Il testo che possiamo leggere in questo volume di Paolo Gruppuso arricchisce la nostra conoscenza delle paludi con sensibilità e profondità antropologica. Chi si occupa di paludi per motivi di ricerca sa che in tutto il mondo ci sono svariati studiosi alla ricerca di luoghi umidi da percorrere, frequentare, studiare, fotografare, documentare, sperimentare e descrivere. Quando studiai le paludi del veronese eravamo contempaneamente in tre studiosi nella stessa area umida a studiare l’ambiente da punti di vista diversi. Eppure, ogni “ricercatore di paludi”sente anche la solitudine della “sua” palude, sente il peso dell’intera storia subita dalle paludi, sente il dramma del pregiudizio che sulle paludi si abbatte, sente la condanna definitiva: bonificare, organizzare, fruire, rettificare, migliorare, sviluppare. E’ il lessico con cui sono state condannate le paludi a diventare via via, nei secoli (piano piano oppure anche, per vari eventi politici, molto velocemente) qualcosa che non sia più palude ma la sua negazione. Non sappiamo ancora bene del tutto e con precisione cosa siano le paludi (le zone umide come si chiamano oggi in linguaggio politically correct) perché -come dice l’autore e come io stessa ho potuto fare l’esperienza nelle mie paludi veronesi-mantovane- i pochi brandelli di paludi sopravvissute per noi oggi non possono farci fare una esperienza completa di cosa fosse una estesa palude con il suo complesso meccanismo di funzionamento, di intrecci, con l’andirivieni di figure sociali e di esseri di tutti i tipi che vi convivevano. Dobbiamo ricorrere alla memoria e ai documenti, al posto della nuda vita, ricca vita di una palude. Però, come dimostra Paolo Gruppuso in questo libro, abbiamo oggi finalmente strumenti più raffinati ed adeguati per rappresentarci la palude come groviglio di vita e di viventi, intreccio di umani e non umani che insieme hanno costruito nel tempo questo ambiente e di cui sentiamo le voci e vediamo le azioni. Gli strumenti concettuali che lo studioso si dà provengono, almeno in parte, dalla sua esperienza inglese di studio con uno dei più interessanti antropologi dell’ambiente, Tim Ingold, del quale apprezziamo la teorizzazione che definiamo con le sue parole “ biosocial becoming”, dove sociale e biologico sono uno e lo stesso perché ciò che possiamo cogliere sono solo le relazioni tra tutti gli esseri, relazioni che intrecciandoci incontrandosi e scontrandosi sono l’ambiente stesso, la rete dell’esistente biosociale. Perciò studi come questo di Paolo Gruppuso ci permettono di “entrare” nella vita di una palude e di vedere il groviglio di relazioni che in essa “tramavano”, di cogliere la densa vita che era una palude. Un luogo di vita, che può piacere o meno, ma sottratta a quel giudizio “necessariamente” negativo che ne ha sancito la condanna a bonificazione. In questo groviglio ci stanno anche tutte le relazioni di tipo ideologico che con la palude sono state portate avanti. Le paludi sono state mondi particolarmente investiti di letture ideologiche: eccessi di culture fasciste, colonialiste, sviluppiste, patriarcali, sono stati fili pesantemente intrecciati con i mondi delle acque, non solo nelle paludi pontine. Pesantezza di investimenti che è tuttora percepibile nelle mille forme di disciplamento ( se non di annullamento) che vengono proposte ai vitali mondi della natura, e delle acque in particolare. A noi piace invece la libertà di poter affacciarci alle paludi e vedere un mondo di vita che semplicemente è, sta, c’è. E ci piacerebbe poter partecipare di questa vita, e auspichiamo che i mondi ricchi di acque, anfibi come le paludi, possano - insieme con tutti gli altri esseri umani e non umani- continuare a stare, semplicemente, nel mondo. Mondo nel mondo. Nadia Breda (docente di Antropologia dell’ambiente, Università di Firenze)

Prefazione / Breda, Nadia. - STAMPA. - (2014), pp. 9-10.

