Il lavoro di Alberto Ricci affronta un testo chiave e molto complesso di Hölderlin, l’inno Wie wenn am Feiertage, scritto tra la fine del 1799 e la metà del 1800. Quest'inno, che ha una storia editoriale molto travagliata, si trova nell'infolio di Stoccarda insieme a importanti scritti poetologici del poeta svevo e rappresenta pertanto un testo-chiave e per così dire un condensato degli intenti poetici che accompagnano l’intera opera hölderliniana (fu scoperto solo nel 1909 dal ventunenne Hellingrath, che come un archeologo fece riemergere molte poesie tarde dal disordine dei manoscritti). Alberto Ricci cerca in questo lavoro di mettere a fuoco l'inno, che ha come oggetto principale la missione del poeta, sulla scorta di importanti e note interpretazioni di germanisti e filosofi (tra cui Heidegger, Adorno, Szondi) collocandolo all’interno del grande mutamento della situazione storica, artistica e filosofica in atto in Germania, e non solo, tra fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Proprio la rivoluzione francese, il principale riferimento storico dell’inno, attraverso l’onda d’entusiasmo suscitata dai suoi ideali, evocava una sfera affettiva in cui gli uomini potevano identificarsi e stringere un nuovo patto, e offriva a Hölderlin la possibilità di continuare a comporre inni, genere ritenuto ormai obsoleto, inadeguato al sapere e al gusto dei contemporanei. Tale patto spirituale diede luogo a una rinnovata visione della società, nonché ad una nuova interiorità rivoluzionaria operante concretamente nella realtà, poiché a tale fine necessitava di uno stato rinnovato nelle sue fondamenta, ovvero di un mondo considerato come aperta sfera d’azione da colmare di sé, ritrovando così nell’equilibrio o nella misura, come la definiva il poeta, la chiave per sospendere l’aporia irrimediabilmente apertasi tra soggettività e oggettività. Infatti l’inno è figlio anche di una rivoluzione del pensiero, quella rappresentata dall’idealismo che segna nell’ambito della civiltà tedesca la maturazione di una prospettiva culturale comune ai giovani intellettuali, e in sintonia con i principali cambiamenti sociali e politici negli anni di transizione dalla stagione napoleonica all’età della Restaurazione. Un punto di riferimento ineludibile è Immanuel Kant, che definisce il bello, o meglio la sua pretesa di esprimere l’assoluto, in modo completamente nuovo, spostando ogni criterio di conoscenza definitivamente nel pensiero. Le regole che avevano definito il bello non potevano più fondarsi sulla sola esperienza dei sensi, e una rappresentazione poetica non poteva più essere una mera proiezione di apparenze. Accanto all'opera di Kant si collocano i sistemi idealistici di Fichte, Schelling e, soprattutto, di G. W. F. Hegel (gli ultimi due erano amici e compagni di studio del poeta allo Stift di Tübingen). Il richiamo storiografico a Kant, i cui postulati significarono un vero e proprio spartiacque per la storia della filosofia tedesca e del pensiero in generale, è della massima importanza per la comprensione della filosofia idealistica e della poetica hölderliniana che, come quest’ultima, sentiva ormai insufficienti le tradizionali concezioni etiche e metafisiche della cultura del secolo dei lumi. Pensare dopo Kant significava riflettere all’interno dell’edificio di un sapere rigoroso e scientifico che possedeva come emblema quella ragione capace di avere una reale portata comprensiva in riferimento alla totalità delle problematiche umane. Ma proprio tale supremazia della ragione teoretica subisce in Hölderlin una chiara limitazione attraverso la rivalutazione di un sentimento e di un linguaggio legati in perfetta aderenza all’interiorità del poeta; aderenza che viene portata alle estreme conseguenze nelle dense pagine degli scritti teorici lasciatici dal poeta, in modo particolare in quelli nati in concomitanza con l’inno, e cioè Sul procedimento dello spirito Sul procedimento poetico ed Alternanza dei toni. Hölderlin, attraverso un procedimento che riflette su sé stesso, fondandosi cioè sull’alternanza tonale posta a base del proprio impianto poetico, mette in atto quella sospensione della moderna aporia tra soggetto e oggetto postulata da Kant, ricreando una nuova connessione tra uomo e mondo, umano e divino, attraverso un sentire in grado di sprigionare la forza conoscitiva dell’antica Anschauung del mondo che vedeva nel bello un valore di conoscenza oggettiva della realtà. Tale tentativo di sintesi estetica, per così dire, e ragione illuminista, vocazione poetica e impegno etico è strettamente legato, nell’inno in questione, al problema della creazione artistica, e avrà come conseguenza una nuova determinazione critica dei rapporti tra soggetto e linguaggio. Partendo da tale