Pubblicato in occasione della mostra Parthenope. La Sirena e la città, ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 3 aprile al 12 luglio 2026, il volume esplora il lungo e straordinario rapporto tra la figura mitica della Sirena Parthenope e la storia della città di Napoli. Il contributo ripercorre la presenza della Sirena nell’immaginario cinematografico, individuando due torsioni del desiderio storicamente radicate. Nel cinema muto, privata della voce, la Sirena si fa figura eminentemente visiva: dall’apparizione ornamentale e illusionistica di La Sirène di Georges Méliès (1904) al diva film italiano, dove Leda Gys (La regina di Marechiaro), Francesca Bertini (La piovra, La serpe) e la Rosè Angione di Elvira Notari (‘A Santanotte) incarnano una femminilità moderna, sospesa tra seduzione e rovina, che registra i conflitti di genere aperti dalla modernità. Con il sonoro il rapporto si rovescia: in Ulisse di Mario Camerini (1954) e nell’Odissea televisiva di Franco Rossi (1968) il canto ritorna ma il corpo delle Sirene scompare, e al centro torna l’eroe maschile. Il percorso si chiude sulle riemersioni di Partenope nel cinema napoletano contemporaneo (Martone, Capuano, Sorrentino) e, sulla scorta di Adriana Cavarero, propone di leggere la Sirena come figura di una soggettivazione ancora incompiuta. Published on the occasion of the exhibition *Partenope. La Sirena e la città* (Parthenope: The Siren and the City)—hosted at the National Archaeological Museum of Naples from April 3 to July 12, 2026—this volume explores the long and extraordinary relationship between the mythical figure of the Siren Parthenope and the history of the city of Naples. The essay traces the figure of the Siren in the cinematic imagination, identifying two historically grounded “twists” of desire. In silent cinema, deprived of her voice, the Siren becomes an eminently visual figure: from the ornamental, illusionistic apparition of Georges Méliès’s La Sirène (1904) to the Italian diva film, where Leda Gys (La regina di Marechiaro), Francesca Bertini (La piovra, La serpe) and Elvira Notari’s Rosè Angione (‘A Santanotte) embody a modern femininity poised between seduction and ruin, registering the gender conflicts opened up by modernity. With sound the relationship is reversed: in Mario Camerini’s Ulisse (1954) and Franco Rossi’s television Odissea (1968) the song returns but the Sirens’ bodies disappear, and the male hero regains centre stage. The essay closes with the re-emergence of Parthenope in contemporary Neapolitan cinema (Martone, Capuano, Sorrentino) and, drawing on Adriana Cavarero, proposes reading the Siren as a figure of a still unfinished process of subjectivation.
Sirene cinematografiche: derive del desiderio tra muto e sonoro / Annarita Susy Fontanella, Anna Masecchia. - STAMPA. - (2026), pp. 228-239.
Sirene cinematografiche: derive del desiderio tra muto e sonoro
Annarita Susy Fontanella;Anna Masecchia
2026
Abstract
Pubblicato in occasione della mostra Parthenope. La Sirena e la città, ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 3 aprile al 12 luglio 2026, il volume esplora il lungo e straordinario rapporto tra la figura mitica della Sirena Parthenope e la storia della città di Napoli. Il contributo ripercorre la presenza della Sirena nell’immaginario cinematografico, individuando due torsioni del desiderio storicamente radicate. Nel cinema muto, privata della voce, la Sirena si fa figura eminentemente visiva: dall’apparizione ornamentale e illusionistica di La Sirène di Georges Méliès (1904) al diva film italiano, dove Leda Gys (La regina di Marechiaro), Francesca Bertini (La piovra, La serpe) e la Rosè Angione di Elvira Notari (‘A Santanotte) incarnano una femminilità moderna, sospesa tra seduzione e rovina, che registra i conflitti di genere aperti dalla modernità. Con il sonoro il rapporto si rovescia: in Ulisse di Mario Camerini (1954) e nell’Odissea televisiva di Franco Rossi (1968) il canto ritorna ma il corpo delle Sirene scompare, e al centro torna l’eroe maschile. Il percorso si chiude sulle riemersioni di Partenope nel cinema napoletano contemporaneo (Martone, Capuano, Sorrentino) e, sulla scorta di Adriana Cavarero, propone di leggere la Sirena come figura di una soggettivazione ancora incompiuta. Published on the occasion of the exhibition *Partenope. La Sirena e la città* (Parthenope: The Siren and the City)—hosted at the National Archaeological Museum of Naples from April 3 to July 12, 2026—this volume explores the long and extraordinary relationship between the mythical figure of the Siren Parthenope and the history of the city of Naples. The essay traces the figure of the Siren in the cinematic imagination, identifying two historically grounded “twists” of desire. In silent cinema, deprived of her voice, the Siren becomes an eminently visual figure: from the ornamental, illusionistic apparition of Georges Méliès’s La Sirène (1904) to the Italian diva film, where Leda Gys (La regina di Marechiaro), Francesca Bertini (La piovra, La serpe) and Elvira Notari’s Rosè Angione (‘A Santanotte) embody a modern femininity poised between seduction and ruin, registering the gender conflicts opened up by modernity. With sound the relationship is reversed: in Mario Camerini’s Ulisse (1954) and Franco Rossi’s television Odissea (1968) the song returns but the Sirens’ bodies disappear, and the male hero regains centre stage. The essay closes with the re-emergence of Parthenope in contemporary Neapolitan cinema (Martone, Capuano, Sorrentino) and, drawing on Adriana Cavarero, proposes reading the Siren as a figure of a still unfinished process of subjectivation.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