Prefazione

BREDA, NADIA
2014

Abstract

Il testo che possiamo leggere in questo volume di Paolo Gruppuso arricchisce la nostra conoscenza delle paludi con sensibilità e profondità antropologica. Chi si occupa di paludi per motivi di ricerca sa che in tutto il mondo ci sono svariati studiosi alla ricerca di luoghi umidi da percorrere, frequentare, studiare, fotografare, documentare, sperimentare e descrivere. Quando studiai le paludi del veronese eravamo contempaneamente in tre studiosi nella stessa area umida a studiare l’ambiente da punti di vista diversi. Eppure, ogni “ricercatore di paludi”sente anche la solitudine della “sua” palude, sente il peso dell’intera storia subita dalle paludi, sente il dramma del pregiudizio che sulle paludi si abbatte, sente la condanna definitiva: bonificare, organizzare, fruire, rettificare, migliorare, sviluppare. E’ il lessico con cui sono state condannate le paludi a diventare via via, nei secoli (piano piano oppure anche, per vari eventi politici, molto velocemente) qualcosa che non sia più palude ma la sua negazione. Non sappiamo ancora bene del tutto e con precisione cosa siano le paludi (le zone umide come si chiamano oggi in linguaggio politically correct) perché -come dice l’autore e come io stessa ho potuto fare l’esperienza nelle mie paludi veronesi-mantovane- i pochi brandelli di paludi sopravvissute per noi oggi non possono farci fare una esperienza completa di cosa fosse una estesa palude con il suo complesso meccanismo di funzionamento, di intrecci, con l’andirivieni di figure sociali e di esseri di tutti i tipi che vi convivevano. Dobbiamo ricorrere alla memoria e ai documenti, al posto della nuda vita, ricca vita di una palude. Però, come dimostra Paolo Gruppuso in questo libro, abbiamo oggi finalmente strumenti più raffinati ed adeguati per rappresentarci la palude come groviglio di vita e di viventi, intreccio di umani e non umani che insieme hanno costruito nel tempo questo ambiente e di cui sentiamo le voci e vediamo le azioni. Gli strumenti concettuali che lo studioso si dà provengono, almeno in parte, dalla sua esperienza inglese di studio con uno dei più interessanti antropologi dell’ambiente, Tim Ingold, del quale apprezziamo la teorizzazione che definiamo con le sue parole “ biosocial becoming”, dove sociale e biologico sono uno e lo stesso perché ciò che possiamo cogliere sono solo le relazioni tra tutti gli esseri, relazioni che intrecciandoci incontrandosi e scontrandosi sono l’ambiente stesso, la rete dell’esistente biosociale. Perciò studi come questo di Paolo Gruppuso ci permettono di “entrare” nella vita di una palude e di vedere il groviglio di relazioni che in essa “tramavano”, di cogliere la densa vita che era una palude. Un luogo di vita, che può piacere o meno, ma sottratta a quel giudizio “necessariamente” negativo che ne ha sancito la condanna a bonificazione. In questo groviglio ci stanno anche tutte le relazioni di tipo ideologico che con la palude sono state portate avanti. Le paludi sono state mondi particolarmente investiti di letture ideologiche: eccessi di culture fasciste, colonialiste, sviluppiste, patriarcali, sono stati fili pesantemente intrecciati con i mondi delle acque, non solo nelle paludi pontine. Pesantezza di investimenti che è tuttora percepibile nelle mille forme di disciplamento ( se non di annullamento) che vengono proposte ai vitali mondi della natura, e delle acque in particolare. A noi piace invece la libertà di poter affacciarci alle paludi e vedere un mondo di vita che semplicemente è, sta, c’è. E ci piacerebbe poter partecipare di questa vita, e auspichiamo che i mondi ricchi di acque, anfibi come le paludi, possano - insieme con tutti gli altri esseri umani e non umani- continuare a stare, semplicemente, nel mondo. Mondo nel mondo. Nadia Breda (docente di Antropologia dell’ambiente, Università di Firenze)
2014
annales
Roma
Gruppuso Paolo
Nell'africa tenebrosa alle porte di Roma
Breda, Nadia
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificatore per citare o creare un link a questa risorsa: https://hdl.handle.net/2158/973787
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact