L’ipotesi generale che sostiene queste pagine di ricerca può essere riassunta nella messa in chiaro della graduale riduzione e svanimento di alcuni dei prefissi e portati fondanti la disciplina del progetto; in particolare: la nozione dell’abitare radicato, il ruolo di sintesi di saperi dissimili e dispersi assolto dal disegno di architettura, il suo farsi carico progressivo di vaste strategie di coordinamento sociale e produttivo. Tale stato di crisi - come lumeggiato dai racconti più acuti della storiografica del novecento - rende efficacemente possibile una lettura complessiva dell’affollato e per certi versi eterogeneo panorama del discorso e della prassi architettonica del XX secolo quale azione sostanzialmente redentiva, salvifica, necessariamente orientata nell’offrire soluzioni alle antinomie ed alle contraddizioni presenti. Cercando di verificare tale traccia, il lavoro che qui viene presentato non intende mostrare, o allestire, una rinnovata via di fuga da tale condizione di difficoltà. Accettando il “rumore monotono della ruota che gira” (Schiller) è lecito viceversa supporre un’orizzonte etico del progetto contemporaneo nel gesto e nella radicalità del testimone consapevole. Lungo le linee di frattura della potente sinossi della teoria si aprono intervalli nei cui limiti la costruzione può scovare una riserva di senso imprevista, capace di attingere all’inesauribilità dialogica propria dell’opera. Sommario: 1. Hladìk o del progetto autistico 2. progetto. Note sulla riflessione di Massimo Cacciari 3. Note per una fenomenologia della Metropoli 4. La Metropoli e l’impossibile abitare 5. Rifondazioni contemporanee 6. Intermezzo 7. Sulla linea 8. Nella Metropoli 9. Per (non) finire 10. Riferimenti bibliografici

Note su progetto e metropoli / F. Arrigoni. - STAMPA. - (2004), pp. 1-206.

Note su progetto e metropoli

ARRIGONI, FABRIZIO FRANCO VITTORIO
2004

Abstract

L’ipotesi generale che sostiene queste pagine di ricerca può essere riassunta nella messa in chiaro della graduale riduzione e svanimento di alcuni dei prefissi e portati fondanti la disciplina del progetto; in particolare: la nozione dell’abitare radicato, il ruolo di sintesi di saperi dissimili e dispersi assolto dal disegno di architettura, il suo farsi carico progressivo di vaste strategie di coordinamento sociale e produttivo. Tale stato di crisi - come lumeggiato dai racconti più acuti della storiografica del novecento - rende efficacemente possibile una lettura complessiva dell’affollato e per certi versi eterogeneo panorama del discorso e della prassi architettonica del XX secolo quale azione sostanzialmente redentiva, salvifica, necessariamente orientata nell’offrire soluzioni alle antinomie ed alle contraddizioni presenti. Cercando di verificare tale traccia, il lavoro che qui viene presentato non intende mostrare, o allestire, una rinnovata via di fuga da tale condizione di difficoltà. Accettando il “rumore monotono della ruota che gira” (Schiller) è lecito viceversa supporre un’orizzonte etico del progetto contemporaneo nel gesto e nella radicalità del testimone consapevole. Lungo le linee di frattura della potente sinossi della teoria si aprono intervalli nei cui limiti la costruzione può scovare una riserva di senso imprevista, capace di attingere all’inesauribilità dialogica propria dell’opera. Sommario: 1. Hladìk o del progetto autistico 2. progetto. Note sulla riflessione di Massimo Cacciari 3. Note per una fenomenologia della Metropoli 4. La Metropoli e l’impossibile abitare 5. Rifondazioni contemporanee 6. Intermezzo 7. Sulla linea 8. Nella Metropoli 9. Per (non) finire 10. Riferimenti bibliografici
9788884532169
1
206
F. Arrigoni
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