Maria Judite de Carvalho (Lisbona 1921-1998) è una scrittrice ingiustamente dimenticata, autrice di un’opera che la critica elogia e il pubblico ignora. Se guardiamo al panorama critico in lingua italiana, tale oblio diviene ancora più profondo: della sua vasta e pluripremiata opera letteraria, sono stati tradotti due titoli soltanto (Gli armadi vuoti e Tanta gente, Mariana), entrambi editi con uno scarto di oltre cinquant’anni rispetto alle prime edizioni in lingua originale. Queste recenti pubblicazioni rappresentano un segnale positivo della ritrovata attenzione nei confronti di una delle scritture più singolari del Novecento portoghese, un’attenzione che, tuttavia, non è ancora stata accompagnata da una adeguata volontà di rivalorizzazione da parte della critica. Il presente studio intende dunque contribuire a colmare in parte questa lacuna. L’attenzione verterà sulle crónicas pubblicate sul “Diário de Lisboa” tra il 1968 e il 1975, ovvero negli anni del tramonto del regime estadonovista e della transizione verso la democrazia, mettendo in luce tematiche rimaste finora poco esplorate: il boom della motorizzazione privata e l’intensificazione delle opere edili che scuotono la città di Lisbona; le luci e le ombre della scienza moderna, l’inquinamento ambientale e alimentare; le figure invisibili, marginali e minuscole che popolano uno spazio urbano sempre più frenetico e che vengono fagocitate o, al contrario, espulse dagli ingranaggi della ormai fragile società portoghese di fine Estado Novo.
Fra le pieghe del quotidiano. Sulle crónicas di Maria Judite de Carvalho (1968-1975) / Ada Milani. - STAMPA. - (2025).
Fra le pieghe del quotidiano. Sulle crónicas di Maria Judite de Carvalho (1968-1975)
Ada Milani
2025
Abstract
Maria Judite de Carvalho (Lisbona 1921-1998) è una scrittrice ingiustamente dimenticata, autrice di un’opera che la critica elogia e il pubblico ignora. Se guardiamo al panorama critico in lingua italiana, tale oblio diviene ancora più profondo: della sua vasta e pluripremiata opera letteraria, sono stati tradotti due titoli soltanto (Gli armadi vuoti e Tanta gente, Mariana), entrambi editi con uno scarto di oltre cinquant’anni rispetto alle prime edizioni in lingua originale. Queste recenti pubblicazioni rappresentano un segnale positivo della ritrovata attenzione nei confronti di una delle scritture più singolari del Novecento portoghese, un’attenzione che, tuttavia, non è ancora stata accompagnata da una adeguata volontà di rivalorizzazione da parte della critica. Il presente studio intende dunque contribuire a colmare in parte questa lacuna. L’attenzione verterà sulle crónicas pubblicate sul “Diário de Lisboa” tra il 1968 e il 1975, ovvero negli anni del tramonto del regime estadonovista e della transizione verso la democrazia, mettendo in luce tematiche rimaste finora poco esplorate: il boom della motorizzazione privata e l’intensificazione delle opere edili che scuotono la città di Lisbona; le luci e le ombre della scienza moderna, l’inquinamento ambientale e alimentare; le figure invisibili, marginali e minuscole che popolano uno spazio urbano sempre più frenetico e che vengono fagocitate o, al contrario, espulse dagli ingranaggi della ormai fragile società portoghese di fine Estado Novo.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