assunto, la tesi di dottorato ripercorre, in considerazione dell’imprescindibile portata filosofica della sua opera, e attraverso il confronto puntuale con gli scritti di carattere teorico, i modi e le strategie letterarie con cui in Wie wenn am Feiertage il poeta costruisce tale aderenza al reale, mettendo concretamente in atto quel “principio”, annunciato già in una famosa lettera del febbraio 1796 all’amico Immanuel Niethammer, che faccia scomparire “il contrasto tra soggetto e oggetto, fra il nostro Sé e il mondo, anzi anche tra ragione e rivelazione – che lo faccia scomparire teoreticamente, nell’intuizione intellettuale, senza che debba venire in aiuto la nostra ragione pratica.” Principale merito di questo lavoro è quello di avere dato un particolare rilievo agli scritti teorici di Hölderlin che accompagnano la stesura dell'inno (Sul procedimento dello spirito poetico e Sull'alternanza dei toni), collocandoli nel contesto dei grandi temi filosofici che accompagnano la svolta del secolo. Attraverso questo confronto puntuale l'inno appare in una nuova prospettiva, come una sorta di ardito esperimento poetico. La tesi di Albero Ricci viene in tal modo a colmare la lacuna rappresentata da una parte da una critica sostanzialmente restia a individuare nell’inno che inaugura la tarda poetica hölderliniana la concreta attuazione del “principio” annunciato; dall'altra dalla mancanza di studi che intrpretino la Feiertagshymne alla luce di questi fondamentali testi teoricia, fornendo spunti per nuove ipotesi interpretative. La tesi si compone di tre capitoli: nel primo, di carattere introduttivo, al fine di fornire una panoramica sufficientemente esaustiva dei vari ambiti e delle complesse questioni che l’inno tocca, l’attenzione è focalizzata sulle premesse che lo rendono per Hölderlin un genere particolarmente adatto ad accogliere i nuovi contenuti secolarizzati della svolta epocale in atto, permettendogli un aderire concreto e sentito alla realtà del suo tempo. Passando in rassegna i nuclei tematici principali intorno ai quali si dispiega, si intende mettere in luce la concezione della poesia dell’autore, in particolar modo per quanto riguarda il carattere innovativo del rapporto tra linguaggio e mondo. Nel secondo capitolo tale aspetto viene approfondito mediante l’analisi dettagliata del Procedimento poetico, dove il problema dell’aderenza si rivela strettamente connesso a quello della rappresentazione simultanea delle parti nella successione del medium linguistico. Partendo da alcuni importanti esempi, tratti dal dibattito filosofico-letterario dell’epoca in Germania – e dando particolare rilievo alla riflessione estetica kantiana –, il capitolo ripercorre le varie fasi del procedimento e le strategie atte a risolvere il problema mediante una tensione o movimento formal-materiale armonicamente opposto che cade sotto i sensi, percepito in una sensazione sempre aderente a sé stessa, fondata su sé stessa, tradotta nella coscienza di un io poetico che si riconosce nel proprio divenire sia come oggetto e sia come soggetto-oggetto, sospendendo così l’aporia kantiana. Inoltre il capitolo si propone anche, in conclusione, di dimostrare la derivazione dal sistema concettuale kantiano della stessa struttura triadica del procedimento-poema, come “principio funzionale” del movimento armonicamente opposto che sta alla base della poesia di Hölderlin. La terza parte del presente studio si concentra sul paesaggio dell’inno, e da due punti di vista: quello naturale e quello verbale che emerge dalla topografia di segmenti testuali nello Stuttgarter Foliobuch. Il primo viene approfondito nel suo significato filosofico di natura greca arcaica contrapposta a quella “esperica” della contemporaneità del poeta, mentre il secondo viene indagato alla luce sia della sua ricezione editoriale che dei rimandi intertestuali al prologo della Baccanti di Euripide, la “materia estranea analogica” da cui Hölderlin trae spunto, e da cui viene a configurarsi il testo dell’inno. Da questo duplice confronto si delinea esattamente l’argomento-cardine non solo della Feiertagshymne, ma dell’intera poetica hölderliniana: la nascita di una nuova coscienza del mondo che porta con sé la necessità di un linguaggio nuovo in grado di pronunciarlo adeguatamente, cioè in modo naturale, proporzionato alla sua natura, aderente alla nuova logica che ne struttura e definisce il manifestarsi. A tale riguardo il paesaggio innico viene interpretato mediante l’applicazione dello schema dell’Alternanza dei toni, al fine di gettare una nuova luce sui motivi che ne hanno determinato l’incompiutezza.

LA MASCHERA DEL DIO: L’INNO WIE WENN AM FEIERTAGE E L’ADERENZA AL REALE NELLA POESIA DI HÖLDERLIN / Alberto Ricci. - STAMPA. - (2013).

LA MASCHERA DEL DIO: L’INNO WIE WENN AM FEIERTAGE E L’ADERENZA AL REALE NELLA POESIA DI HÖLDERLIN

RICCI, ALBERTO
2013

Abstract

Il lavoro di Alberto Ricci affronta un testo chiave e molto complesso di Hölderlin, l’inno Wie wenn am Feiertage, scritto tra la fine del 1799 e la metà del 1800. Quest'inno, che ha una storia editoriale molto travagliata, si trova nell'infolio di Stoccarda insieme a importanti scritti poetologici del poeta svevo e rappresenta pertanto un testo-chiave e per così dire un condensato degli intenti poetici che accompagnano l’intera opera hölderliniana (fu scoperto solo nel 1909 dal ventunenne Hellingrath, che come un archeologo fece riemergere molte poesie tarde dal disordine dei manoscritti). Alberto Ricci cerca in questo lavoro di mettere a fuoco l'inno, che ha come oggetto principale la missione del poeta, sulla scorta di importanti e note interpretazioni di germanisti e filosofi (tra cui Heidegger, Adorno, Szondi) collocandolo all’interno del grande mutamento della situazione storica, artistica e filosofica in atto in Germania, e non solo, tra fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Proprio la rivoluzione francese, il principale riferimento storico dell’inno, attraverso l’onda d’entusiasmo suscitata dai suoi ideali, evocava una sfera affettiva in cui gli uomini potevano identificarsi e stringere un nuovo patto, e offriva a Hölderlin la possibilità di continuare a comporre inni, genere ritenuto ormai obsoleto, inadeguato al sapere e al gusto dei contemporanei. Tale patto spirituale diede luogo a una rinnovata visione della società, nonché ad una nuova interiorità rivoluzionaria operante concretamente nella realtà, poiché a tale fine necessitava di uno stato rinnovato nelle sue fondamenta, ovvero di un mondo considerato come aperta sfera d’azione da colmare di sé, ritrovando così nell’equilibrio o nella misura, come la definiva il poeta, la chiave per sospendere l’aporia irrimediabilmente apertasi tra soggettività e oggettività. Infatti l’inno è figlio anche di una rivoluzione del pensiero, quella rappresentata dall’idealismo che segna nell’ambito della civiltà tedesca la maturazione di una prospettiva culturale comune ai giovani intellettuali, e in sintonia con i principali cambiamenti sociali e politici negli anni di transizione dalla stagione napoleonica all’età della Restaurazione. Un punto di riferimento ineludibile è Immanuel Kant, che definisce il bello, o meglio la sua pretesa di esprimere l’assoluto, in modo completamente nuovo, spostando ogni criterio di conoscenza definitivamente nel pensiero. Le regole che avevano definito il bello non potevano più fondarsi sulla sola esperienza dei sensi, e una rappresentazione poetica non poteva più essere una mera proiezione di apparenze. Accanto all'opera di Kant si collocano i sistemi idealistici di Fichte, Schelling e, soprattutto, di G. W. F. Hegel (gli ultimi due erano amici e compagni di studio del poeta allo Stift di Tübingen). Il richiamo storiografico a Kant, i cui postulati significarono un vero e proprio spartiacque per la storia della filosofia tedesca e del pensiero in generale, è della massima importanza per la comprensione della filosofia idealistica e della poetica hölderliniana che, come quest’ultima, sentiva ormai insufficienti le tradizionali concezioni etiche e metafisiche della cultura del secolo dei lumi. Pensare dopo Kant significava riflettere all’interno dell’edificio di un sapere rigoroso e scientifico che possedeva come emblema quella ragione capace di avere una reale portata comprensiva in riferimento alla totalità delle problematiche umane. Ma proprio tale supremazia della ragione teoretica subisce in Hölderlin una chiara limitazione attraverso la rivalutazione di un sentimento e di un linguaggio legati in perfetta aderenza all’interiorità del poeta; aderenza che viene portata alle estreme conseguenze nelle dense pagine degli scritti teorici lasciatici dal poeta, in modo particolare in quelli nati in concomitanza con l’inno, e cioè Sul procedimento dello spirito Sul procedimento poetico ed Alternanza dei toni. Hölderlin, attraverso un procedimento che riflette su sé stesso, fondandosi cioè sull’alternanza tonale posta a base del proprio impianto poetico, mette in atto quella sospensione della moderna aporia tra soggetto e oggetto postulata da Kant, ricreando una nuova connessione tra uomo e mondo, umano e divino, attraverso un sentire in grado di sprigionare la forza conoscitiva dell’antica Anschauung del mondo che vedeva nel bello un valore di conoscenza oggettiva della realtà. Tale tentativo di sintesi estetica, per così dire, e ragione illuminista, vocazione poetica e impegno etico è strettamente legato, nell’inno in questione, al problema della creazione artistica, e avrà come conseguenza una nuova determinazione critica dei rapporti tra soggetto e linguaggio. Partendo da tale assunto, la tesi di dottorato ripercorre, in considerazione dell’imprescindibile portata filosofica della sua opera, e attraverso il confronto puntuale con gli scritti di carattere teorico, i modi e le strategie letterarie con cui in Wie wenn am Feiertage il poeta costruisce tale aderenza al reale, mettendo concretamente in atto quel “principio”, annunciato già in una famosa lettera del febbraio 1796 all’amico Immanuel Niethammer, che faccia scomparire “il contrasto tra soggetto e oggetto, fra il nostro Sé e il mondo, anzi anche tra ragione e rivelazione – che lo faccia scomparire teoreticamente, nell’intuizione intellettuale, senza che debba venire in aiuto la nostra ragione pratica.” Principale merito di questo lavoro è quello di avere dato un particolare rilievo agli scritti teorici di Hölderlin che accompagnano la stesura dell'inno (Sul procedimento dello spirito poetico e Sull'alternanza dei toni), collocandoli nel contesto dei grandi temi filosofici che accompagnano la svolta del secolo. Attraverso questo confronto puntuale l'inno appare in una nuova prospettiva, come una sorta di ardito esperimento poetico. La tesi di Albero Ricci viene in tal modo a colmare la lacuna rappresentata da una parte da una critica sostanzialmente restia a individuare nell’inno che inaugura la tarda poetica hölderliniana la concreta attuazione del “principio” annunciato; dall'altra dalla mancanza di studi che intrpretino la Feiertagshymne alla luce di questi fondamentali testi teoricia, fornendo spunti per nuove ipotesi interpretative. La tesi si compone di tre capitoli: nel primo, di carattere introduttivo, al fine di fornire una panoramica sufficientemente esaustiva dei vari ambiti e delle complesse questioni che l’inno tocca, l’attenzione è focalizzata sulle premesse che lo rendono per Hölderlin un genere particolarmente adatto ad accogliere i nuovi contenuti secolarizzati della svolta epocale in atto, permettendogli un aderire concreto e sentito alla realtà del suo tempo. Passando in rassegna i nuclei tematici principali intorno ai quali si dispiega, si intende mettere in luce la concezione della poesia dell’autore, in particolar modo per quanto riguarda il carattere innovativo del rapporto tra linguaggio e mondo. Nel secondo capitolo tale aspetto viene approfondito mediante l’analisi dettagliata del Procedimento poetico, dove il problema dell’aderenza si rivela strettamente connesso a quello della rappresentazione simultanea delle parti nella successione del medium linguistico. Partendo da alcuni importanti esempi, tratti dal dibattito filosofico-letterario dell’epoca in Germania – e dando particolare rilievo alla riflessione estetica kantiana –, il capitolo ripercorre le varie fasi del procedimento e le strategie atte a risolvere il problema mediante una tensione o movimento formal-materiale armonicamente opposto che cade sotto i sensi, percepito in una sensazione sempre aderente a sé stessa, fondata su sé stessa, tradotta nella coscienza di un io poetico che si riconosce nel proprio divenire sia come oggetto e sia come soggetto-oggetto, sospendendo così l’aporia kantiana. Inoltre il capitolo si propone anche, in conclusione, di dimostrare la derivazione dal sistema concettuale kantiano della stessa struttura triadica del procedimento-poema, come “principio funzionale” del movimento armonicamente opposto che sta alla base della poesia di Hölderlin. La terza parte del presente studio si concentra sul paesaggio dell’inno, e da due punti di vista: quello naturale e quello verbale che emerge dalla topografia di segmenti testuali nello Stuttgarter Foliobuch. Il primo viene approfondito nel suo significato filosofico di natura greca arcaica contrapposta a quella “esperica” della contemporaneità del poeta, mentre il secondo viene indagato alla luce sia della sua ricezione editoriale che dei rimandi intertestuali al prologo della Baccanti di Euripide, la “materia estranea analogica” da cui Hölderlin trae spunto, e da cui viene a configurarsi il testo dell’inno. Da questo duplice confronto si delinea esattamente l’argomento-cardine non solo della Feiertagshymne, ma dell’intera poetica hölderliniana: la nascita di una nuova coscienza del mondo che porta con sé la necessità di un linguaggio nuovo in grado di pronunciarlo adeguatamente, cioè in modo naturale, proporzionato alla sua natura, aderente alla nuova logica che ne struttura e definisce il manifestarsi. A tale riguardo il paesaggio innico viene interpretato mediante l’applicazione dello schema dell’Alternanza dei toni, al fine di gettare una nuova luce sui motivi che ne hanno determinato l’incompiutezza.
Prof. Vivetta Vivarelli / Christian Moser
Alberto Ricci
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