Abstract italiano: La presenza crescente di donne migranti e appartenenti a minoranze etniche nei paesi occidentali pone una serie di sfide alle teorie e pratiche femministe. Le donne migranti ci aiutano a considerare come il genere non sia l’unico elemento attraverso cui analizzare la discriminazione delle donne. Questa necessità emerge con forza dalla critica al concetto di “sorellanza globale” operata dal femminismo postcoloniale. Tale critica genera una domanda fondamentale rispetto al se, come e in che misura sia possible costruire un progetto politico comune tra donne diverse principalmente sulla base della ‘razza’, etnia, status legale/cittadinanza, classe ed età. Questa tesi esplora tale domanda nell’ambito delle associazioni interculturali di donne in Italia. La ricerca si concentra sulle sfide legate allo sviluppo di pratiche femministe interculturali fondate su un concetto di “solidarietà femminista riflessiva” e analizza la possibilità di realizzare progetti per un impegno politico comune basati sui concetti di solidarietà e dialogo. L’approccio metologico utilizzato si basa su interviste in profondità con donne migranti e Italiane di nascita, nell’ambito delle 6 associazioni interculturali di donne analizzate, e su un’analisi documentaria di testi prodotti dalle stesse organizzazioni. Lo studio mostra come in questo ambito, mentre la costruzione di un progetto politico comune tra donne posizionate in maniera diversa e ineguale viene considerato un obiettivo importante da perseguire, una serie di ostacoli alla sua piena realizzazione sono identificati. In particolare, si esplora il ruolo che le politiche razzializzate svolgono nell’ambito delle pratiche femministe interculturali esaminando come le nozioni di identita’, ‘razza’, diseguaglianza e differenza culturale vengono affrontate nelle associazioni, anche attraverso l’approccio degli studi critici su “l’essere bianco/a”. La contestazione di rigide categorizzazioni delle donne e il riconoscimento della natura ibrida delle culture emergono come elementi utili a contrastare forme di razzismo, ma al tempo stesso possono anche essere utilizzati per nascondere differenze di potere. La ricerca analizza, inoltre, come le relazioni di potere e le pratiche organizzative condizionino la possibilità di ottenere forme di solidarietà femminista riflessiva. Un’attenzione specifica viene dedicata ai modi di contestare discorsi culturali dominanti, in particolare attraverso una comparazione interculturale tra pratiche dannose per le donne e attraverso lo sviluppo di politiche incentrate sul tema del lavoro domestico e di cura sia a livello individuale che statale. Queste emergono come questioni fondamentali al fine di far progredire l’agenda di un impegno femminista interculturale sia a livello associativo che a livello sociale più ampio. Abstract inglese: The increasing presence of women migrants and ethnic minorities in western countries poses a series of challenges to established feminist theories and practices. Migrant women force us to realise that gender cannot be the only ground on which to analyse women’s oppression. This necessity is highlighted in the feminist post-colonial critique of the notion of “global sisterhood”. Such a critique generates fundamental questions about whether, how, and to what extent, it is possible to have a common political project among women positioned differently in particular in terms of ‘race’, ethnicity, legal status/citizenship, class and age. The thesis explores these questions within the specific setting of women’s intercultural associations in Italy. It focuses on the challenges to the development of intercultural feminist practices based on a concept of reflexive solidarity. This research argues for the importance of identifying projects of common political engagement based on concepts of solidarity and dialogue. A mixed methods approach is adopted based on qualitative in-depth interviews with migrant and Italian-born women within six selected intercultural associations in Italy and on a documentary analysis of texts produced by the organisations. This study shows that within these settings, while having a common political engagement among women positioned differently and unequally is recognised as an important aim to pursue, a number of specific challenges and obstacles to its realisation are identified. In particular, it explores the potential role that racialised politics plays in the framework of intercultural feminist practices by investigating how notions of identity, ‘race’, inequality and cultural difference are addressed, taking into account also the approach of critical studies on whiteness. The research reveals that contesting rigid categorisations of women, and recognising the hybrid nature of cultures, may address aspects of racism but may also serve to conceal power differentials. The research further analyses how power relationships and organisational practices affect the possibility of achieving forms of feminist reflexive solidarity. Specific attention is devoted to ways of contesting and challenging dominant cultural discourses, in particular through cross-cultural comparisons of practices harmful to women, and by developing policies that focus on the issue of domestic and care work at both individual and State level. These emerge as crucial issues in order to progress the transformative agenda of feminist intercultural work at both an organisational and a wider societal level.

Exploring Intercultural Feminist Practices in Italy - From Global Sisterhood to Reflexive Solidarity? / Erika Bernacchi. - (2014).

Exploring Intercultural Feminist Practices in Italy - From Global Sisterhood to Reflexive Solidarity?

