Agnolo Firenzuola è un “minore” di talento del Rinascimento italiano. Obiettivo di questa tesi è collocare i suoi Ragionamenti (1523-1525) nel quadro storico-culturale di riferimento, in particolare attraverso il confronto con i modelli letterari, spesso esplicitamente dichiarati, al fine di fornire un’adeguata interpretazione del testo. La prima parte del lavoro, alla luce della compresenza di generi letterari diversi nell’architettura dell’opera e ripartendo dagli studi critici precedenti, propone, anzitutto, di considerare i Ragionamenti un dialogo, su cui insistono liriche, facezie e novelle, mirando a superare la tradizionale dicotomia cornice-narrazione. Si indagano poi le relazioni con la tradizione letteraria, a partire dal Decameron, indiscusso punto di riferimento che, tuttavia, Firenzuola punta ad aggiornare. Le strategie con cui Boccaccio è invocato nel testo sono individuate secondo una casistica che va dalla citazione diretta alle allusioni più o meno evidenti: l’imitatio non si risolve, infatti, in una forma di sottomissione all’auctor ma agisce sul piano strutturale, linguistico e contenutistico per andare «oltre», e in particolare intercettando le novità rappresentate dalle opere di Bembo (Asolani e Prose della volgar lingua) e Castiglione (Libro del Cortegiano), che rappresentano il polo della modernità. I due autori rinascimentali forniscono un modello, prima di tutto, strutturale per il genere dialogistico, funzionale all’aggiornamento della forma-libro, ma l’atteggiamento nei loro confronti non è il medesimo: il Cortegiano è un riferimento per la definizione di un profilo sociale, nonché per temi e contenuti, che dall’àmbito aristocratico vengono adattati a un orizzonte borghese; Asolani e Prose sono, invece, obiettivo ironico e polemico, in nome di una diversa visione della letteratura che passa, soprattutto, dalla ripresa dell’amore neoplatonico e dal rovesciamento dell’ideale linguistico, in nome della lingua toscana e dell’«uso cotidiano». La seconda parte della tesi segue il procedere del testo per analizzarne e interpretarne i contenuti, ripartendo dal panorama delineato nel primo capitolo per rintracciare i punti di contatto testuali e saggiare il metodo dell’autore, il quale punta sull’agnizione dei suoi modelli da parte del lettore in modo che si colgano poi le sue novità: dai topici elementi decameroniani (ambientazione e brigata) alle discussioni che più si avvicinano alle mode della civile conversazione del tempo (questioni d’amore e linguistiche, ma anche tecnico-scientifiche e numerologiche), Firenzuola intreccia tradizione e modernità sotto una scintillante patina stilistica, che rappresenta senz’altro il suo fiore all’occhiello. Da qui si passa all’analisi delle novelle, sempre in bilico tra tradizione e innovazione, controcanto parodico delle discussioni platoniche e caratterizzate da un linguaggio vivace, simbolo dell’«edonismo linguistico» dell’autore. L’appendice offre, infine, una revisione della situazione testuale e discute, a distanza di decenni, le varianti offerte dai testimoni principali (un manoscritto non autografo e la princeps postuma). Chiude il lavoro un profilo storico-letterario di Firenzuola.
Tra Boccaccio, Bembo e Castiglione. Novella e dialogo nei «Ragionamenti» di Firenzuola / Alessandro Privitera. - (2026).
Tra Boccaccio, Bembo e Castiglione. Novella e dialogo nei «Ragionamenti» di Firenzuola
Alessandro Privitera
2026
Abstract
Agnolo Firenzuola è un “minore” di talento del Rinascimento italiano. Obiettivo di questa tesi è collocare i suoi Ragionamenti (1523-1525) nel quadro storico-culturale di riferimento, in particolare attraverso il confronto con i modelli letterari, spesso esplicitamente dichiarati, al fine di fornire un’adeguata interpretazione del testo. La prima parte del lavoro, alla luce della compresenza di generi letterari diversi nell’architettura dell’opera e ripartendo dagli studi critici precedenti, propone, anzitutto, di considerare i Ragionamenti un dialogo, su cui insistono liriche, facezie e novelle, mirando a superare la tradizionale dicotomia cornice-narrazione. Si indagano poi le relazioni con la tradizione letteraria, a partire dal Decameron, indiscusso punto di riferimento che, tuttavia, Firenzuola punta ad aggiornare. Le strategie con cui Boccaccio è invocato nel testo sono individuate secondo una casistica che va dalla citazione diretta alle allusioni più o meno evidenti: l’imitatio non si risolve, infatti, in una forma di sottomissione all’auctor ma agisce sul piano strutturale, linguistico e contenutistico per andare «oltre», e in particolare intercettando le novità rappresentate dalle opere di Bembo (Asolani e Prose della volgar lingua) e Castiglione (Libro del Cortegiano), che rappresentano il polo della modernità. I due autori rinascimentali forniscono un modello, prima di tutto, strutturale per il genere dialogistico, funzionale all’aggiornamento della forma-libro, ma l’atteggiamento nei loro confronti non è il medesimo: il Cortegiano è un riferimento per la definizione di un profilo sociale, nonché per temi e contenuti, che dall’àmbito aristocratico vengono adattati a un orizzonte borghese; Asolani e Prose sono, invece, obiettivo ironico e polemico, in nome di una diversa visione della letteratura che passa, soprattutto, dalla ripresa dell’amore neoplatonico e dal rovesciamento dell’ideale linguistico, in nome della lingua toscana e dell’«uso cotidiano». La seconda parte della tesi segue il procedere del testo per analizzarne e interpretarne i contenuti, ripartendo dal panorama delineato nel primo capitolo per rintracciare i punti di contatto testuali e saggiare il metodo dell’autore, il quale punta sull’agnizione dei suoi modelli da parte del lettore in modo che si colgano poi le sue novità: dai topici elementi decameroniani (ambientazione e brigata) alle discussioni che più si avvicinano alle mode della civile conversazione del tempo (questioni d’amore e linguistiche, ma anche tecnico-scientifiche e numerologiche), Firenzuola intreccia tradizione e modernità sotto una scintillante patina stilistica, che rappresenta senz’altro il suo fiore all’occhiello. Da qui si passa all’analisi delle novelle, sempre in bilico tra tradizione e innovazione, controcanto parodico delle discussioni platoniche e caratterizzate da un linguaggio vivace, simbolo dell’«edonismo linguistico» dell’autore. L’appendice offre, infine, una revisione della situazione testuale e discute, a distanza di decenni, le varianti offerte dai testimoni principali (un manoscritto non autografo e la princeps postuma). Chiude il lavoro un profilo storico-letterario di Firenzuola.| File | Dimensione | Formato | |
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