore del Regno d’Italia e città cosmopolita per eccellenza, è quella di aver visto la presenza di due pianisti compositori fiorentini d’adozione, Edgardo Del Valle De Paz e Henrique Oswald, i quali, pur inserendosi pienamente in questa «rinascita», sono stati del tutto dimenticati dopo l’avvento del fascismo. Se nel primo caso hanno pesato le leggi razziali, nel secondo ha giocato un ruolo l’annoso e pretestuoso problema della nazionalità: nato in Brasile nel 1852 da padre svizzero e madre toscana e stabilitosi in Italia all’età di sedici anni, Oswald finirà per tornare definitivamente a Rio de Janeiro nel 1911, rimanendo sempre profondamente legame a Firenze, dove aveva studiato, vissuto e operato per oltre trent’anni. A questa figura - oggi ampiamente rivalutata dalla musicologia brasiliana ma ancora di fatto ignorata da quella italiana - è dedicata la presente indagine, basata su fonti e documenti in larga parte inediti custoditi a Firenze e in Brasile. Partendo dalla storia dei legami culturali fra la Toscana e il paese sudamericano e da un’indagine genealogica sulla famiglia Oswald-Cantagalli, lo studio descrive l’ambiente musicale livornese d’inizio Ottocento in cui visse la madre di Oswald, per poi passare a un’ampia analisi di quello fiorentino nel quale il musicista ‘italo-elvetico-brasiliano’ si trovò a lungo immerso, prima come studente e poi come concertista, compositore e docente. Il capitolo conclusivo è dedicato all’ultimo ventennio trascorso da Oswald a Rio de Janeiro, dove si imporrà come uno dei più importanti musicisti della sua generazione, subendo tuttavia l’ostracismo della critica nazionalista degli anni Venti in quanto ‘eccessivamente’ europeo. Although musicological research in recent years has called into question the concept of an “Italian instrumental renaissance,” normally used to refer to the generation of musicians who worked in post-unification Italy, it is also true that the main composers of piano and chamber music considered to represent this supposed renaissance do not come from the former Grand Duchy of Tuscany, paradoxically the cradle of a great instrumental tradition invigorated by Austrian influence and at the forefront of critical debate and openness towards Europe. While in Naples, the most advanced pianistic center together with Milan, we find a figure like Martucci, in Bologna Golinelli, in Rome Sgambati, in Cosenza Rendano, Tuscany is usually mentioned only for being the birthplace of Busoni, a composer who, however illustrious, actually belongs more to the Germanic world than to the Italian one. The peculiarity of Florence, capital pro tempore and cosmopolitan city par excellence, is that of having seen the presence of two Florentine pianist-composers by adoption, Edgardo Del Valle De Paz and Henrique Oswald, who fit fully into this "rebirth" but who have been almost completely forgotten since the 1930s. If in the first case the racial laws had an impact, in the second the problem of nationality played a role: born in Brazil in 1852, Oswald was forced to resettle in Rio de Janeiro in 1911, despite being of Tuscan origins on his mother's side and despite feeling very close to Florence, where he studied, lived and worked for over thirty years. This investigation is dedicated to this figure, today widely revalued by Brazilian musicology but still virtually ignored by Italian musicology, and is based on largely unpublished sources and documents kept in Rio de Janeiro, San Paulo and Florence. Starting from the history of cultural ties between Tuscany and the South American country and from a genealogical investigation of the Oswald-Cantagalli family, the study analyses the musical environment of Livorno where Oswald’s mother lived and especially the Florentine one in which the ‘Italo-Teutonic-Brazilian’ musician was immersed for a long time, first as a student and then as a concert artist, composer and teacher. The last chapter is dedicated to the last twenty years spent by Oswald in Rio de Janeiro, where he established himself as one of the most important musicians in Brazilian history and then suffered the ostracism of the nationalist critics of the 1920s as ‘too’ European.
2025
Mila De Santis
ITALIA
MARCO RAPETTI GASPARRINI
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
RAPETTI tesi dottorato.pdf

accesso aperto

Tipologia: Tesi di dottorato
Licenza: Solo lettura
Dimensione 98.27 MB
Formato Adobe PDF
98.27 MB Adobe PDF

I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificatore per citare o creare un link a questa risorsa: https://hdl.handle.net/2158/1432146
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact