Il presente lavoro di dottorato, finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e del programma NextGenerationEU, affronta la transizione del settore moda italiano verso modelli produttivi circolari, focalizzandosi sulla gestione degli scarti tessili pre-consumo (nella normativa italiana: post-industriali). Il settore è caratterizzato da una catena del valore globale e da notevoli impatti ambientali e sociali, il cui modello dominante — la fast fashion — è oggi messo in discussione dall’emergere di movimenti grassroots che promuovono la sostenibilità e la durabilità del prodotto. L’indagine, condotta nel contesto del partenariato esteso MICS, analizza la filiera tessile-abbigliamento-moda (TAM) italiana, evidenziando un sistema eterogeneo nella gestione della circolarità, in cui le aziende a monte mostrano pratiche più strutturate rispetto a quelle a valle. Adottando un approccio zero waste e concettualizzando gli scarti di taglio come negative spaces, lo studio identifica la fase di taglio del tessuto come il principale punto critico a causa dell’elevata generazione di residui difficili da recuperare. L’analisi del quadro normativo europeo e i risultati della mappatura qualitativa (25 interviste semistrutturate) confermano la necessità prioritaria di strategie di prevenzione in questa fase, in particolare attraverso il design for zero waste e l’adozione di modelli produttivi flessibili. Su questa base, si sviluppa una sperimentazione progettuale che, unendo l’esperienza maturata presso l’Università degli Studi di Firenze e la Swedish School of Textiles di Borås, enfatizza l’importanza di metodologie ibride (digitali e manuali) per la progettazione circolare. La ricerca, inserita nel progetto nazionale Re-Waste, mira a identificare strategie design-driven per la valorizzazione degli scarti pre-consumo e a riflettere sul ruolo sociale e politico dei designer nel promuovere il cambiamento sostenibile. Il lavoro esplora il potenziale trasformativo dello scarto, concettualizzato come spazio negativo — categoria mutuata dalle arti visive e applicata ai residui del processo di taglio — sollevando questioni metodologiche su come i designer possano ridefinire il valore di tali residui e portarli dall’invisibilità alla visibilità. In linea con l’approccio olistico e practice-based, la ricerca riconosce la pratica manuale come modalità critica di produzione di conoscenza, riconoscendo negli scarti i contenitori del know-how e della memoria della filiera — un valore latente che il fashion hacking (Von Busch, 2014) propone di attivare attraverso pratiche progettuali sovversive. La ricerca conclude che è necessario un ripensamento sistemico e culturale, che coinvolga i designer per trasformare lo scarto in risorsa progettuale. Sul piano formativo, propone l’integrazione del tradizionale saper fare artigianale con le competenze richieste dalla doppia transizione digitale e sostenibile, imostrando come l’adozione di metodologie ibride sia essenziale per formare figure professionali con una visione olistica, promuovendo un approccio produttivo più competitivo e circolare. ---- This doctoral research, funded under the National Recovery and Resilience Plan (PNRR) and the NextGenerationEU programme, addresses the transition of the Italian fashion sector towards circular production models, with a focus on the management of pre-consumer textile waste (referred to as post-industrial waste in Italian regulations). The sector is characterised by a global value chain and considerable environmental and social impacts, whose dominant model — fast fashion — is today being challenged by the emergence of grassroots movements advocating for sustainability and product durability. The investigation, conducted within the MICS extended partnership, analyses the Italian textile-clothing-fashion (TAM) supply chain, revealing a heterogeneous system in the management of circularity, in which upstream companies demonstrate more structured practices than those operating downstream. Adopting a zero-waste approach and conceptualising cutting remnants as negative spaces, the study identifies the fabric cutting phase as the primary critical point due to the high generation of hard-to-recover residues. The analysis of the European regulatory framework and the results of the qualitative mapping (25 semi-structured interviews) confirm the priority need for prevention strategies at this stage, particularly through design for zero waste and the adoption of flexible production models. On this basis, a design experimentation was developed that, drawing on experiences gained at the University of Florence and the Swedish School of Textiles in Borås, emphasises the importance of hybrid methodologies (digital and manual) for circular design. The research, embedded in the national Re-Waste project, aims to identify design-driven strategies for the valorisation of pre-consumer waste and to reflect on the social and political role of designers in promoting sustainable change. The work explores the transformative potential of waste, conceptualised as negative space — a category drawn from the visual arts and applied here to the residues of the cutting process — raising methodological questions about how designers can redefine the value of such materials and bring them from invisibility to visibility. In line with the holistic and practice-based approach, the research recognises manual practice as a critical mode of knowledge production, identifying waste as a container of the supply chain’s knowhow and memory — a latent value that fashion hacking (Von Busch, 2014) proposes to activate through subversive design practices. The research concludes that a systemic and cultural rethinking is urgently needed, engaging designers to transform waste into a design resource. In terms of education, it proposes integrating traditional craft know-how with the competencies required by the dual digital and sustainable transition, demonstrating that the adoption of hybrid methodologies is essential for training professionals with a holistic vision and promoting a more competitive and circular production model.

Re-Think. Re-Design. Re-Start. Ripensare lo scarto tessile nella progettazione di moda / Maria Antonia Salomè. - (2026).

Re-Think. Re-Design. Re-Start. Ripensare lo scarto tessile nella progettazione di moda.

