Andare alla scoperta dei paesaggi termali significa indagarne sia la struttura ambientale e territoriale, sia quella storico-culturale; significa comprendere in quale forma nascano le acque e come vengano trasformate dall’uomo, osservando il loro rapporto con il territorio circostante e con le altre variabili del paesaggio. Questo tema profondo e complesso, capace di coinvolgere discipline che spaziano dall’architettura all’urbanistica, dal paesaggio alle scienze della terra, ha guidato il Laboratorio Internazionale di Tesi di Laurea svoltosi presso l’Università di Cagliari nel corso dell’anno accademico 2016-2017. Il fulcro del laboratorio è stato il progetto del sistema termale sardo, inteso come struttura ambientale e storico-culturale capace di innescare un nuovo sviluppo del territorio. Rilevanza centrale ha assunto il ruolo dell’acqua, concepita come elemento in grado di disegnare l’architettura e i territori secondo forme e modalità molteplici, in equilibrio tra ecologia e paesaggio. La sperimentazione progettuale si è concentrata su otto siti termali, scelti come casi studio per la loro eterogeneità e per la capacità di declinare lo spazio termale nel rispetto del genius loci. I siti sono stati analizzati secondo diversi aspetti: il rapporto tra la risorsa e il contesto fisico-geografico, la relazione tra l’acqua e le architetture deputate alla sua fruizione e, infine, le modalità di gestione del bene. Attraverso i progetti si sono esplorate possibili nuove configurazioni spaziali per favorire nuove esperienze termali, ma anche per ricollocare questi luoghi dell’acqua in un ambito d’uso collettivo e restituire loro una dimensione di spazio pubblico e sociale, capace di generare nuove forme di appartenenza al territorio. Nel sito termale di Casteldoria si è lavorato con la topografia, uno degli elementi maggiormente caratterizzanti il sito. A Dorgali si è cercato di dare unitarietà e valorizzare i diversi elementi del sistema paesaggio. A Fordongianus si è trattato il tema dell’acqua come attivatore dello spazio pubblico nel contesto urbano. A Sardara si è valorizzato il tema delle preesistenze neoclassiche, importante patrimonio del sito. A Benetutti, caratterizzato da un sistema diffuso di piccole vasche, si è potenziato il carattere dell’acqua termale come bene comune. A Romana si è cercato un dialogo tra l’area archeologica e l’elemento naturalistico della valle del fiume Temo. A San Martino ci si è confrontati con la presenza di una realtà produttiva legata alla commercializzazione dell’acqua termale. A Sant’Antioco il progetto ha valorizzato la risorsa termale in un contesto particolarmente sensibile dal punto di vista naturalistico. L’insieme di queste sperimentazioni dimostra come il sistema termale della Sardegna possa trasformarsi da patrimonio latente o frammentato in una vera infrastruttura culturale e ambientale, capace di innescare processi di rigenerazione territoriale duraturi e identitari.

Il sistema termale in Sardegna. Architetture per i paesaggi naturali, culturali e storici / Carlo Pisano, Susanna Curioni, Eleonora Fiorentino, Giorgio Peghin. - STAMPA. - (2026).

Il sistema termale in Sardegna. Architetture per i paesaggi naturali, culturali e storici

Carlo Pisano;
2026

Abstract

Andare alla scoperta dei paesaggi termali significa indagarne sia la struttura ambientale e territoriale, sia quella storico-culturale; significa comprendere in quale forma nascano le acque e come vengano trasformate dall’uomo, osservando il loro rapporto con il territorio circostante e con le altre variabili del paesaggio. Questo tema profondo e complesso, capace di coinvolgere discipline che spaziano dall’architettura all’urbanistica, dal paesaggio alle scienze della terra, ha guidato il Laboratorio Internazionale di Tesi di Laurea svoltosi presso l’Università di Cagliari nel corso dell’anno accademico 2016-2017. Il fulcro del laboratorio è stato il progetto del sistema termale sardo, inteso come struttura ambientale e storico-culturale capace di innescare un nuovo sviluppo del territorio. Rilevanza centrale ha assunto il ruolo dell’acqua, concepita come elemento in grado di disegnare l’architettura e i territori secondo forme e modalità molteplici, in equilibrio tra ecologia e paesaggio. La sperimentazione progettuale si è concentrata su otto siti termali, scelti come casi studio per la loro eterogeneità e per la capacità di declinare lo spazio termale nel rispetto del genius loci. I siti sono stati analizzati secondo diversi aspetti: il rapporto tra la risorsa e il contesto fisico-geografico, la relazione tra l’acqua e le architetture deputate alla sua fruizione e, infine, le modalità di gestione del bene. Attraverso i progetti si sono esplorate possibili nuove configurazioni spaziali per favorire nuove esperienze termali, ma anche per ricollocare questi luoghi dell’acqua in un ambito d’uso collettivo e restituire loro una dimensione di spazio pubblico e sociale, capace di generare nuove forme di appartenenza al territorio. Nel sito termale di Casteldoria si è lavorato con la topografia, uno degli elementi maggiormente caratterizzanti il sito. A Dorgali si è cercato di dare unitarietà e valorizzare i diversi elementi del sistema paesaggio. A Fordongianus si è trattato il tema dell’acqua come attivatore dello spazio pubblico nel contesto urbano. A Sardara si è valorizzato il tema delle preesistenze neoclassiche, importante patrimonio del sito. A Benetutti, caratterizzato da un sistema diffuso di piccole vasche, si è potenziato il carattere dell’acqua termale come bene comune. A Romana si è cercato un dialogo tra l’area archeologica e l’elemento naturalistico della valle del fiume Temo. A San Martino ci si è confrontati con la presenza di una realtà produttiva legata alla commercializzazione dell’acqua termale. A Sant’Antioco il progetto ha valorizzato la risorsa termale in un contesto particolarmente sensibile dal punto di vista naturalistico. L’insieme di queste sperimentazioni dimostra come il sistema termale della Sardegna possa trasformarsi da patrimonio latente o frammentato in una vera infrastruttura culturale e ambientale, capace di innescare processi di rigenerazione territoriale duraturi e identitari.
2026
Carlo Pisano; Susanna Curioni; Eleonora Fiorentino; Giorgio Peghin;
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