La presente ricerca indaga la possibilità di estendere il dialogo tra ordinamenti giuridici connessi, ma non assimilabili, al di fuori della dimensione giurisdizionale, esplorando le infrastrutture giuridiche e istituzionali che possano renderlo effettivo e strutturato. L’ipotesi di fondo è che il dialogo, inteso come forma di comunicazione argomentativa fondata sullo scambio di ragioni, rappresenti il paradigma più idoneo per garantire un’interazione dinamica tra l’ordinamento sovranazionale dell’Unione europea e gli ordinamenti costituzionali degli Stati membri. Tale prospettiva si inscrive nella concezione habermasiana del diritto quale presupposto della libertà e fondamento della democrazia, in un sistema che trae la propria legittimità tanto dalla partecipazione egualitaria dei cittadini quanto dalla ragionevolezza del processo decisionale. Il lavoro parte dal presupposto che il futuro del costituzionalismo europeo, inteso come costruzione giurisdizionale, non possa fondarsi esclusivamente sull’attività delle Corti, poiché la giurisdizione, per sua natura, opera su controversie già sorte. Il consolidamento di un autentico dialogo costituzionale dipende invece dalla capacità delle istituzioni politiche – in particolare parlamenti e governi nazionali – di esercitare in modo pieno e consapevole le prerogative loro riconosciute dal diritto nazionale e dell’Unione, intervenendo nelle fasi preliminari del processo legislativo europeo. In tal modo, è possibile prevenire conflitti costituzionali e garantire un equilibrio più armonico tra i diversi livelli di governo. La tesi adotta un approccio metodologico multidimensionale, combinando l’analisi dogmatica del diritto dell’Unione con una prospettiva empirica e sistemica. Oltre all’esame delle fonti normative primarie e secondarie e della giurisprudenza della Corte di giustizia, vengono analizzati dati statistici e documenti istituzionali della Commissione europea, del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. Il caso italiano, scelto quale laboratorio di riferimento, consente di osservare l’interazione tra un ordinamento caratterizzato da una giurisprudenza costituzionale avanzata e una partecipazione politica europea ancora discontinua. Sotto il profilo teorico, la ricerca si colloca nell’ambito del pluralismo radicale, che considera la coesistenza tra ordinamenti autonomi come un dato politico e giuridico da gestire attraverso il dialogo e la negoziazione, piuttosto che mediante la gerarchia o la supremazia. A quasi quindici anni dal Trattato di Lisbona, si sostiene che l’infrastruttura giuridica dell’Unione, la prassi istituzionale e l’evoluzione politica abbiano dato origine a un sistema dialogico più complesso di un semplice meccanismo di controllo dei principi di sussidiarietà e proporzionalità: un vero e proprio dialogo costituzionale ex ante, volto a tutelare il pluralismo giuridico europeo e a riequilibrare l’assetto di governo dell’Unione attraverso il riconoscimento dell’identità nazionale quale parametro dinamico di integrazione. This research examines whether dialogue between interconnected but distinct legal orders can be extended beyond the judicial sphere, focusing on the legal and institutional frameworks that may support a more structured and effective interaction. It argues that dialogue—understood as a reason-based exchange of arguments—is the most suitable model for governing the relationship between the European Union’s supranational legal order and the constitutional systems of the Member States. This view draws on a Habermasian understanding of law as both a condition of freedom and a foundation of democratic legitimacy. The study challenges the idea that European constitutionalism can rely primarily on courts. Judicial intervention, by definition, addresses conflicts only after they arise. A more effective form of constitutional dialogue depends instead on the active role of political institutions, particularly national parliaments and governments, in the early stages of EU law-making. Their involvement can help prevent constitutional tensions and promote a more balanced interaction between different levels of governance. Methodologically, the research combines doctrinal analysis with an empirical perspective. Alongside EU primary and secondary law and the case law of the Court of Justice, it draws on statistical data and institutional documents from the European Commission, the European Parliament, and national parliaments. Italy is used as a case study, offering insight into the interaction between a well-developed constitutional jurisprudence and a still uneven level of political participation in EU affairs. From a theoretical perspective, the research adopts a radical pluralist approach, which sees the coexistence of autonomous legal orders as a reality to be managed through dialogue and negotiation rather than hierarchy. Nearly fifteen years after the Lisbon Treaty, the study argues that the EU has developed a more advanced form of dialogue than is usually acknowledged. What emerges is not simply a system for monitoring subsidiarity and proportionality, but a form of ex ante constitutional dialogue. This dialogue plays a key role in safeguarding legal pluralism and in rebalancing the Union’s system of governance, particularly through the recognition of national identity as a dynamic element of integration.
Il principio del primato del diritto dell’Unione europea e il ruolo del legislatore nazionale. Una prospettiva non giurisdizionale sul dialogo tra ordinamenti giuridici / Matteo Romagnoli. - (2026).
