La ricerca indaga l'antica cultura dell'acqua e la centralità di quest'ultima che, legata al suo approvvigionamento, uso e gestione, ha visto nella storia, dai tempi più remoti ai contemporanei, un fortissimo legame all'architettura, attraverso la quale si manifestava secondo forme e destinazioni d'uso differenziate. Le architetture dell'acqua divengono così, nel corso dei secoli, infrastrutture ed elementi centrali per la progettazione urbanistica e territoriale e sistemi architettonici di diletto e completamento alle forme più ricercate di composizione. Da una prima distinzione tipologico-funzionale, si individuano declinazioni concrete di quest'ultime, nei casi più felici e raffinati di dialogo tra artificio e natura, attraverso la loro destinazione d'uso: si parla quindi di architetture della delizia e architetture dell'utile. Nella disciplina storica il primo caso trova una fortuna storiografica più articolata, trattandosi di una tipologia "anticamente privilegiata" e di maggiore riscontro culturale. Il tema dell'utile si introduce nella letteratura con indagini a partire dagli anni Settanta, quando comincia a trasformarsi il pensiero teorico e operativo nei confronti delle cosiddette "architetture senza architetto", che nonostante la loro accezione qualitativa "minore", sono comunque portatrici di un valore di civiltà e cultura. In merito la Carta di Venezia concretizza questa nuova istanza e consapevolezza nella conoscenza e tutela del patrimonio storico costruito, confermandoci come negli ultimi cinquant'anni, anche tramite aggiornamenti ministeriali, le tipologie architettoniche in diritto oggi di tutela, ma confinate nel sistema dei beni culturali non pienamente identificati nella prassi conservativa e restaurativa, necessitino di una salvaguardia e valorizzazione. L'indagine teorica nel corso dei secoli ha trovato riferimento in figure professionali e campi di ricerca specifici: pensiamo all'architetto, all'archeologo, all'ingegnere, al paesaggista, all'antropologo, al sociologo e altri ancora, figure che hanno dato il loro contributo scientifico ed operativo scandagliando aspetti differenziati e caratteristici delle architetture dell'acqua. A partire dai vari filoni di ricerca, si intendono approfondire casi studio che meglio raccontino l'interdisciplinarietà, di come le varie scienze si trovino intrecciate nella realizzazione delle architetture, nel loro stato dell'arte e nel loro funzionamento, passato e odierno. Il tema si interroga poi su una categoria architettonica ben precisa, che negli ultimi anni sta vedendo forme di tutela e valorizzazione differenziate, ma che presenta ancora difficoltà di chiara conservazione. L'indagine guarda quindi all'opificio idraulico, antica “macchina” molitoria produttiva che ha costituito un elemento di grande innovazione nell’ambito tecnologico, economico e sociale; trattasi di testimonianze fisiche di una storia antropologica e paesaggistica dei luoghi, delle diverse vicissitudini storiche e di come tali infrastrutture idriche siano state responsabili di sviluppo nelle varie epoche che le hanno vissute. Oggi però la loro definizione e affermazione all'interno del patrimonio culturale non avviene in modo esplicito, di fatto senza una vera comprensione delle cause che hanno portato questa tipologia, e in generale, le architetture cosiddette "secondarie" ad un programma di tutela e valorizzazione. La loro salvaguardia risulta quindi un tema quanto più delicato e complesso, considerando una conservazione nel presente e futuro, che cerchi di mantenere il manufatto quanto più autentico, sotto la guida operativa del restauro architettonico. L'attività restaurativa si muove in questo caso con forte interdisciplinarietà, definendo dialoghi e metodologie diversificate, atte ad un restauro conforme, conservativo e contemporaneo allo tempo stesso, sapiente e consapevole. / The research investigates the ancient culture of water and its central role throughout history. Closely linked to its supply, use, and management, water has maintained, from the earliest civilizations to the present day, a profound relationship with architecture, through which it has been expressed in a wide variety of forms and functions. Over the centuries, water architecture has evolved into a fundamental component of urban and territorial planning, serving both as essential infrastructure and as an architectural system capable of enriching and complementing the most sophisticated compositional schemes. From an initial typological and functional distinction, two principal categories emerge according to their intended purpose: architectures of delight and architectures of utility. These represent the most accomplished and refined expressions of the dialogue between nature and human intervention. Within historical scholarship, the first category has received far greater historiographical attention, as it belongs to a traditionally privileged architectural typology with stronger cultural recognition. By contrast, the study of utilitarian architecture only began to gain prominence from the 1970s onward, when both theoretical and practical approaches toward the so-called architecture without architects underwent a significant transformation. Although long regarded as a "minor" form of architecture, these structures are now increasingly acknowledged as important expressions of cultural identity and civilizational heritage. In this context, the Venice Charter marked a decisive step in promoting a renewed awareness of the knowledge, conservation, and protection of the historic built environment. Over the past fifty years, further developments in heritage legislation and ministerial guidelines have progressively expanded the range of architectural typologies considered worthy of protection. Nevertheless, many of these structures remain only partially recognized within the broader framework of cultural heritage and continue to receive insufficient attention in conservation and restoration practice, highlighting the need for more effective strategies of safeguarding and enhancement. Throughout history, research on water architecture has drawn upon the expertise of a wide range of disciplines and professional figures, including architects, archaeologists, engineers, landscape architects, anthropologists, sociologists, and many others. Each has contributed distinctive scientific and methodological perspectives, exploring different aspects of water architecture and enriching our understanding of its historical, technical, and cultural significance. Building upon these diverse strands of research, this study examines a selection of case studies that best illustrate the inherently interdisciplinary nature of water architecture, demonstrating how multiple fields of knowledge converge in its conception, construction, operation, historical development, and present-day condition. The research then focuses on a specific architectural category that, although increasingly the subject of conservation and enhancement initiatives, continues to face significant challenges in terms of its recognition and preservation: the hydraulic mill. As an early productive machine powered by water, the hydraulic mill represented a major technological, economic, and social innovation. These structures constitute tangible evidence of the anthropological and landscape history of places, reflecting the historical transformations of local communities and the decisive role that water infrastructure has played in fostering development across different periods. Despite their historical and cultural significance, hydraulic mills are still not explicitly recognized within the broader framework of cultural heritage. Consequently, there remains limited understanding of the reasons why this architectural typology—and, more broadly, so-called secondary architecture—has yet to achieve full integration into heritage conservation and enhancement policies. Their preservation therefore represents a particularly complex and sensitive challenge. Conservation strategies must address both present and future needs while preserving the authenticity of these structures, guided by the principles and methodologies of architectural conservation and restoration. In this context, restoration practice is inherently interdisciplinary, fostering dialogue among different fields of expertise and integrating diverse methodologies to achieve interventions that are at once consistent with conservation principles, responsive to contemporary needs, and guided by a rigorous, informed, and critically aware approach.

