Nella Roma augustea il calendario è scandito dalle feste e dai ludi circenses e scaenici, tra i quali spicca un nuovo genere spettacolare di successo: la pantomima. Si tratta di una danza dalle origini incerte, popolare sia tra le masse sia presso l’élite aristocratica, presente nei grandi teatri in pietra ma anche nelle dimore private, in bilico tra un repertorio “alto” e la pratica – considerata licenziosa e condannabile – di utilizzare il corpo per esprimersi e per sostentarsi. Pilade di Cilicia e Batillo di Alessandria sono considerati i fautori, sul finire del secolo I a.C., dell’introduzione di tale inedita danza italica che trae linfa vitale dal mito e che è accompagnata dal «suono di flauti e pifferi e clamore di uomini» (Macrob. Sat. II 7, 18; HOM. Il. X 13). Ottaviano Augusto è invece il primo patrono attestato della pantomima, colui che avrebbe adottato quest’ultima come strumento politico. Davanti alle reiterate intimazioni del principe, che minaccia di espellerlo da Roma per porre un freno a disordini generati dalla rivalità tra pantomimi, non è un caso che Pilade abbia risposto: «è a tuo vantaggio, Cesare, che il popolo spenda il suo tempo libero dedicandolo a noi» (Cass. Dio. LIV, 17, 4-5). Il presente contributo intende fare il punto sulle fonti e sulla letteratura sull’argomento, allo scopo di riflettere sulle origini della pantomima, di analizzarne repertori e caratteri stilistici, volgendo infine lo sguardo alla sua disseminazione.
Ludi scaenici nella Roma augustea. Appunti sul pantomimo Pilade di Cilicia / Colasanti, Benedetta. - In: LUDICA. - ISSN 1126-0890. - STAMPA. - 30:(2024), pp. 97-106.
Ludi scaenici nella Roma augustea. Appunti sul pantomimo Pilade di Cilicia
Colasanti, Benedetta
2024
Abstract
Nella Roma augustea il calendario è scandito dalle feste e dai ludi circenses e scaenici, tra i quali spicca un nuovo genere spettacolare di successo: la pantomima. Si tratta di una danza dalle origini incerte, popolare sia tra le masse sia presso l’élite aristocratica, presente nei grandi teatri in pietra ma anche nelle dimore private, in bilico tra un repertorio “alto” e la pratica – considerata licenziosa e condannabile – di utilizzare il corpo per esprimersi e per sostentarsi. Pilade di Cilicia e Batillo di Alessandria sono considerati i fautori, sul finire del secolo I a.C., dell’introduzione di tale inedita danza italica che trae linfa vitale dal mito e che è accompagnata dal «suono di flauti e pifferi e clamore di uomini» (Macrob. Sat. II 7, 18; HOM. Il. X 13). Ottaviano Augusto è invece il primo patrono attestato della pantomima, colui che avrebbe adottato quest’ultima come strumento politico. Davanti alle reiterate intimazioni del principe, che minaccia di espellerlo da Roma per porre un freno a disordini generati dalla rivalità tra pantomimi, non è un caso che Pilade abbia risposto: «è a tuo vantaggio, Cesare, che il popolo spenda il suo tempo libero dedicandolo a noi» (Cass. Dio. LIV, 17, 4-5). Il presente contributo intende fare il punto sulle fonti e sulla letteratura sull’argomento, allo scopo di riflettere sulle origini della pantomima, di analizzarne repertori e caratteri stilistici, volgendo infine lo sguardo alla sua disseminazione.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



