L’avvento delle moderne tecnologie ha determinato la nascita di nuove forme di espressione del diritto e, segnatamente, della norma giuridica: a fianco del tradizionale “text-driven law”, ossia del diritto basato sul testo scritto e sul linguaggio naturale, si osserva oggi l’emersione del c.d. “code-driven law,” ossia del diritto basato sul codice informatico. Entrambi condividono la necessaria mediazione della scrittura – alfabetica nel primo caso e digitale nel secondo – e dunque di una “tecnologia” in senso lato, intendendosi come tale qualsiasi strumento o processo atto a trovare soluzioni a problemi pratici o ad ottimizzare procedure. Tuttavia, mentre la scrittura alfabetica ha lo scopo di “registrare” la parola, quella digitale è priva di una dimensione semantica, segnando così una rilevante frattura rispetto al passato; questa “rinuncia alla parola” riduce la ricchezza interpretativa del linguaggio, mettendo potenzialmente a rischio la dimensione ermeneutica del diritto. Partendo da queste premesse, la presente ricerca si propone di riflettere criticamente sulla possibilità di applicare tali nuove modalità descrittive ai fatti penalmente rilevanti, ipotizzando l’integrazione del linguaggio del diritto penale tradizionale con forme di produzione normativa basate sul codice informatico. L’obiettivo è quello di rispondere alle istanze di chi da tempo sostiene la necessità di un diritto oggettivo, razionale e calcolabile: una sorta di “diritto sintetico” redatto in un linguaggio formale, non naturale, che elimini ambiguità e imprecisioni. --------------- The rise of modern technologies has introduced new forms of legal expression. Alongside traditional “text-driven law,” grounded in natural language and written text, a new paradigm is emerging: “code-driven law,” based on computer code. Both rely on writing as a technological medium - alphabetic in the first case, digital in the second - but the shift is profound. Whereas alphabetic writing records words and carries semantic depth, digital writing lacks a semantic dimension, reducing interpretive richness and potentially undermining the hermeneutical function of law. This research examines the critical implications of extending code-driven approaches to criminal law. It explores the potential integration of traditional legal language with computer-based normative frameworks, asking whether criminal provisions could be drafted in formal, non-natural languages. Such a shift responds to long-standing calls for an objective, rational, and calculable legal order - a form of “synthetic law” designed to eliminate ambiguity and imprecision. The study thus aims to assess both the opportunities and the risks of rethinking legal drafting in the age of digital technologies.
Dalla norma come "testo" alla norma come "code": nuove prospettive di scrittura per la fattispecie incriminatrice / Giulia Tavella. - (2025).
Dalla norma come "testo" alla norma come "code": nuove prospettive di scrittura per la fattispecie incriminatrice
Giulia Tavella
2025
Abstract
L’avvento delle moderne tecnologie ha determinato la nascita di nuove forme di espressione del diritto e, segnatamente, della norma giuridica: a fianco del tradizionale “text-driven law”, ossia del diritto basato sul testo scritto e sul linguaggio naturale, si osserva oggi l’emersione del c.d. “code-driven law,” ossia del diritto basato sul codice informatico. Entrambi condividono la necessaria mediazione della scrittura – alfabetica nel primo caso e digitale nel secondo – e dunque di una “tecnologia” in senso lato, intendendosi come tale qualsiasi strumento o processo atto a trovare soluzioni a problemi pratici o ad ottimizzare procedure. Tuttavia, mentre la scrittura alfabetica ha lo scopo di “registrare” la parola, quella digitale è priva di una dimensione semantica, segnando così una rilevante frattura rispetto al passato; questa “rinuncia alla parola” riduce la ricchezza interpretativa del linguaggio, mettendo potenzialmente a rischio la dimensione ermeneutica del diritto. Partendo da queste premesse, la presente ricerca si propone di riflettere criticamente sulla possibilità di applicare tali nuove modalità descrittive ai fatti penalmente rilevanti, ipotizzando l’integrazione del linguaggio del diritto penale tradizionale con forme di produzione normativa basate sul codice informatico. L’obiettivo è quello di rispondere alle istanze di chi da tempo sostiene la necessità di un diritto oggettivo, razionale e calcolabile: una sorta di “diritto sintetico” redatto in un linguaggio formale, non naturale, che elimini ambiguità e imprecisioni. --------------- The rise of modern technologies has introduced new forms of legal expression. Alongside traditional “text-driven law,” grounded in natural language and written text, a new paradigm is emerging: “code-driven law,” based on computer code. Both rely on writing as a technological medium - alphabetic in the first case, digital in the second - but the shift is profound. Whereas alphabetic writing records words and carries semantic depth, digital writing lacks a semantic dimension, reducing interpretive richness and potentially undermining the hermeneutical function of law. This research examines the critical implications of extending code-driven approaches to criminal law. It explores the potential integration of traditional legal language with computer-based normative frameworks, asking whether criminal provisions could be drafted in formal, non-natural languages. Such a shift responds to long-standing calls for an objective, rational, and calculable legal order - a form of “synthetic law” designed to eliminate ambiguity and imprecision. The study thus aims to assess both the opportunities and the risks of rethinking legal drafting in the age of digital technologies.| File | Dimensione | Formato | |
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