Una lingua di cultura viene definita tale perché usata non solo per parlare (da un numero congruo di persone), ma anche per scrivere testi della massima complessità sia in ambito scientifico che letterario. Quando una lingua smette di essere impiegata per questi compiti, tende piano piano a sfasarsi dalla realtà e a rimanere indietro rispetto al mondo che dovrebbe descrivere; questo può, progressivamente, portare alla sua decadenza e, in alcuni casi, perfino alla morte. Per comprendere la questione, può essere d’aiuto osservare la relazione tra l’italiano e i dialetti, che non sono varietà figlie, ma sorelle di quella assurta a lingua nazionale. Non sono pochi i casi in cui i parlanti di uno specifico dialetto si offendono quando il loro idioma viene definito in questo modo, rivendicandone lo status di lingua. In realtà, il discrimine tra italiano e dialetto, in Italia, dipende quasi esclusivamente da fattori non linguistici, in particolare dai compiti per i quali viene impiegato (per esempio: lo si usa per comunicazioni ufficiali? Lo si insegna a scuola? Lo si impiega per scrivere i famosi testi di massima complessità sia scientifica che letteraria, come scritto poco sopra?) e dall’estensione geografica del suo impiego. Di conseguenza, chiamare “dialetto” un idioma si riferisce esclusivamente al suo status socioculturale, non a sue caratteristiche – o presunte carenze – interne. Il fatto che proprio il fiorentino parlato dalle classi colte del Trecento sia servito da base per l’italiano odierno è quasi un accidente storico, al quale ha ovviamente contribuito l’esistenza di una ricchissima tradizione letteraria (ad esempio le Tre Corone: Dante, Petrarca, Boccaccio); ma poiché anche altri dialetti possono vantare una ricca tradizione di testi, nulla esclude che tutto il processo potesse avere come protagonista un altro dialetto. Insomma, il raggiungimento dello status di lingua di cultura, così come la sua perdita, sono processi sicuramente non immediati, ma non particolarmente impossibili. Se l’acquisizione e la perdita di status di lingua funzionano in questo modo, ritenere una lingua inadatta per svolgere compiti avanzati, cercando di sostituirla con un’altra, può portare alla sua “retrocessione” a dialetto.

La querelle nella relazione tra italiano e inglese / Vera Gheno. - STAMPA. - (2019), pp. 228-229.

La querelle nella relazione tra italiano e inglese

Vera Gheno
2019

Abstract

Una lingua di cultura viene definita tale perché usata non solo per parlare (da un numero congruo di persone), ma anche per scrivere testi della massima complessità sia in ambito scientifico che letterario. Quando una lingua smette di essere impiegata per questi compiti, tende piano piano a sfasarsi dalla realtà e a rimanere indietro rispetto al mondo che dovrebbe descrivere; questo può, progressivamente, portare alla sua decadenza e, in alcuni casi, perfino alla morte. Per comprendere la questione, può essere d’aiuto osservare la relazione tra l’italiano e i dialetti, che non sono varietà figlie, ma sorelle di quella assurta a lingua nazionale. Non sono pochi i casi in cui i parlanti di uno specifico dialetto si offendono quando il loro idioma viene definito in questo modo, rivendicandone lo status di lingua. In realtà, il discrimine tra italiano e dialetto, in Italia, dipende quasi esclusivamente da fattori non linguistici, in particolare dai compiti per i quali viene impiegato (per esempio: lo si usa per comunicazioni ufficiali? Lo si insegna a scuola? Lo si impiega per scrivere i famosi testi di massima complessità sia scientifica che letteraria, come scritto poco sopra?) e dall’estensione geografica del suo impiego. Di conseguenza, chiamare “dialetto” un idioma si riferisce esclusivamente al suo status socioculturale, non a sue caratteristiche – o presunte carenze – interne. Il fatto che proprio il fiorentino parlato dalle classi colte del Trecento sia servito da base per l’italiano odierno è quasi un accidente storico, al quale ha ovviamente contribuito l’esistenza di una ricchissima tradizione letteraria (ad esempio le Tre Corone: Dante, Petrarca, Boccaccio); ma poiché anche altri dialetti possono vantare una ricca tradizione di testi, nulla esclude che tutto il processo potesse avere come protagonista un altro dialetto. Insomma, il raggiungimento dello status di lingua di cultura, così come la sua perdita, sono processi sicuramente non immediati, ma non particolarmente impossibili. Se l’acquisizione e la perdita di status di lingua funzionano in questo modo, ritenere una lingua inadatta per svolgere compiti avanzati, cercando di sostituirla con un’altra, può portare alla sua “retrocessione” a dialetto.
2019
Digitaliano. Pratiche di scrittura quotidiana e professionale
228
229
Vera Gheno
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