Misurare la progressiva distanza che separa l’architettura contemporanea dal Movimento Moderno e dal suo tragico fallimento: è il filo rosso che accomuna i cinque saggi di Rafael Moneo contenuti in questo piccolo libro e scritti tra il 1978 e il 2007. Uno strumento unico e prezioso per ripercorrere le tappe più significative del pensiero e della produzione architettonica degli ultimi trent’anni e per comprenderne i paradigmi, gli sviluppi e le inevitabili contraddizioni: la frammentazione della città e dell’architettura e la sua dissoluzione in un “mondo senza forma”; i “materiali come alternativa al linguaggio”; la perdita della tradizionale nozione di spazio, che da sostanza e giustificazione dell’architettura diviene un suo generico risultato; l’indifferenza nei confronti dell’uso e della funzione, manifestata da edifici che, come “gigantesche icone architettoniche”, sono “capaci di assumere nella loro astratta disponibilità qualsiasi possibile programma”. Ma anche l’occasione per apprezzare, ancora una volta, l’opera di Moneo e la straordinaria coerenza del suo lavoro di teorico e progettista. L’architettura come oggettualità, che richiede congruenza e logica interna e l’idea che la sua costruzione abbia sempre comportato l’invenzione della forma; l’appropriatezza intesa come la capacità dell’architettura di appartenere a un dato luogo, identificandone i caratteri ed interagendo con essi; la vocazione alla permanenza; il riconoscimento dell’inevitabile solitudine degli edifici e la necessità di contribuire alla continua evoluzione del linguaggio, sono i pochi, solidissimi, principi su cui egli costruisce la sua modernità. E i progetti qui richiamati – il Museo di belle arti di Houston, il Municipio di Murcia, il Kursaal di San Sebastián, l’Archivio del Regno di Navarra a Pamplona e il Lincoln Center a New York tra gli altri – paiono confermare la cristallina visione di un’architettura concepita in chiave di assoluta continuità con il passato, capace di definire la propria libertà all’interno dei limiti ben precisi della disciplina e di trarre intensità e densità dal suo inscriversi in una realtà più ampia e complessa: quella città al cui futuro sono dedicate le ultime riflessioni contenute nell’ interessante intervista con la quale le due curatrici, Carmen Díez Medina e Orsina Simona Pierini, hanno voluto concludere questo volume.

Recensione al libro di Rafael Moneo “L’altra modernità. Considerazioni sul futuro dell’architettura” / Alberto Pireddu. - In: FIRENZE ARCHITETTURA. - ISSN 1826-0772. - STAMPA. - (2013), pp. 150-150.

Recensione al libro di Rafael Moneo “L’altra modernità. Considerazioni sul futuro dell’architettura”

PIREDDU, ALBERTO
2013

Abstract

Misurare la progressiva distanza che separa l’architettura contemporanea dal Movimento Moderno e dal suo tragico fallimento: è il filo rosso che accomuna i cinque saggi di Rafael Moneo contenuti in questo piccolo libro e scritti tra il 1978 e il 2007. Uno strumento unico e prezioso per ripercorrere le tappe più significative del pensiero e della produzione architettonica degli ultimi trent’anni e per comprenderne i paradigmi, gli sviluppi e le inevitabili contraddizioni: la frammentazione della città e dell’architettura e la sua dissoluzione in un “mondo senza forma”; i “materiali come alternativa al linguaggio”; la perdita della tradizionale nozione di spazio, che da sostanza e giustificazione dell’architettura diviene un suo generico risultato; l’indifferenza nei confronti dell’uso e della funzione, manifestata da edifici che, come “gigantesche icone architettoniche”, sono “capaci di assumere nella loro astratta disponibilità qualsiasi possibile programma”. Ma anche l’occasione per apprezzare, ancora una volta, l’opera di Moneo e la straordinaria coerenza del suo lavoro di teorico e progettista. L’architettura come oggettualità, che richiede congruenza e logica interna e l’idea che la sua costruzione abbia sempre comportato l’invenzione della forma; l’appropriatezza intesa come la capacità dell’architettura di appartenere a un dato luogo, identificandone i caratteri ed interagendo con essi; la vocazione alla permanenza; il riconoscimento dell’inevitabile solitudine degli edifici e la necessità di contribuire alla continua evoluzione del linguaggio, sono i pochi, solidissimi, principi su cui egli costruisce la sua modernità. E i progetti qui richiamati – il Museo di belle arti di Houston, il Municipio di Murcia, il Kursaal di San Sebastián, l’Archivio del Regno di Navarra a Pamplona e il Lincoln Center a New York tra gli altri – paiono confermare la cristallina visione di un’architettura concepita in chiave di assoluta continuità con il passato, capace di definire la propria libertà all’interno dei limiti ben precisi della disciplina e di trarre intensità e densità dal suo inscriversi in una realtà più ampia e complessa: quella città al cui futuro sono dedicate le ultime riflessioni contenute nell’ interessante intervista con la quale le due curatrici, Carmen Díez Medina e Orsina Simona Pierini, hanno voluto concludere questo volume.
2013
Alberto Pireddu
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificatore per citare o creare un link a questa risorsa: https://hdl.handle.net/2158/945138
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact