Il contributo analizza pratiche artistiche di riscrittura e manipolazione dell’immagine dagli anni Settanta a oggi, focalizzandosi su opere che intrecciano testo e immagine in una complessa stratificazione semantica e mediale. A partire dall’analisi del lavoro di Ken Aptekar, che reinterpreta un dipinto di Boucher sovrapponendovi un vetro sabbiato con un testo autobiografico, si riflette sul dialogo tra memoria soggettiva e storia collettiva. Il percorso si sviluppa attraverso la serie Women of Allah di Shirin Neshat, dove fotografia e calligrafia si fondono per indagare la condizione femminile nell’Islam post-rivoluzionario, e prosegue con Measures of Distance di Mona Hatoum e Woman Behind Mashrabiya di Susan Hefuna, in cui scrittura e immagine evocano distanza, intimità e segregazione. Seguono le opere di Roberto Malquori e Avery Singer, in cui la scrittura agisce come filtro e veicolo di soggettività. L’indagine evidenzia il ruolo cruciale della cultura visuale e dell’intermedialità nell’attivazione dello sguardo e nella costruzione di un’immagine ‘civile’, in cui estetico e politico si intrecciano. Il velo, la parola, la luce e l’ombra diventano dispositivi narrativi ed ermeneutici per esplorare identità, memoria e resistenza. This contribution analyses artistic practices of rewriting and manipulating images from the 1970s to the present day, focusing on works that intertwine text and image in a complex semantic and medial stratification. Starting with an analysis of Ken Aptekar’s work, which reinterprets a painting by Boucher by superimposing a sandblasted glass with an autobiographical text, the article reflects on the dialogue between subjective memory and collective history. The essay continues with Shirin Neshat’s series Women of Allah, where photography and calligraphy merge to investigate the condition of women in post-revolutionary Islam, and continues with Mona Hatoum’s Measures of Distance and Susan Hefuna’s Woman Behind Mashrabiya, in which writing and image evoke distance, intimacy and segregation. These are followed by works by Roberto Malquori and Avery Singer, in which writing acts as a filter and vehicle for subjectivity. The investigation highlights the crucial role of visual culture and intermediality in activating the gaze and constructing a ‘civil’ image, in which the aesthetic and the political intertwine. The veil, the word, light and shadow become narrative and hermeneutic devices for exploring identity, memory and resistance.
Speaking in the most unspeakable way: pratiche di riscrittura e manipolazione delle immagini dagli anni Settanta a oggi / Giorgio Bacci. - In: ARABESCHI. - ISSN 2282-0876. - ELETTRONICO. - 25:(2025), pp. 95-108.
Speaking in the most unspeakable way: pratiche di riscrittura e manipolazione delle immagini dagli anni Settanta a oggi
Giorgio Bacci
2025
Abstract
Il contributo analizza pratiche artistiche di riscrittura e manipolazione dell’immagine dagli anni Settanta a oggi, focalizzandosi su opere che intrecciano testo e immagine in una complessa stratificazione semantica e mediale. A partire dall’analisi del lavoro di Ken Aptekar, che reinterpreta un dipinto di Boucher sovrapponendovi un vetro sabbiato con un testo autobiografico, si riflette sul dialogo tra memoria soggettiva e storia collettiva. Il percorso si sviluppa attraverso la serie Women of Allah di Shirin Neshat, dove fotografia e calligrafia si fondono per indagare la condizione femminile nell’Islam post-rivoluzionario, e prosegue con Measures of Distance di Mona Hatoum e Woman Behind Mashrabiya di Susan Hefuna, in cui scrittura e immagine evocano distanza, intimità e segregazione. Seguono le opere di Roberto Malquori e Avery Singer, in cui la scrittura agisce come filtro e veicolo di soggettività. L’indagine evidenzia il ruolo cruciale della cultura visuale e dell’intermedialità nell’attivazione dello sguardo e nella costruzione di un’immagine ‘civile’, in cui estetico e politico si intrecciano. Il velo, la parola, la luce e l’ombra diventano dispositivi narrativi ed ermeneutici per esplorare identità, memoria e resistenza. This contribution analyses artistic practices of rewriting and manipulating images from the 1970s to the present day, focusing on works that intertwine text and image in a complex semantic and medial stratification. Starting with an analysis of Ken Aptekar’s work, which reinterprets a painting by Boucher by superimposing a sandblasted glass with an autobiographical text, the article reflects on the dialogue between subjective memory and collective history. The essay continues with Shirin Neshat’s series Women of Allah, where photography and calligraphy merge to investigate the condition of women in post-revolutionary Islam, and continues with Mona Hatoum’s Measures of Distance and Susan Hefuna’s Woman Behind Mashrabiya, in which writing and image evoke distance, intimacy and segregation. These are followed by works by Roberto Malquori and Avery Singer, in which writing acts as a filter and vehicle for subjectivity. The investigation highlights the crucial role of visual culture and intermediality in activating the gaze and constructing a ‘civil’ image, in which the aesthetic and the political intertwine. The veil, the word, light and shadow become narrative and hermeneutic devices for exploring identity, memory and resistance.| File | Dimensione | Formato | |
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