Il principio del primato del diritto dell’Unione europea e il ruolo del legislatore nazionale. Una prospettiva non giurisdizionale sul dialogo tra ordinamenti giuridici
Matteo Romagnoli
2026
Abstract
La presente ricerca indaga la possibilità di estendere il dialogo tra ordinamenti giuridici connessi, ma non assimilabili, al di fuori della dimensione giurisdizionale, esplorando le infrastrutture giuridiche e istituzionali che possano renderlo effettivo e strutturato. L’ipotesi di fondo è che il dialogo, inteso come forma di comunicazione argomentativa fondata sullo scambio di ragioni, rappresenti il paradigma più idoneo per garantire un’interazione dinamica tra l’ordinamento sovranazionale dell’Unione europea e gli ordinamenti costituzionali degli Stati membri. Tale prospettiva si inscrive nella concezione habermasiana del diritto quale presupposto della libertà e fondamento della democrazia, in un sistema che trae la propria legittimità tanto dalla partecipazione egualitaria dei cittadini quanto dalla ragionevolezza del processo decisionale. Il lavoro parte dal presupposto che il futuro del costituzionalismo europeo, inteso come costruzione giurisdizionale, non possa fondarsi esclusivamente sull’attività delle Corti, poiché la giurisdizione, per sua natura, opera su controversie già sorte. Il consolidamento di un autentico dialogo costituzionale dipende invece dalla capacità delle istituzioni politiche – in particolare parlamenti e governi nazionali – di esercitare in modo pieno e consapevole le prerogative loro riconosciute dal diritto nazionale e dell’Unione, intervenendo nelle fasi preliminari del processo legislativo europeo. In tal modo, è possibile prevenire conflitti costituzionali e garantire un equilibrio più armonico tra i diversi livelli di governo. La tesi adotta un approccio metodologico multidimensionale, combinando l’analisi dogmatica del diritto dell’Unione con una prospettiva empirica e sistemica. Oltre all’esame delle fonti normative primarie e secondarie e della giurisprudenza della Corte di giustizia, vengono analizzati dati statistici e documenti istituzionali della Commissione europea, del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. Il caso italiano, scelto quale laboratorio di riferimento, consente di osservare l’interazione tra un ordinamento caratterizzato da una giurisprudenza costituzionale avanzata e una partecipazione politica europea ancora discontinua. Sotto il profilo teorico, la ricerca si colloca nell’ambito del pluralismo radicale, che considera la coesistenza tra ordinamenti autonomi come un dato politico e giuridico da gestire attraverso il dialogo e la negoziazione, piuttosto che mediante la gerarchia o la supremazia. A quasi quindici anni dal Trattato di Lisbona, si sostiene che l’infrastruttura giuridica dell’Unione, la prassi istituzionale e l’evoluzione politica abbiano dato origine a un sistema dialogico più complesso di un semplice meccanismo di controllo dei principi di sussidiarietà e proporzionalità: un vero e proprio dialogo costituzionale ex ante, volto a tutelare il pluralismo giuridico europeo e a riequilibrare l’assetto di governo dell’Unione attraverso il riconoscimento dell’identità nazionale quale parametro dinamico di integrazione. This research examines whether dialogue between interconnected but distinct legal orders can be extended beyond the judicial sphere, focusing on the legal and institutional frameworks that may support a more structured and effective interaction. It argues that dialogue—understood as a reason-based exchange of arguments—is the most suitable model for governing the relationship between the European Union’s supranational legal order and the constitutional systems of the Member States. This view draws on a Habermasian understanding of law as both a condition of freedom and a foundation of democratic legitimacy. The study challenges the idea that European constitutionalism can rely primarily on courts. Judicial intervention, by definition, addresses conflicts only after they arise. A more effective form of constitutional dialogue depends instead on the active role of political institutions, particularly national parliaments and governments, in the early stages of EU law-making. Their involvement can help prevent constitutional tensions and promote a more balanced interaction between different levels of governance. Methodologically, the research combines doctrinal analysis with an empirical perspective. Alongside EU primary and secondary law and the case law of the Court of Justice, it draws on statistical data and institutional documents from the European Commission, the European Parliament, and national parliaments. Italy is used as a case study, offering insight into the interaction between a well-developed constitutional jurisprudence and a still uneven level of political participation in EU affairs. From a theoretical perspective, the research adopts a radical pluralist approach, which sees the coexistence of autonomous legal orders as a reality to be managed through dialogue and negotiation rather than hierarchy. Nearly fifteen years after the Lisbon Treaty, the study argues that the EU has developed a more advanced form of dialogue than is usually acknowledged. What emerges is not simply a system for monitoring subsidiarity and proportionality, but a form of ex ante constitutional dialogue. This dialogue plays a key role in safeguarding legal pluralism and in rebalancing the Union’s system of governance, particularly through the recognition of national identity as a dynamic element of integration.| File | Dimensione | Formato | |
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