Conoscenza e conservazione delle architetture dell’acqua. Opifici idraulici in Toscana fra memoria, gestione e valorizzazione / Anna Laura Petracci. - (2026).

Conoscenza e conservazione delle architetture dell’acqua. Opifici idraulici in Toscana fra memoria, gestione e valorizzazione

Anna Laura Petracci
2026

Abstract

La ricerca indaga l'antica cultura dell'acqua e la centralità di quest'ultima che, legata al suo approvvigionamento, uso e gestione, ha visto nella storia, dai tempi più remoti ai contemporanei, un fortissimo legame all'architettura, attraverso la quale si manifestava secondo forme e destinazioni d'uso differenziate. Le architetture dell'acqua divengono così, nel corso dei secoli, infrastrutture ed elementi centrali per la progettazione urbanistica e territoriale e sistemi architettonici di diletto e completamento alle forme più ricercate di composizione. Da una prima distinzione tipologico-funzionale, si individuano declinazioni concrete di quest'ultime, nei casi più felici e raffinati di dialogo tra artificio e natura, attraverso la loro destinazione d'uso: si parla quindi di architetture della delizia e architetture dell'utile. Nella disciplina storica il primo caso trova una fortuna storiografica più articolata, trattandosi di una tipologia "anticamente privilegiata" e di maggiore riscontro culturale. Il tema dell'utile si introduce nella letteratura con indagini a partire dagli anni Settanta, quando comincia a trasformarsi il pensiero teorico e operativo nei confronti delle cosiddette "architetture senza architetto", che nonostante la loro accezione qualitativa "minore", sono comunque portatrici di un valore di civiltà e cultura. In merito la Carta di Venezia concretizza questa nuova istanza e consapevolezza nella conoscenza e tutela del patrimonio storico costruito, confermandoci come negli ultimi cinquant'anni, anche tramite aggiornamenti ministeriali, le tipologie architettoniche in diritto oggi di tutela, ma confinate nel sistema dei beni culturali non pienamente identificati nella prassi conservativa e restaurativa, necessitino di una salvaguardia e valorizzazione. L'indagine teorica nel corso dei secoli ha trovato riferimento in figure professionali e campi di ricerca specifici: pensiamo all'architetto, all'archeologo, all'ingegnere, al paesaggista, all'antropologo, al sociologo e altri ancora, figure che hanno dato il loro contributo scientifico ed operativo scandagliando aspetti differenziati e caratteristici delle architetture dell'acqua. A partire dai vari filoni di ricerca, si intendono approfondire casi studio che meglio raccontino l'interdisciplinarietà, di come le varie scienze si trovino intrecciate nella realizzazione delle architetture, nel loro stato dell'arte e nel loro funzionamento, passato e odierno. Il tema si interroga poi su una categoria architettonica ben precisa, che negli ultimi anni sta vedendo forme di tutela e valorizzazione differenziate, ma che presenta ancora difficoltà di chiara conservazione. L'indagine guarda quindi all'opificio idraulico, antica “macchina” molitoria produttiva che ha costituito un elemento di grande innovazione nell’ambito tecnologico, economico e sociale; trattasi di testimonianze fisiche di una storia antropologica e paesaggistica dei luoghi, delle diverse vicissitudini storiche e di come tali infrastrutture idriche siano state responsabili di sviluppo nelle varie epoche che le hanno vissute. Oggi però la loro definizione e affermazione all'interno del patrimonio culturale non avviene in modo esplicito, di fatto senza una vera comprensione delle cause che hanno portato questa tipologia, e in generale, le architetture cosiddette "secondarie" ad un programma di tutela e valorizzazione. La loro salvaguardia risulta quindi un tema quanto più delicato e complesso, considerando una conservazione nel presente e futuro, che cerchi di mantenere il manufatto quanto più autentico, sotto la guida operativa del restauro architettonico. L'attività restaurativa si muove in questo caso con forte interdisciplinarietà, definendo dialoghi e metodologie diversificate, atte ad un restauro conforme, conservativo e contemporaneo allo tempo stesso, sapiente e consapevole. / The research investigates the ancient culture of water and its central role throughout history. Closely linked to its supply, use, and management, water has maintained, from the earliest civilizations to the present day, a profound relationship with architecture, through which it has been expressed in a wide