Maria Antonia Salomè
2026

Abstract

Il presente lavoro di dottorato, finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e del programma NextGenerationEU, affronta la transizione del settore moda italiano verso modelli produttivi circolari, focalizzandosi sulla gestione degli scarti tessili pre-consumo (nella normativa italiana: post-industriali). Il settore è caratterizzato da una catena del valore globale e da notevoli impatti ambientali e sociali, il cui modello dominante — la fast fashion — è oggi messo in discussione dall’emergere di movimenti grassroots che promuovono la sostenibilità e la durabilità del prodotto. L’indagine, condotta nel contesto del partenariato esteso MICS, analizza la filiera tessile-abbigliamento-moda (TAM) italiana, evidenziando un sistema eterogeneo nella gestione della circolarità, in cui le aziende a monte mostrano pratiche più strutturate rispetto a quelle a valle. Adottando un approccio zero waste e concettualizzando gli scarti di taglio come negative spaces, lo studio identifica la fase di taglio del tessuto come il principale punto critico a causa dell’elevata generazione di residui difficili da recuperare. L’analisi del quadro normativo europeo e i risultati della mappatura qualitativa (25 interviste semistrutturate) confermano la necessità prioritaria di strategie di prevenzione in questa fase, in particolare attraverso il design for zero waste e l’adozione di modelli produttivi flessibili. Su questa base, si sviluppa una sperimentazione progettuale che, unendo l’esperienza maturata presso l’Università degli Studi di Firenze e la Swedish School of Textiles di Borås, enfatizza l’importanza di metodologie ibride (digitali e manuali) per la progettazione circolare. La ricerca, inserita nel progetto nazionale Re-Waste, mira a identificare strategie design-driven per la valorizzazione degli scarti pre-consumo e a riflettere sul ruolo sociale e politico dei designer nel promuovere il cambiamento sostenibile. Il lavoro esplora il potenziale trasformativo dello scarto, concettualizzato come spazio negativo — categoria mutuata dalle arti visive e applicata ai residui del processo di taglio — sollevando questioni metodologiche su come i designer possano ridefinire il valore di tali residui e portarli dall’invisibilità alla visibilità. In linea con l’approccio olistico e practice-based, la ricerca riconosce la pratica manuale come modalità critica di produzione di conoscenza, riconoscendo negli scarti i contenitori del know-how e della memoria della filiera — un valore latente che il fashion hacking (Von Busch, 2014) propone di attivare attraverso pratiche progettuali sovversive. La ricerca conclude che è necessario un ripensamento sistemico e culturale, che coinvolga i designer per trasformare lo scarto in risorsa progettuale. Sul piano formativo, propone l’integrazione del tradizionale saper fare artigianale con le competenze richieste dalla doppia transizione digitale e sostenibile, imostrando come l’adozione di metodologie ibride sia essenziale per formare figure professionali con una visione olistica, promuovendo un approccio produttivo più competitivo e circolare. ---- This doctoral research, funded under the National Recovery and Resilience Plan (PNRR) and the NextGenerationEU programme, addresses the transition of the Italian fashion sector towards circular production models, with a focus on the management of pre-consumer textile waste (referred to as post-industrial waste in Italian regulations). The sector is characterised by a global value chain and considerable environmental and social impacts, whose dominant model — fast fashion — is today being challenged by the emergence of grassroots movements advocating for sustainability and product durability. The investigation, conducted within the MICS extended partnership, analyses the Italian textile-clothing-fashion (TAM) supply chain, revealing a heterogeneous system in the management of circularity, in which upstream companies demonstrate more structured practices than those operating downstream. Adopting a zero-waste approach and conceptualising cutting remnants as negative spaces, the study identifies the fabric cutting phase as the primary critical point due to the high generation of hard-to-recover residues. The analysis of the European regulatory framework and the results of the qualitative mapping (25 semi-structured interviews) confirm the priority need for prevention strategies at this stage, particularly through design for zero waste and the adoption of flexible production models. On this basis, a design experimentation was developed that, drawing on experiences gained at the University of Florence and the Swedish School of Textiles in Borås, emphasises the importance of hybrid methodologies (digital and manual) for circular design. The research, embedded in the national Re-Waste project, aims to identify design-driven strategies for the valorisation of pre-consumer waste and to reflect on the social and political role of designers in promoting sustainable change. The work explores the transformative potential of waste, conceptualised as negative space — a category drawn from the visual arts and applied here to the residues of the cutting process — raising methodological questions about how designers can redefine the value of such materials and bring them from invisibility to visibility. In line with the holistic and practice-based approach, the research recognises manual practice as a critical mode of knowledge production, identifying waste as a container of the supply chain’s knowhow and memory — a latent value that fashion hacking (Von Busch, 2014) proposes to activate through subversive design practices. The research concludes that a systemic and cultural rethinking is urgently needed, engaging designers to transform waste into a design resource. In terms of education, it proposes integrating traditional craft know-how with the competencies required by the dual digital and sustainable transition, demonstrating that the adoption of hybrid methodologies is essential for training professionals with a holistic vision and promoting a more competitive and circular production model.
2026
Elisabetta Cianfanelli, Paolo Franzo
ITALIA
Goal 4: Quality education
Goal 12: Responsible consumption and production
Goal 9: Industry, Innovation, and Infrastructure
Maria Antonia Salomè
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Descrizione: Tesi di dottorato, 38 ciclo PNRR, curriculum Design
Tipologia: Tesi di dottorato
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