Verso la fine del XV secolo, le lettere scambiate fra Angelo Poliziano e il giovane Paolo Cortesi affrontano una questione basilare nell'Umanesimo, quella dell'imitazione, prendendo posizione contro e a favore del ciceronianesimo. La posizione del Cortesi non è stata finora ben chiarita. In questo saggio l'imitazione umanistica è posta in relazione col concetto di 'diglossia'. Alcuni elementi della disputa sono chiariti nella seconda fase della polemica, intercorsa fra Giovanfrancesco Pico e Pietro Bembo. Quest'ultimo enfatizza la dimensione stilistica dell'imitazione: il ricorso a un modello unico si mostra linguisticamente economico. Sebbene il Cortesi non si pronunci esplicitamente sulla questione della lingua parlata dagli antichi romani (altra fondamentale disputa umanistica), la sua posizione sembra favorevole alla considerazione del latino come una lingua 'naturale' e storica. Nel capitolo "De sermone" del suo trattato "De cardinalatu" Cortesi affronta la questione del volgare: appare chiaro che esso sia inferiore al latino, ma si rileva ambiguità fra lingua parlata e lingua scritta, e sulla possibile applicazione alla letteratura di concetti formulati relativamente alla lingua parlata. La regolamentazione della lingua parlata dal cardinale in ogni caso sembra piuttosto mirare a porre distinzioni sociali nell'uso del volgare. Quanto alle forme della polemica, il diretto scambio epistolare ne favorisce la radicalizzazione, mentre il genere del 'trattato' tende a sfumare le punte polemiche. Toward the end of the fifteenth century, polemical letters exchanged between Angelo Poliziano and the young Paolo Cortesi address the humanistic topic of imitation, taking position against and in favour of Ciceronianism. Cortesi's position has so far not been studied in sufficient detail. In this essay I consider the humanists' inclination toward imitation in relationship with the linguistic concept of 'diglossia'. Cortesi's awareness of this situation reverberates in the following phase of the polemic, which takes place between Giovanfrancesco Pico e Pietro Bembo. Bembo emphasizez the stylistic usefulness of 'imitatio': having a singol model provides a criterion of linguistic economy and focus. Although Cortesi does not explicitly pronounce himself on the question of what Language the ancient Romans spoke (this was another fundamental point of dispute among the humanists), his attitude seems to favour viewing Latin as a 'natural' historical Language. In the chapter 'De sermone' of his work 'De cardinalatu', Cortesi addresses the issues of the vernacular. It seems clear that the vernacular has an inferior status to that of Latin, but Cortesi is ambiguous concernig the relationship of the spoken and written tongue. The strategy of regulating the cardinal's Language does not have, as its end, the elevation of vernacular to a literary language; rather, it aims at creating social distinctions within the use of the volgare.
La polemica "de imitatione" fra Angelo Poliziano e Paolo Cortesi. Dalla lingua di Cicerone alla lingua del cardinale / Coppini, Donatella. - STAMPA. - (2015), pp. 39-60.
La polemica "de imitatione" fra Angelo Poliziano e Paolo Cortesi. Dalla lingua di Cicerone alla lingua del cardinale.
COPPINI, DONATELLA
2015
Abstract
Verso la fine del XV secolo, le lettere scambiate fra Angelo Poliziano e il giovane Paolo Cortesi affrontano una questione basilare nell'Umanesimo, quella dell'imitazione, prendendo posizione contro e a favore del ciceronianesimo. La posizione del Cortesi non è stata finora ben chiarita. In questo saggio l'imitazione umanistica è posta in relazione col concetto di 'diglossia'. Alcuni elementi della disputa sono chiariti nella seconda fase della polemica, intercorsa fra Giovanfrancesco Pico e Pietro Bembo. Quest'ultimo enfatizza la dimensione stilistica dell'imitazione: il ricorso a un modello unico si mostra linguisticamente economico. Sebbene il Cortesi non si pronunci esplicitamente sulla questione della lingua parlata dagli antichi romani (altra fondamentale disputa umanistica), la sua posizione sembra favorevole alla considerazione del latino come una lingua 'naturale' e storica. Nel capitolo "De sermone" del suo trattato "De cardinalatu" Cortesi affronta la questione del volgare: appare chiaro che esso sia inferiore al latino, ma si rileva ambiguità fra lingua parlata e lingua scritta, e sulla possibile applicazione alla letteratura di concetti formulati relativamente alla lingua parlata. La regolamentazione della lingua parlata dal cardinale in ogni caso sembra piuttosto mirare a porre distinzioni sociali nell'uso del volgare. Quanto alle forme della polemica, il diretto scambio epistolare ne favorisce la radicalizzazione, mentre il genere del 'trattato' tende a sfumare le punte polemiche. Toward the end of the fifteenth century, polemical letters exchanged between Angelo Poliziano and the young Paolo Cortesi address the humanistic topic of imitation, taking position against and in favour of Ciceronianism. Cortesi's position has so far not been studied in sufficient detail. In this essay I consider the humanists' inclination toward imitation in relationship with the linguistic concept of 'diglossia'. Cortesi's awareness of this situation reverberates in the following phase of the polemic, which takes place between Giovanfrancesco Pico e Pietro Bembo. Bembo emphasizez the stylistic usefulness of 'imitatio': having a singol model provides a criterion of linguistic economy and focus. Although Cortesi does not explicitly pronounce himself on the question of what Language the ancient Romans spoke (this was another fundamental point of dispute among the humanists), his attitude seems to favour viewing Latin as a 'natural' historical Language. In the chapter 'De sermone' of his work 'De cardinalatu', Cortesi addresses the issues of the vernacular. It seems clear that the vernacular has an inferior status to that of Latin, but Cortesi is ambiguous concernig the relationship of the spoken and written tongue. The strategy of regulating the cardinal's Language does not have, as its end, the elevation of vernacular to a literary language; rather, it aims at creating social distinctions within the use of the volgare.File | Dimensione | Formato | |
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