L’attività mineraria ha caratterizzato la storia di molti territori nel mondo. La razionalità industriale “estrattivista” ha prodotto un incremento e un’evoluzione dei processi produttivi che hanno impresso profonde trasformazioni territoriali e paesaggistiche, talvolta irrevesibili. Infrastrutture idrauliche e stradali, manufatti industriali, nuove residenze a servizio dell’industria mineraria in espansione, si sono sovrapposte alla struttura storica dei territori, generando nuovi ‘paesaggi del lavoro’ e producendo, al tempo stesso, sconvolgimenti e lacerazioni negli equilibri geologici, ecologici e sociali. Successivamente, la fine del ciclo produttivo e la conseguente dismissione dei siti minerari - quasi sempre legata al venir meno della loro redditività economica - hanno innescato rilevanti processi di abbandono e di marginalizzazione, inasprendo le problematiche ecologiche e socio-economiche già in essere. Così, un nuovo ‘paesaggio dell’abbandono’, sospeso tra nature, architetture e memorie, si è progressivamente sovrapposto a quello del lavoro e ai lacerti del territorio storico: un paesaggio fragile e complesso, difficilmente riconvertibile. I paesaggi minerari disegnano mosaici straordinari, con pezzi inconguenti che necessitano di una nuova narrazione. Geografie articolate, dislocate alla scala mondiale formano un vasto caleidoscopio di architetture industriali in disuso, siti da bonificare, infrastrutture ferroviarie e stradali dismesse, paesaggi di neoformazione, borghi o villaggi abbandonati o semi-abbandonati, economie in declino e comunità marginalizzate. Luoghi irrisolti, testimoni di una storia trascorsa con un futuro da reinventare, i bacini minerari dismessi esprimono così una condizione di sospensione. Fino a ieri sedi di produzioni strategiche, oggi su questi territori grava un’eredità difficile, fatta di degrado ambientale, crisi economica e sociale, emarginazione, ma anche di pratiche sociali innovative che sostengono la spinta verso un futuro da reimmaginare collettivamente.Il libro si compone di una serie di testi impegnati nel rispondere alle sfide progettuali lanciate dai paesaggi post-minerari, prefigurandone nuovi e variegati orizzonti tarsformativi. I saggi illustrano casi di contesti post-estrattivi provenienti da aree geografiche lontane e, oltre a descrivere in profondità e a misurarsi con l’eterogeneità dei luoghi, si confrontano con riflessioni di carattere operativo, presentando una ricca e articolata collezione di progetti ‘sul campo’.
Foreword / Daniela POLI; Maddalena Rossi. - STAMPA. - (2026), pp. XIII-XV. [10.4324/9781003476306]
Foreword
Daniela POLI;Maddalena Rossi
2026
Abstract
L’attività mineraria ha caratterizzato la storia di molti territori nel mondo. La razionalità industriale “estrattivista” ha prodotto un incremento e un’evoluzione dei processi produttivi che hanno impresso profonde trasformazioni territoriali e paesaggistiche, talvolta irrevesibili. Infrastrutture idrauliche e stradali, manufatti industriali, nuove residenze a servizio dell’industria mineraria in espansione, si sono sovrapposte alla struttura storica dei territori, generando nuovi ‘paesaggi del lavoro’ e producendo, al tempo stesso, sconvolgimenti e lacerazioni negli equilibri geologici, ecologici e sociali. Successivamente, la fine del ciclo produttivo e la conseguente dismissione dei siti minerari - quasi sempre legata al venir meno della loro redditività economica - hanno innescato rilevanti processi di abbandono e di marginalizzazione, inasprendo le problematiche ecologiche e socio-economiche già in essere. Così, un nuovo ‘paesaggio dell’abbandono’, sospeso tra nature, architetture e memorie, si è progressivamente sovrapposto a quello del lavoro e ai lacerti del territorio storico: un paesaggio fragile e complesso, difficilmente riconvertibile. I paesaggi minerari disegnano mosaici straordinari, con pezzi inconguenti che necessitano di una nuova narrazione. Geografie articolate, dislocate alla scala mondiale formano un vasto caleidoscopio di architetture industriali in disuso, siti da bonificare, infrastrutture ferroviarie e stradali dismesse, paesaggi di neoformazione, borghi o villaggi abbandonati o semi-abbandonati, economie in declino e comunità marginalizzate. Luoghi irrisolti, testimoni di una storia trascorsa con un futuro da reinventare, i bacini minerari dismessi esprimono così una condizione di sospensione. Fino a ieri sedi di produzioni strategiche, oggi su questi territori grava un’eredità difficile, fatta di degrado ambientale, crisi economica e sociale, emarginazione, ma anche di pratiche sociali innovative che sostengono la spinta verso un futuro da reimmaginare collettivamente.Il libro si compone di una serie di testi impegnati nel rispondere alle sfide progettuali lanciate dai paesaggi post-minerari, prefigurandone nuovi e variegati orizzonti tarsformativi. I saggi illustrano casi di contesti post-estrattivi provenienti da aree geografiche lontane e, oltre a descrivere in profondità e a misurarsi con l’eterogeneità dei luoghi, si confrontano con riflessioni di carattere operativo, presentando una ricca e articolata collezione di progetti ‘sul campo’.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



