La tesi di Alberto Marradi – relativa alla dilatazione semantica di termini quali ‘misurazione’, ‘esperimento’ e ‘leggi’ – poggia sulla constatazione della diffusione nelle scienze sociali di un credo scientista che cela un forma di sillogismo pratico. Il desiderio di imitare le scienze fisiche, dovuto ad un complesso di inferiorità delle scienze sociali, spinge gli scienziati sociali a percorrere lo stesso itinerario seguito nelle scienze naturali e a parlare di misurazione, esperimenti e leggi, anche quando di fatto non si misura, non si fanno esperimenti, né tanto meno si arriva a leggi, solo perché quello che conta è l’immagine. Da quando le scienze sociali hanno iniziato a rendersi autonome dalle altre forme di sapere e a fondarsi empiricamente, si sono intrecciate riflessioni su questioni di fondo della conoscenza di tipo ontologico (qual è la natura del proprio oggetto di studio?), metodologo (come si conosce?) ed epistemologo (che valenza dare agli esiti della nostra interrogazione?). Scopo di questa riflessione è argomentare come il complesso di inferiorità e imitazione di cui parla Alberto Marradi si è tradotto in una particolare risposta alla prima questione (quella ontologica) che ha fortemente influenzato quella fornita alle altre due. Assunti di stampo oggettivista e realista hanno infatti contraddistinto i paradigmi positivista e neopositivista – a lungo predominanti nelle scienze sociali – influenzando seguaci dell’orientamento “quantitativo”, così come di quello “qualitativo”. Oggi molti di questi assunti sono stati messi in discussione ma non del tutto superati.

La forza del credo scientista / Acocella Ivana. - STAMPA. - (2016), pp. 43-52.

La forza del credo scientista

ACOCELLA, IVANA
2016

Abstract

La tesi di Alberto Marradi – relativa alla dilatazione semantica di termini quali ‘misurazione’, ‘esperimento’ e ‘leggi’ – poggia sulla constatazione della diffusione nelle scienze sociali di un credo scientista che cela un forma di sillogismo pratico. Il desiderio di imitare le scienze fisiche, dovuto ad un complesso di inferiorità delle scienze sociali, spinge gli scienziati sociali a percorrere lo stesso itinerario seguito nelle scienze naturali e a parlare di misurazione, esperimenti e leggi, anche quando di fatto non si misura, non si fanno esperimenti, né tanto meno si arriva a leggi, solo perché quello che conta è l’immagine. Da quando le scienze sociali hanno iniziato a rendersi autonome dalle altre forme di sapere e a fondarsi empiricamente, si sono intrecciate riflessioni su questioni di fondo della conoscenza di tipo ontologico (qual è la natura del proprio oggetto di studio?), metodologo (come si conosce?) ed epistemologo (che valenza dare agli esiti della nostra interrogazione?). Scopo di questa riflessione è argomentare come il complesso di inferiorità e imitazione di cui parla Alberto Marradi si è tradotto in una particolare risposta alla prima questione (quella ontologica) che ha fortemente influenzato quella fornita alle altre due. Assunti di stampo oggettivista e realista hanno infatti contraddistinto i paradigmi positivista e neopositivista – a lungo predominanti nelle scienze sociali – influenzando seguaci dell’orientamento “quantitativo”, così come di quello “qualitativo”. Oggi molti di questi assunti sono stati messi in discussione ma non del tutto superati.
2016
978-88-56836-35-6
Oltre il complesso d'inferiorità: un'epistemologia per le scienze sociali
43
52
Acocella Ivana
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