Durante il regime fascista, in particolare negli anni Trenta, il purismo nazionalista ed esterofobo di tradizione ottocentesca acquistò nuovo vigore e trovò uno spazio fino ad allora inusitato sulle pagine di quotidiani e periodici di vario genere, dove si moltiplicarono gli interventi e le rubriche su argomenti linguistici, e dove si arrivò anche a coinvolgere direttamente i lettori con iniziative come il «concorso per l’epurazione della lingua» indetto, tra febbraio e luglio 1932, da uno dei giornali più intransigenti del Fascismo, La Tribuna, allo scopo di «trov[are] parole italiane da sostituire a quelle straniere che inquinano la nostra lingua». Tale iniziativa, che ben si inserisce nel contesto della politica linguistica perseguita dal regime, ebbe una certa risonanza e un certo seguito, a dimostrazione del largo interesse che suscitava allora la questione della difesa della purità della lingua anche al di fuori dell’ambito politico e accademico. Il presente contributo si propone di ricostruire storicamente e di approfondire questa particolare campagna di stampa, concentrandosi in particolare sulle sostituzioni di forestierismi di largo uso proposte dai partecipanti al concorso della Tribuna, sui criteri da questi adottati per valutare e “italianizzare” le parole straniere, anche al fine di sondare l’atteggiamento e le opinioni di parlanti medi in fatto di autarchia linguistica.
Il purismo in terza pagina. Sul concorso della Tribuna «per l’epurazione della lingua» (1932) / Caterina Canneti, Irene Rumine, Antonio Vinciguerra. - STAMPA. - (2026), pp. 195-213. ( Lingue, frontiere, esplorazioni e migrazioni Storia della lingua e storia del contatto linguistico. XVI Convegno dell’Associazione per la Storia della Lingua Italiana Trieste 12-14 settembre 2024).
Il purismo in terza pagina. Sul concorso della Tribuna «per l’epurazione della lingua» (1932)
Caterina Canneti;Irene Rumine;Antonio Vinciguerra
2026
Abstract
Durante il regime fascista, in particolare negli anni Trenta, il purismo nazionalista ed esterofobo di tradizione ottocentesca acquistò nuovo vigore e trovò uno spazio fino ad allora inusitato sulle pagine di quotidiani e periodici di vario genere, dove si moltiplicarono gli interventi e le rubriche su argomenti linguistici, e dove si arrivò anche a coinvolgere direttamente i lettori con iniziative come il «concorso per l’epurazione della lingua» indetto, tra febbraio e luglio 1932, da uno dei giornali più intransigenti del Fascismo, La Tribuna, allo scopo di «trov[are] parole italiane da sostituire a quelle straniere che inquinano la nostra lingua». Tale iniziativa, che ben si inserisce nel contesto della politica linguistica perseguita dal regime, ebbe una certa risonanza e un certo seguito, a dimostrazione del largo interesse che suscitava allora la questione della difesa della purità della lingua anche al di fuori dell’ambito politico e accademico. Il presente contributo si propone di ricostruire storicamente e di approfondire questa particolare campagna di stampa, concentrandosi in particolare sulle sostituzioni di forestierismi di largo uso proposte dai partecipanti al concorso della Tribuna, sui criteri da questi adottati per valutare e “italianizzare” le parole straniere, anche al fine di sondare l’atteggiamento e le opinioni di parlanti medi in fatto di autarchia linguistica.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



