Il presente elaborato si propone di analizzare sistematicamente il fenomeno della violenza contro le donne in una delle città più dinamiche e vivaci del panorama italiano dei secoli XIII-XIV, attraverso il ricorso ad un’ampia analisi documentaria e sconfinando, se necessario, anche nella prima età moderna. L'opera intende colmare un sensibile vuoto storiografico, superando la visione della figura femminile come mero soggetto passivo per restituirne la fisionomia di attore sociale, capace di interagire con le istituzioni giudiziarie, al fine di tutelare il proprio onore, la propria incolumità e il proprio patrimonio. Il percorso si articola attraverso l'incrocio tra la dimensione normativa e l'analisi qualitativa delle fonti della prassi. Nella prima sezione, viene esaminato il quadro giuridico statutario, delineando la condizione della donna come figlia, moglie e madre e si indaga la rigida disciplina dei beni dotali e patrimoniali, finalizzata alla conservazione del cippus domus a favore della linea di successione maschile. Particolare attenzione è dedicata alla legislazione sul lavoro femminile e alla gestione istituzionalizzata della prostituzione. La seconda parte dell’opera affronta un’ampia casuistica, desunta dalle fonti giudiziarie, custodite prevalentemente presso l’archivio di Stato di Siena. La ricerca classifica la violenza in cinque categorie interdipendenti: fisica, economica, verbale, psicologica e domestica. Quest’ultima emerge dalle fonti solo laddove travalica i limiti consuetudinari, rivelando una zona grigia tra diritto ammesso e reato perseguibile. L’ultima parte è volutamente narrativa: l’approccio microstorico permette di ricostruire i comportamenti collettivi e individuali in fatto di famiglia, reti parentali, rapporti coniugali ed extra- coniugali, specie laddove la trasgressione o le contestazioni mettevano in discussione le strutture legittime della convivenza e gli equilibri parentali e comunitari consolidati, provocando tensioni e aritmie che facilmente potevano degenerare nella violenza, nel sopruso, nella discriminazione di genere o in comportamenti deviati e persecutori. In conclusione, la ricerca dimostra che, nonostante la teorizzata fragilitas sexus, le donne senesi seppero utilizzare la giustizia pubblica come risorsa per dirimere conflitti intrafamiliari e sociali. Il lavoro restituisce così uno spessore di realtà fatto di gesti, sentimenti e micro-strategie individuali, offrendo un contributo significativo alla storia di genere e della giustizia criminale in età comunale.

La violenza sulle donne: Siena nei secoli XIII-XIV / Giuseppe Giunta. - (2023).

La violenza sulle donne: Siena nei secoli XIII-XIV

Giuseppe Giunta
2023

Abstract

Il presente elaborato si propone di analizzare sistematicamente il fenomeno della violenza contro le donne in una delle città più dinamiche e vivaci del panorama italiano dei secoli XIII-XIV, attraverso il ricorso ad un’ampia analisi documentaria e sconfinando, se necessario, anche nella prima età moderna. L'opera intende colmare un sensibile vuoto storiografico, superando la visione della figura femminile come mero soggetto passivo per restituirne la fisionomia di attore sociale, capace di interagire con le istituzioni giudiziarie, al fine di tutelare il proprio onore, la propria incolumità e il proprio patrimonio. Il percorso si articola attraverso l'incrocio tra la dimensione normativa e l'analisi qualitativa delle fonti della prassi. Nella prima sezione, viene esaminato il quadro giuridico statutario, delineando la condizione della donna come figlia, moglie e madre e si indaga la rigida disciplina dei beni dotali e patrimoniali, finalizzata alla conservazione del cippus domus a favore della linea di successione maschile. Particolare attenzione è dedicata alla legislazione sul lavoro femminile e alla gestione istituzionalizzata della prostituzione. La seconda parte dell’opera affronta un’ampia casuistica, desunta dalle fonti giudiziarie, custodite prevalentemente presso l’archivio di Stato di Siena. La ricerca classifica la violenza in cinque categorie interdipendenti: fisica, economica, verbale, psicologica e domestica. Quest’ultima emerge dalle fonti solo laddove travalica i limiti consuetudinari, rivelando una zona grigia tra diritto ammesso e reato perseguibile. L’ultima parte è volutamente narrativa: l’approccio microstorico permette di ricostruire i comportamenti collettivi e individuali in fatto di famiglia, reti parentali, rapporti coniugali ed extra- coniugali, specie laddove la trasgressione o le contestazioni mettevano in discussione le strutture legittime della convivenza e gli equilibri parentali e comunitari consolidati, provocando tensioni e aritmie che facilmente potevano degenerare nella violenza, nel sopruso, nella discriminazione di genere o in comportamenti deviati e persecutori. In conclusione, la ricerca dimostra che, nonostante la teorizzata fragilitas sexus, le donne senesi seppero utilizzare la giustizia pubblica come risorsa per dirimere conflitti intrafamiliari e sociali. Il lavoro restituisce così uno spessore di realtà fatto di gesti, sentimenti e micro-strategie individuali, offrendo un contributo significativo alla storia di genere e della giustizia criminale in età comunale.
2023
Isabella Gagliardi
ITALIA
Giuseppe Giunta
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