Mario Salmi nella sua monografia sulle chiese romaniche della Toscana (1961) considera la collegiata di Sant’Agata ‘decisamente duecentesca’ e si limita a un cenno sul parziale rinnovamento delle archeggiature di facciata. Daniele Negri, riprendendo l’argomento in un volume del 1978, ritiene la chiesa completamente rinnovata nel XIX secolo. Non sorprende che il doppio ripristino di Sant’Agata potesse provocare un certo disorientamento nella storiografia. Con il restauro di Giuseppe Partini (1882-1883) furono smantellate le modificazioni dell’interno, culminate con l’intervento settecentesco, per creare nelle pareti una dominante dicromia dipinta su intonaco, che richiamava non solo il duomo di Siena, ma anche precedenti di piccola mole come l’eremo di Montespecchio. Negli anni cinquanta del XX secolo un ulteriore restauro elimina la dicromia partiniana, decorticando le pareti e portando a vista il paramento lapideo. Tale intento fu perseguito tra non poche difficoltà operative, anche per le disomogeneità del paramento dovute a interventi che, nel tempo, collocarono alcuni altari all’interno di nicchie ricavate in rottura di muro. Dei due restauri, attuati in nome della presunta preminenza o coerenza di taluni caratteri, il contributo mette in luce gli aspetti contraddittori, soffermandosi altresì sulle metodiche di intervento che hanno generato compromessi ed esiti di bassa qualità architettonica. Mario Salmi, in his monograph on the Romanesque churches of Tuscany (1961), considers the collegiate church of Sant’Agata to be ‘decidedly thirteenth-century’, mentioning only the partial renewal of the façade arcading. Daniele Negri, returning to the subject in a 1978 volume, argues that the church was completely renovated in the nineteenth century. It is hardly surprising that the two successive restorations of Sant’Agata should have caused some uncertainty in the historiography. During Giuseppe Partini’s restoration (1882–1883), the alterations to the interior, culminating in the eighteenth-century intervention, were removed, and the walls were given a predominantly painted two-tone scheme on plaster, recalling not only Siena Cathedral but also smaller precedents such as the hermitage of Montespecchio. In the 1950s, a further restoration removed Partini’s two-tone scheme, stripping the walls of their plaster to expose the stonework. This aim was pursued despite considerable practical difficulties, not least because of the irregularities in the masonry caused by earlier interventions, which had inserted several altars into niches cut into the walls. The paper highlights the contradictions inherent in these two restorations, both undertaken in the name of the presumed pre-eminence or coherence of particular architectural features. It also examines the intervention methods that resulted in compromises and outcomes of limited architectural quality.

Sant’Agata ad Asciano tra XIX e XX secolo. Due ripristini per una chiesa / Pietro Matracchi, Valerio D'Andraia. - STAMPA. - 4 collana HeRMeS. Heritage, Restauro Materia e Storia:(2026), pp. 179-188. [10.48255/9788891333353]

Sant’Agata ad Asciano tra XIX e XX secolo. Due ripristini per una chiesa

Pietro Matracchi;Valerio D'Andraia
2026

Abstract

Mario Salmi nella sua monografia sulle chiese romaniche della Toscana (1961) considera la collegiata di Sant’Agata ‘decisamente duecentesca’ e si limita a un cenno sul parziale rinnovamento delle archeggiature di facciata. Daniele Negri, riprendendo l’argomento in un volume del 1978, ritiene la chiesa completamente rinnovata nel XIX secolo. Non sorprende che il doppio ripristino di Sant’Agata potesse provocare un certo disorientamento nella storiografia. Con il restauro di Giuseppe Partini (1882-1883) furono smantellate le modificazioni dell’interno, culminate con l’intervento settecentesco, per creare nelle pareti una dominante dicromia dipinta su intonaco, che richiamava non solo il duomo di Siena, ma anche precedenti di piccola mole come l’eremo di Montespecchio. Negli anni cinquanta del XX secolo un ulteriore restauro elimina la dicromia partiniana, decorticando le pareti e portando a vista il paramento lapideo. Tale intento fu perseguito tra non poche difficoltà operative, anche per le disomogeneità del paramento dovute a interventi che, nel tempo, collocarono alcuni altari all’interno di nicchie ricavate in rottura di muro. Dei due restauri, attuati in nome della presunta preminenza o coerenza di taluni caratteri, il contributo mette in luce gli aspetti contraddittori, soffermandosi altresì sulle metodiche di intervento che hanno generato compromessi ed esiti di bassa qualità architettonica. Mario Salmi, in his monograph on the Romanesque churches of Tuscany (1961), considers the collegiate church of Sant’Agata to be ‘decidedly thirteenth-century’, mentioning only the partial renewal of the façade arcading. Daniele Negri, returning to the subject in a 1978 volume, argues that the church was completely renovated in the nineteenth century. It is hardly surprising that the two successive restorations of Sant’Agata should have caused some uncertainty in the historiography. During Giuseppe Partini’s restoration (1882–1883), the alterations to the interior, culminating in the eighteenth-century intervention, were removed, and the walls were given a predominantly painted two-tone scheme on plaster, recalling not only Siena Cathedral but also smaller precedents such as the hermitage of Montespecchio. In the 1950s, a further restoration removed Partini’s two-tone scheme, stripping the walls of their plaster to expose the stonework. This aim was pursued despite considerable practical difficulties, not least because of the irregularities in the masonry caused by earlier interventions, which had inserted several altars into niches cut into the walls. The paper highlights the contradictions inherent in these two restorations, both undertaken in the name of the presumed pre-eminence or coherence of particular architectural features. It also examines the intervention methods that resulted in compromises and outcomes of limited architectural quality.
2026
«L’ERMA» di BRETSCHNEIDER
Andrea Pane, Renata Picone, Emanuele Romeo, Valentina Russo (a cura di)
Restauro tra ricerca e militanza. Studi in onore di Stella Casiello
179
188
Pietro Matracchi; Valerio D'Andraia
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