BERNACCHI, ERIKA
2014

Abstract

Abstract italiano: La presenza crescente di donne migranti e appartenenti a minoranze etniche nei paesi occidentali pone una serie di sfide alle teorie e pratiche femministe. Le donne migranti ci aiutano a considerare come il genere non sia l’unico elemento attraverso cui analizzare la discriminazione delle donne. Questa necessità emerge con forza dalla critica al concetto di “sorellanza globale” operata dal femminismo postcoloniale. Tale critica genera una domanda fondamentale rispetto al se, come e in che misura sia possible costruire un progetto politico comune tra donne diverse principalmente sulla base della ‘razza’, etnia, status legale/cittadinanza, classe ed età. Questa tesi esplora tale domanda nell’ambito delle associazioni interculturali di donne in Italia. La ricerca si concentra sulle sfide legate allo sviluppo di pratiche femministe interculturali fondate su un concetto di “solidarietà femminista riflessiva” e analizza la possibilità di realizzare progetti per un impegno politico comune basati sui concetti di solidarietà e dialogo. L’approccio metologico utilizzato si basa su interviste in profondità con donne migranti e Italiane di nascita, nell’ambito delle 6 associazioni interculturali di donne analizzate, e su un’analisi documentaria di testi prodotti dalle stesse organizzazioni. Lo studio mostra come in questo ambito, mentre la costruzione di un progetto politico comune tra donne posizionate in maniera diversa e ineguale viene considerato un obiettivo importante da perseguire, una serie di ostacoli alla sua piena realizzazione sono identificati. In particolare, si esplora il ruolo che le politiche razzializzate svolgono nell’ambito delle pratiche femministe interculturali esaminando come le nozioni di identita’, ‘razza’, diseguaglianza e differenza culturale vengono affrontate nelle associazioni, anche attraverso l’approccio degli studi critici su “l’essere bianco/a”. La contestazione di rigide categorizzazioni delle donne e il riconoscimento della natura ibrida delle culture emergono come elementi utili a contrastare forme di razzismo, ma al tempo stesso possono anche essere utilizzati per nascondere differenze di potere. La ricerca analizza, inoltre, come le relazioni di potere e le pratiche organizzative condizionino la possibilità di ottenere forme di solidarietà femminista riflessiva. Un’attenzione specifica viene dedicata ai modi di contestare discorsi culturali dominanti, in particolare attraverso una comparazione interculturale tra pratiche dannose per le donne e attraverso lo sviluppo di politiche incentrate sul tema del lavoro domestico e di cura sia a livello individuale che statale. Queste emergono come questioni fondamentali al fine di far progredire l’agenda di un impegno femminista interculturale sia a livello associativo che a livello sociale più ampio. Abstract inglese: The increasing presence of women migrants and ethnic minorities in western countries poses a series of challenges to established feminist theories and practices. Migrant women force us to realise that gender cannot be the only ground on which to analyse women’s oppression. This necessity is highlighted in the feminist post-colonial critique of the notion of “global sisterhood”. Such a critique generates fundamental questions about whether, how, and to what extent, it is possible to have a common political project among women positioned differently in particular in terms of ‘race’, ethnicity, legal status/citizenship, class and age. The thesis explores these questions within the specific setting of women’s intercultural associations in Italy. It focuses on the challenges to the development of intercultural feminist practices based on a concept of reflexive solidarity. This research argues for the importance of identifying projects of common political engagement based on concepts of solidarity and dialogue. A mixed methods approach is adopted based on qualitative in-depth interviews with migrant and Italian-born women within six selected intercultural associations in Italy and on a documentary analysis of texts produced by the organisations. This study shows that within these settings, while having a common political engagement among women positioned differently and unequally is recognised as an important aim to pursue, a number of specific challenges and obstacles to its realisation are identified. In particular, it explores the potential role that racialised politics plays in the framework of intercultural feminist practices by investigating how notions of identity, ‘race’, inequality and cultural difference are addressed, taking into account also the approach of critical studies on whiteness. The research reveals that contesting rigid categorisations of women, and recognising the hybrid nature of cultures, may address aspects of racism but may also serve to conceal power differentials. The research further analyses how power relationships and organisational practices affect the possibility of achieving forms of feminist reflexive solidarity. Specific attention is devoted to ways of contesting and challenging dominant cultural discourses, in particular through cross-cultural comparisons of practices harmful to women, and by developing policies that focus on the issue of domestic and care work at both individual and State level. These emerge as crucial issues in order to progress the transformative agenda of feminist intercultural work at both an organisational and a wider societal level.
Ursula Barry, School of Social Justice, UCD; Dr. Alice Feldman, School of Sociology, UCD; Professor Giovanna Campani, Università di Firenze
ITALIA
Erika Bernacchi
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