Il saggio analizza il processo di epurazione e amnistia in Italia nel secondo dopoguerra, ponendolo in relazione con l’esperienza francese. Le relazioni tra Italia e Francia, già compromesse durante gli anni del fascismo, si interruppero con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940. Tuttavia, nei mesi finali del conflitto, la Resistenza riannodò i rapporti tra i due paesi, favorendo una riconciliazione diplomatica e politica nel dopoguerra. Il generale De Gaulle assunse inizialmente una posizione dura nei confronti dell’Italia, ma poi riconobbe l’importanza della collaborazione tra le due nazioni nel nuovo assetto democratico europeo. L’epurazione dei collaborazionisti fu un fenomeno diffuso in tutta Europa, con caratteristiche diverse da paese a paese. In Italia, il governo Bonomi evitò di perseguire l’intero regime fascista, concentrandosi sui collaborazionisti della Repubblica Sociale Italiana. Il sistema giudiziario italiano istituì le Corti d’Assise straordinarie, ma il processo di epurazione fu breve e limitato, soprattutto per la volontà politica di voltare pagina rapidamente. La Francia, invece, affrontò un’epurazione più lunga e sistematica, con condanne più severe. L’amnistia italiana del 1946, promossa dal ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, fu percepita come un "colpo di spugna" sui crimini fascisti e suscitò forti polemiche, sia in Italia che in Francia. In Francia, il dibattito sulle amnistie si protrasse fino agli anni Cinquanta, coinvolgendo intellettuali come Albert Camus e François Mauriac. Mentre in Francia l’amnistia fu sostenuta soprattutto dalla destra moderata e dai neofascisti, in Italia essa fu frutto di un compromesso tra le forze della Resistenza e la necessità di stabilizzare il paese. L’analisi comparativa tra Italia e Francia mostra differenze nei tempi e nelle modalità dell’epurazione e dell’amnistia, ma anche punti in comune: entrambi i paesi affrontarono il dilemma della giustizia di transizione e della necessità di riconciliazione nazionale. In Francia si guardò all’Italia come a un esempio di chiusura rapida dell’epurazione, mentre in Italia il confronto con il modello francese influenzò la percezione della propria transizione democratica.
Epurazione e amnistia in Italia: uno sguardo dalla Francia / Valeria Galimi. - STAMPA. - (2020), pp. 45-66.
Epurazione e amnistia in Italia: uno sguardo dalla Francia
Valeria Galimi
2020
Abstract
Il saggio analizza il processo di epurazione e amnistia in Italia nel secondo dopoguerra, ponendolo in relazione con l’esperienza francese. Le relazioni tra Italia e Francia, già compromesse durante gli anni del fascismo, si interruppero con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940. Tuttavia, nei mesi finali del conflitto, la Resistenza riannodò i rapporti tra i due paesi, favorendo una riconciliazione diplomatica e politica nel dopoguerra. Il generale De Gaulle assunse inizialmente una posizione dura nei confronti dell’Italia, ma poi riconobbe l’importanza della collaborazione tra le due nazioni nel nuovo assetto democratico europeo. L’epurazione dei collaborazionisti fu un fenomeno diffuso in tutta Europa, con caratteristiche diverse da paese a paese. In Italia, il governo Bonomi evitò di perseguire l’intero regime fascista, concentrandosi sui collaborazionisti della Repubblica Sociale Italiana. Il sistema giudiziario italiano istituì le Corti d’Assise straordinarie, ma il processo di epurazione fu breve e limitato, soprattutto per la volontà politica di voltare pagina rapidamente. La Francia, invece, affrontò un’epurazione più lunga e sistematica, con condanne più severe. L’amnistia italiana del 1946, promossa dal ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, fu percepita come un "colpo di spugna" sui crimini fascisti e suscitò forti polemiche, sia in Italia che in Francia. In Francia, il dibattito sulle amnistie si protrasse fino agli anni Cinquanta, coinvolgendo intellettuali come Albert Camus e François Mauriac. Mentre in Francia l’amnistia fu sostenuta soprattutto dalla destra moderata e dai neofascisti, in Italia essa fu frutto di un compromesso tra le forze della Resistenza e la necessità di stabilizzare il paese. L’analisi comparativa tra Italia e Francia mostra differenze nei tempi e nelle modalità dell’epurazione e dell’amnistia, ma anche punti in comune: entrambi i paesi affrontarono il dilemma della giustizia di transizione e della necessità di riconciliazione nazionale. In Francia si guardò all’Italia come a un esempio di chiusura rapida dell’epurazione, mentre in Italia il confronto con il modello francese influenzò la percezione della propria transizione democratica.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Galimi 2 giugno_4.pdf
accesso aperto
Tipologia:
Pdf editoriale (Version of record)
Licenza:
Open Access
Dimensione
517.67 kB
Formato
Adobe PDF
|
517.67 kB | Adobe PDF |
I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



