Il libro affronta il tema dei diritti fondamentali nelle Costituzioni del Novecento, ma soprattutto la questione della capacità di quelle Costituzioni di riconoscere e integrare i diritti futuri. Per rispondere a domande di tale portata l’A. attinge largamente alla storia. Non una giustapposizione meramente erudita, ma un continuo dialogo con il passato che coglie la genesi dei testi costituzionali e la loro re-interpretabilità nel solco del dinamismo originario. L’approccio dell’A. è dunque di lungo periodo, cioè dalla prospettiva di una interpretazione «storicamente informata» e comparativa, in particolare con Francia e Germania. Ossia gli altri due Paesi che contestualmente tra il 1945 e il 1949 intraprendono il percorso costituente e che condividono con l’Italia il principio personalista. Le tre esperienze costituzionali, in Paesi segnati dall’annientamento della dignità umana, hanno un comune denominatore: il “ritorno al diritto di natura”, nonostante l’uso disinvolto che ne aveva fatto il regime nazista e i lati oscuri del pensiero cattolico. Si tratta, però, di un giusnaturalismo in senso largo che non opera a priori, cadendo in una sorta di determinismo di contenuti dei diritti fondamentali. Piuttosto, è un diritto di natura che segue e si adegua alle circostanze, alla concreta dimensione storica. Ed è un diritto di natura convertito nel pensiero cattolico dall’organicismo corporativo al riconoscimento delle formazioni sociali in funzione anti-totalitaria. La comune matrice giusnaturalistica porta in primo piano la preminenza e la centralità della persona umana anche nella sua proiezione sociale e relazionale, dunque, nelle comunità originarie anteriori allo Stato o oltre lo Stato, come avviene nelle nuove comunità digitali. La prestatualità dei diritti della persona umana chiude le porte alla teoria dei diritti riflessi e alla statolatria, collocando la dignità umana al di sopra dello Stato. Il titolo del libro indica esattamente un punto fondamentale del costituzionalismo europeo del dopoguerra che si edifica sulla centralità della persona, e quindi sulla dignità e i diritti, che ha trovato le radici teoriche nel personalismo combinato con un rinnovato giusnaturalismo. L’approccio personalista ai diritti fondamentali non vuole essere per l’A. un discorso bello ma poco concreto. All’opposto, la profondità storica, il guardare indietro, fa riconoscere la Costituzione-cornice che delimita il nocciolo duro che continua ad orientarci, facendoci riconoscere la strada da percorrere. Ed è, per l’A., il principio personalista la porta d’ingresso dei nuovi diritti della persona, nella sua dimensione sociale e relazionale, meritevoli di riconoscimento costituzionale. (Recensione di Monica Stronati pubblicata sul Giornale di Storia Costituzionale n. 49/ 2025)

Personalismo vivente. Origini ed evoluzione dell’idea personalista dei diritti fondamentali / caterina edoardo. - STAMPA. - (2023).

Personalismo vivente. Origini ed evoluzione dell’idea personalista dei diritti fondamentali

caterina edoardo
2023

Abstract

Il libro affronta il tema dei diritti fondamentali nelle Costituzioni del Novecento, ma soprattutto la questione della capacità di quelle Costituzioni di riconoscere e integrare i diritti futuri. Per rispondere a domande di tale portata l’A. attinge largamente alla storia. Non una giustapposizione meramente erudita, ma un continuo dialogo con il passato che coglie la genesi dei testi costituzionali e la loro re-interpretabilità nel solco del dinamismo originario. L’approccio dell’A. è dunque di lungo periodo, cioè dalla prospettiva di una interpretazione «storicamente informata» e comparativa, in particolare con Francia e Germania. Ossia gli altri due Paesi che contestualmente tra il 1945 e il 1949 intraprendono il percorso costituente e che condividono con l’Italia il principio personalista. Le tre esperienze costituzionali, in Paesi segnati dall’annientamento della dignità umana, hanno un comune denominatore: il “ritorno al diritto di natura”, nonostante l’uso disinvolto che ne aveva fatto il regime nazista e i lati oscuri del pensiero cattolico. Si tratta, però, di un giusnaturalismo in senso largo che non opera a priori, cadendo in una sorta di determinismo di contenuti dei diritti fondamentali. Piuttosto, è un diritto di natura che segue e si adegua alle circostanze, alla concreta dimensione storica. Ed è un diritto di natura convertito nel pensiero cattolico dall’organicismo corporativo al riconoscimento delle formazioni sociali in funzione anti-totalitaria. La comune matrice giusnaturalistica porta in primo piano la preminenza e la centralità della persona umana anche nella sua proiezione sociale e relazionale, dunque, nelle comunità originarie anteriori allo Stato o oltre lo Stato, come avviene nelle nuove comunità digitali. La prestatualità dei diritti della persona umana chiude le porte alla teoria dei diritti riflessi e alla statolatria, collocando la dignità umana al di sopra dello Stato. Il titolo del libro indica esattamente un punto fondamentale del costituzionalismo europeo del dopoguerra che si edifica sulla centralità della persona, e quindi sulla dignità e i diritti, che ha trovato le radici teoriche nel personalismo combinato con un rinnovato giusnaturalismo. L’approccio personalista ai diritti fondamentali non vuole essere per l’A. un discorso bello ma poco concreto. All’opposto, la profondità storica, il guardare indietro, fa riconoscere la Costituzione-cornice che delimita il nocciolo duro che continua ad orientarci, facendoci riconoscere la strada da percorrere. Ed è, per l’A., il principio personalista la porta d’ingresso dei nuovi diritti della persona, nella sua dimensione sociale e relazionale, meritevoli di riconoscimento costituzionale. (Recensione di Monica Stronati pubblicata sul Giornale di Storia Costituzionale n. 49/ 2025)
2023
caterina edoardo
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