variety of forms and functions. Over the centuries, water architecture has evolved into a fundamental component of urban and territorial planning, serving both as essential infrastructure and as an architectural system capable of enriching and complementing the most sophisticated compositional schemes. From an initial typological and functional distinction, two principal categories emerge according to their intended purpose: architectures of delight and architectures of utility. These represent the most accomplished and refined expressions of the dialogue between nature and human intervention. Within historical scholarship, the first category has received far greater historiographical attention, as it belongs to a traditionally privileged architectural typology with stronger cultural recognition. By contrast, the study of utilitarian architecture only began to gain prominence from the 1970s onward, when both theoretical and practical approaches toward the so-called architecture without architects underwent a significant transformation. Although long regarded as a "minor" form of architecture, these structures are now increasingly acknowledged as important expressions of cultural identity and civilizational heritage. In this context, the Venice Charter marked a decisive step in promoting a renewed awareness of the knowledge, conservation, and protection of the historic built environment. Over the past fifty years, further developments in heritage legislation and ministerial guidelines have progressively expanded the range of architectural typologies considered worthy of protection. Nevertheless, many of these structures remain only partially recognized within the broader framework of cultural heritage and continue to receive insufficient attention in conservation and restoration practice, highlighting the need for more effective strategies of safeguarding and enhancement. Throughout history, research on water architecture has drawn upon the expertise of a wide range of disciplines and professional figures, including architects, archaeologists, engineers, landscape architects, anthropologists, sociologists, and many others. Each has contributed distinctive scientific and methodological perspectives, exploring different aspects of water architecture and enriching our understanding of its historical, technical, and cultural significance. Building upon these diverse strands of research, this study examines a selection of case studies that best illustrate the inherently interdisciplinary nature of water architecture, demonstrating how multiple fields of knowledge converge in its conception, construction, operation, historical development, and present-day condition. The research then focuses on a specific architectural category that, although increasingly the subject of conservation and enhancement initiatives, continues to face significant challenges in terms of its recognition and preservation: the hydraulic mill. As an early productive machine powered by water, the hydraulic mill represented a major technological, economic, and social innovation. These structures constitute tangible evidence of the anthropological and landscape history of places, reflecting the historical transformations of local communities and the decisive role that water infrastructure has played in fostering development across different periods. Despite their historical and cultural significance, hydraulic mills are still not explicitly recognized within the broader framework of cultural heritage. Consequently, there remains limited understanding of the reasons why this architectural typology—and, more broadly, so-called secondary architecture—has yet to achieve full integration into heritage conservation and enhancement policies. Their preservation therefore represents a particularly complex and sensitive challenge. Conservation strategies must address both present and future needs while preserving the authenticity of these structures, guided by the principles and methodologies of architectural conservation and restoration. In this context, restoration practice is inherently interdisciplinary, fostering dialogue among different fields of expertise and integrating diverse methodologies to achieve interventions that are at once consistent with conservation principles, responsive to contemporary needs, and guided by a rigorous, informed, and critically aware approach.
2026
Maurizio De Vita
ITALIA
Anna Laura Petracci
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