La Storia conosce periodi in cui lo spazio pubblico si oscura e il mondo diventa così incerto che le persone non chiedono più alla politica se non di prestare attenzione ai loro bisogni vitali, ai loro interessi individuali e alla loro libertà privata. Tempi bui, contrassegnati dall’individualismo estremo, dalla svalutazione dei rapporti sociali intesi come reciprocità e mutualità e dalla loro riduzione a finalità meramente utilitaristiche; controvalori, questi, accompagnati – anzi sorretti – dall’indifferenza e dal fatalismo. Che fare? Occorre attirare l’attenzione sul presente così com’è, se si vuole trasformarlo. Combinare il pessimismo del disincanto con l’ottimismo della passione. Il disincanto non è la pigrizia del cuore, non è distanza dalle passioni. Il disincanto è l’intelligenza del negativo, cioè la capacità di riconoscere il negativo che è nella realtà. Ma questa intelligenza è tenebra se non è rischiarata da una forza civile e morale: la simpatia per l’umano. La passione è motus animi diretto verso la realtà. Tanto più c’è passione, tanto più c’è contatto con la realtà poiché le passioni, muovendoci e commuovendoci, ci rendono più consapevoli della nostra esistenza e ci fanno sentire più reali e connessi con gli altri. Le passioni, tutte le passioni, aumentano il nostro senso di realtà, poiché tutte le passioni che colpiscono l’anima aumentano la quantità di realtà che si trasmette all’anima stessa. Questo saggio - che può essere letto come una riflessione laica sulla bolla pontificia di indizione del Giubileo Ordinario Spes non confundit – passa in rassegna le figure della speranza, dell’utopia, della povertà e dell’eros, proponendosi di rispondere alla domanda: quale pensiero può sostenere, nei tempi bui, la tensione etica fra disincanto e passione? La tensione necessaria tra disincanto e passione è presentata in termini dialettici. Ma ogni sintesi è per sua natura precaria se giudicata con il metro della logica. Forse non può esserci una vera sintesi di disincanto e passione che non presti il fianco allo sguardo pietrificante della Sfinge razionalistica che, nell’impossibilità di risolvere i contrasti, vede il fallimento del pensiero e l’inanità dell’azione. Quale pensiero può rappresentare le contraddizioni senza risolverle concettualmente, bensì componendole in novità superiore che eluda la logica e, al tempo stesso, si sottragga all’incanto? Quale pensiero può esprimere e custodire la contraddizione che l’intelletto non può risolvere, e l’incanto risolve solo illusoriamente? Nella parte finale, è convocata la poesia per cogliere la contraddizione, che è l’essenza delle cose umane, e mostrare che l’incanto non c’è, e al tempo stesso suggerire che il positivo, nonostante tutto, può riapparire dalle viscere del negativo quando meno lo si attende. Per far udire una voce che dice che la vita talvolta non ha senso, ma al tempo stesso lasciar risuonare l’eco di quel senso inudibile nella sua intonazione più profonda.

Disincanto e passione. Per un'etica civile nei "tempi bui" / giovanni stanghellini. - STAMPA. - (2025).

Disincanto e passione. Per un'etica civile nei "tempi bui"

giovanni stanghellini
2025

Abstract

La Storia conosce periodi in cui lo spazio pubblico si oscura e il mondo diventa così incerto che le persone non chiedono più alla politica se non di prestare attenzione ai loro bisogni vitali, ai loro interessi individuali e alla loro libertà privata. Tempi bui, contrassegnati dall’individualismo estremo, dalla svalutazione dei rapporti sociali intesi come reciprocità e mutualità e dalla loro riduzione a finalità meramente utilitaristiche; controvalori, questi, accompagnati – anzi sorretti – dall’indifferenza e dal fatalismo. Che fare? Occorre attirare l’attenzione sul presente così com’è, se si vuole trasformarlo. Combinare il pessimismo del disincanto con l’ottimismo della passione. Il disincanto non è la pigrizia del cuore, non è distanza dalle passioni. Il disincanto è l’intelligenza del negativo, cioè la capacità di riconoscere il negativo che è nella realtà. Ma questa intelligenza è tenebra se non è rischiarata da una forza civile e morale: la simpatia per l’umano. La passione è motus animi diretto verso la realtà. Tanto più c’è passione, tanto più c’è contatto con la realtà poiché le passioni, muovendoci e commuovendoci, ci rendono più consapevoli della nostra esistenza e ci fanno sentire più reali e connessi con gli altri. Le passioni, tutte le passioni, aumentano il nostro senso di realtà, poiché tutte le passioni che colpiscono l’anima aumentano la quantità di realtà che si trasmette all’anima stessa. Questo saggio - che può essere letto come una riflessione laica sulla bolla pontificia di indizione del Giubileo Ordinario Spes non confundit – passa in rassegna le figure della speranza, dell’utopia, della povertà e dell’eros, proponendosi di rispondere alla domanda: quale pensiero può sostenere, nei tempi bui, la tensione etica fra disincanto e passione? La tensione necessaria tra disincanto e passione è presentata in termini dialettici. Ma ogni sintesi è per sua natura precaria se giudicata con il metro della logica. Forse non può esserci una vera sintesi di disincanto e passione che non presti il fianco allo sguardo pietrificante della Sfinge razionalistica che, nell’impossibilità di risolvere i contrasti, vede il fallimento del pensiero e l’inanità dell’azione. Quale pensiero può rappresentare le contraddizioni senza risolverle concettualmente, bensì componendole in novità superiore che eluda la logica e, al tempo stesso, si sottragga all’incanto? Quale pensiero può esprimere e custodire la contraddizione che l’intelletto non può risolvere, e l’incanto risolve solo illusoriamente? Nella parte finale, è convocata la poesia per cogliere la contraddizione, che è l’essenza delle cose umane, e mostrare che l’incanto non c’è, e al tempo stesso suggerire che il positivo, nonostante tutto, può riapparire dalle viscere del negativo quando meno lo si attende. Per far udire una voce che dice che la vita talvolta non ha senso, ma al tempo stesso lasciar risuonare l’eco di quel senso inudibile nella sua intonazione più profonda.
2025
giovanni stanghellini
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Utilizza questo identificatore per citare o creare un link a questa risorsa: https://hdl.handle.net/2158/1472294
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