Per numerosi secoli, la transizione urbana ha assunto un ruolo fondamentale, rappresentando uno dei requisiti primari per il miglioramento della qualità della vita umana. Attraverso immaginazioni incredibilmente creative e senza precedenti, l’umanità ha da sempre creato nuove economie basate sul cibo e sull’acqua, con conseguenti insediamenti e sistemi amministrativi (Jhagroe, 2016). Con il sopraggiungere della globalizzazione, attraverso nuovi fenomeni globali emergenti - come il cambiamento climatico, il riscaldamento globale e la migrazione di massa - le città sono così divenute il luogo prioritario di residenza. Tra metà della popolazione mondiale, che vive ormai in aree urbane, e fattori specifici a cavallo tra la transizione rurale ed urbana, le città sono diventate la base di quello che può rappresentare una speranza per una futura trasformazione dei fenomeni globali al fine di maggiori opportunità di crescita. Ne consegue che, anche se questa transizione è divenuta fattore oramai d'emergenza, non viene affrontata come una concreta modalità di forza maggiore. Difatti, attraverso un'attenta analisi basata su oltre 200 città ed indagando il rapporto tra le strategie - atte ad affrontare il cambiamento climatico a livello urbano - e tra le politiche nazionali ed europee, Heindrich ed altri autori hanno constatato che solo 56 città (il 23% ca.) ha applicato delle strategie di adattamento. La transizione urbana, dunque, intesa come catalizzatore del cambiamento, ha bisogno così di un ulteriore processo di sviluppo ed adattamento (Heidrich et al., 2016). La specificità di maggiore interesse può essere, comunque, riscontrata nel fatto che, ad oggi, quasi tutti i designers sono convinti di poter cambiare il mondo, ma se i designer su scala di massa decidessero di cambiare il mondo, questo processo richiederebbe un'unificazione del sistema globale. A questo scopo, occorre valutare nuove metodologie, tenendo conto dei cosiddetti sistemi naturali per affrontare le future problematicità. In questo articolo, verranno indagate quelle metodologie di trasformazione spaziale che finora hanno dimostrato non solo la loro fattibilità economica, ma anche la loro capacità di essere reputate strumenti efficaci al fine di un miglioramento qualitativo di vita in un determinato contesto socio-ecologico. Partendo dall’Agopuntura e dalla Bio-agopuntura Urbana, spaziando dall’adattamento biofilico e definendo la transizione biomimetica, definiremo così, nell'industria 5.0, l’adattamento della progettazione urbana biomimetica e gli strumenti di trasformazione urbana, come operazioni non solo inevitabili, ma anche come fattori determinanti di uno stato integrativo urgente in campi di studio urbani.
La Biomimetica come rimedio alla transizione spaziale / Paria Bagheri, M.C.. - STAMPA. - (2023), pp. 214-223.
La Biomimetica come rimedio alla transizione spaziale
Paria Bagheri
;Martina Corti
;Martina Corti
2023
Abstract
Per numerosi secoli, la transizione urbana ha assunto un ruolo fondamentale, rappresentando uno dei requisiti primari per il miglioramento della qualità della vita umana. Attraverso immaginazioni incredibilmente creative e senza precedenti, l’umanità ha da sempre creato nuove economie basate sul cibo e sull’acqua, con conseguenti insediamenti e sistemi amministrativi (Jhagroe, 2016). Con il sopraggiungere della globalizzazione, attraverso nuovi fenomeni globali emergenti - come il cambiamento climatico, il riscaldamento globale e la migrazione di massa - le città sono così divenute il luogo prioritario di residenza. Tra metà della popolazione mondiale, che vive ormai in aree urbane, e fattori specifici a cavallo tra la transizione rurale ed urbana, le città sono diventate la base di quello che può rappresentare una speranza per una futura trasformazione dei fenomeni globali al fine di maggiori opportunità di crescita. Ne consegue che, anche se questa transizione è divenuta fattore oramai d'emergenza, non viene affrontata come una concreta modalità di forza maggiore. Difatti, attraverso un'attenta analisi basata su oltre 200 città ed indagando il rapporto tra le strategie - atte ad affrontare il cambiamento climatico a livello urbano - e tra le politiche nazionali ed europee, Heindrich ed altri autori hanno constatato che solo 56 città (il 23% ca.) ha applicato delle strategie di adattamento. La transizione urbana, dunque, intesa come catalizzatore del cambiamento, ha bisogno così di un ulteriore processo di sviluppo ed adattamento (Heidrich et al., 2016). La specificità di maggiore interesse può essere, comunque, riscontrata nel fatto che, ad oggi, quasi tutti i designers sono convinti di poter cambiare il mondo, ma se i designer su scala di massa decidessero di cambiare il mondo, questo processo richiederebbe un'unificazione del sistema globale. A questo scopo, occorre valutare nuove metodologie, tenendo conto dei cosiddetti sistemi naturali per affrontare le future problematicità. In questo articolo, verranno indagate quelle metodologie di trasformazione spaziale che finora hanno dimostrato non solo la loro fattibilità economica, ma anche la loro capacità di essere reputate strumenti efficaci al fine di un miglioramento qualitativo di vita in un determinato contesto socio-ecologico. Partendo dall’Agopuntura e dalla Bio-agopuntura Urbana, spaziando dall’adattamento biofilico e definendo la transizione biomimetica, definiremo così, nell'industria 5.0, l’adattamento della progettazione urbana biomimetica e gli strumenti di trasformazione urbana, come operazioni non solo inevitabili, ma anche come fattori determinanti di uno stato integrativo urgente in campi di studio urbani.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



