Il lavoro di tesi di Andrea Martini nasce come prosecuzione dell’esperienza seminariale svolta a Shanghai fra il settembre e il dicembre del 2019, che aveva per oggetto la formulazione di una proposta di riuso del padiglione italiano realizzato in occasione dell’Esposizione Internazionale di Shanghai del 2010. Il seminario ha poi trovato prosecuzione con un lavoro di affinamento delle proposte degli studenti affidato al coordinamento del Prof. Paolo Zermani che ha avuto come esito la redazione di un progetto preliminare per il padiglione progettato dall’architetto Imbrighi. Una nuova figura, un brano di astratta chiarezza, emerge dal parco dell’Expo specchiandosi nelle acque del vicino fiume, evocando l’immagine di un palazzo rinascimentale italiano. La struttura che avvolge la sagoma del vecchio edificio risolve la distribuzione dei volumi tagliati dalle linee diagonali della facciata originale mediante una serie di gallerie sovrapposte che permettono l’allestimento di mostre o più semplicemente una visione panoramica del parco, del fiume e dello skyline della megalopoli. La tensione generata fra diversi linguaggi diviene così testimonianza del processo di ricostruzione sull’antico che da sempre ha governato l’evoluzione e la crescita delle città italiane nel corso dei secoli. Il progetto, che avrebbe dovuto ospitare la sede cinese delle Gallerie degli Uffizi, è stato poi ulteriormente sviluppato da due tesi di laurea. Quella di Andrea Martini, affida alle gallerie esterne la distribuzione delle sale museali trasformando in spazi esterni e non climatizzati gli interstizi e la corte centrale del padiglione. In questa avanguardistica rovina, si rivela un inatteso brano di purezza. Una bianca colonna abita lo spazio più segreto del vecchio padiglione, divenendo simbolo della capacità degli architetti italiani di saper riunire senza contraddizione alcuna la lezione dell’Alberti a quella di Terragni, la regola del Vignola al razionalismo esaltato di Rossi. Nello spazio centrale, ora esposto alla luce del sole e alle ombre drammatiche e nette dei corpi deformati di Imbrighi, il laconico totem loosiano — grazie alla sua monumentale dimensione — ospita l’ingresso e la principale torre distributiva del nuovo museo, incarnando quella misura assoluta che inseguiamo col nostro lavoro di progettisti; ostinati nel non rinunciare a immettere la lezione della storia dell’architettura nel nostro quotidiano operare. Andrea Martini's thesis was born as a continuation of the seminar experience held in Shanghai between September and December 2019, which had as its object the formulation of a proposal for the reuse of the Italian pavilion realized on the occasion of the 2010 Shanghai International Expo. The seminar was then continued with a refinement of the students' proposals entrusted to the coordination by Prof. Paolo Zermani, which resulted in the drafting of a preliminary project for the pavilion designed by architect Imbrighi. designed by architect Imbrighi. A new figure, a piece of abstract clarity, emerges from the Expo Park reflected in the waters of the nearby river, evoking the image of an Italian Renaissance palace. The structure that wraps around the silhouette of the old building resolves the distribution of volumes cut by the diagonal lines the diagonal lines of the original façade through a series of overlapping galleries that allow for exhibitions or simply a panoramic view of the park, the river, and the city. simply a panoramic view of the park, the river, and the skyline of the megalopolis. The tension generated between different languages thus becomes evidence of the process of reconstruction on the old that has always governed the evolution and always governed the evolution and growth of Italian cities over the centuries. The project, which was to host the Chinese branch of the Uffizi Galleries, was then further developed by two dissertations. The one by Andrea Martini, entrusts the external galleries with the distribution of the museum rooms by transforming the interstices the interstices and the central courtyard of the pavilion into non-air-conditioned outdoor spaces. In this avant-garde ruin, an unexpected piece of purity is revealed. A white column inhabits the most secret space of the old pavilion, becoming a symbol of the ability of Italian architects to bring together without contradiction the lesson of Alberti to that of Terragni, the rule of Vignola to the exalted rationalism of Rossi. In the central space, now exposed to sunlight and the dramatic, sharp shadows of Imbrighi's deformed bodies, the laconic Loosian totem - thanks to its monumental size - houses the entrance and the main distribution tower of the new museum, embodying that absolute measure that we pursue with our work as designers; obstinate in not renounce the lesson of architectural history in our daily work.
Riportare la misura italiana a shanghai / Andrea Innocenzo Volpe. - STAMPA. - (2023), pp. 4-5.
Riportare la misura italiana a shanghai
Andrea Innocenzo Volpe
2023
Abstract
Il lavoro di tesi di Andrea Martini nasce come prosecuzione dell’esperienza seminariale svolta a Shanghai fra il settembre e il dicembre del 2019, che aveva per oggetto la formulazione di una proposta di riuso del padiglione italiano realizzato in occasione dell’Esposizione Internazionale di Shanghai del 2010. Il seminario ha poi trovato prosecuzione con un lavoro di affinamento delle proposte degli studenti affidato al coordinamento del Prof. Paolo Zermani che ha avuto come esito la redazione di un progetto preliminare per il padiglione progettato dall’architetto Imbrighi. Una nuova figura, un brano di astratta chiarezza, emerge dal parco dell’Expo specchiandosi nelle acque del vicino fiume, evocando l’immagine di un palazzo rinascimentale italiano. La struttura che avvolge la sagoma del vecchio edificio risolve la distribuzione dei volumi tagliati dalle linee diagonali della facciata originale mediante una serie di gallerie sovrapposte che permettono l’allestimento di mostre o più semplicemente una visione panoramica del parco, del fiume e dello skyline della megalopoli. La tensione generata fra diversi linguaggi diviene così testimonianza del processo di ricostruzione sull’antico che da sempre ha governato l’evoluzione e la crescita delle città italiane nel corso dei secoli. Il progetto, che avrebbe dovuto ospitare la sede cinese delle Gallerie degli Uffizi, è stato poi ulteriormente sviluppato da due tesi di laurea. Quella di Andrea Martini, affida alle gallerie esterne la distribuzione delle sale museali trasformando in spazi esterni e non climatizzati gli interstizi e la corte centrale del padiglione. In questa avanguardistica rovina, si rivela un inatteso brano di purezza. Una bianca colonna abita lo spazio più segreto del vecchio padiglione, divenendo simbolo della capacità degli architetti italiani di saper riunire senza contraddizione alcuna la lezione dell’Alberti a quella di Terragni, la regola del Vignola al razionalismo esaltato di Rossi. Nello spazio centrale, ora esposto alla luce del sole e alle ombre drammatiche e nette dei corpi deformati di Imbrighi, il laconico totem loosiano — grazie alla sua monumentale dimensione — ospita l’ingresso e la principale torre distributiva del nuovo museo, incarnando quella misura assoluta che inseguiamo col nostro lavoro di progettisti; ostinati nel non rinunciare a immettere la lezione della storia dell’architettura nel nostro quotidiano operare. Andrea Martini's thesis was born as a continuation of the seminar experience held in Shanghai between September and December 2019, which had as its object the formulation of a proposal for the reuse of the Italian pavilion realized on the occasion of the 2010 Shanghai International Expo. The seminar was then continued with a refinement of the students' proposals entrusted to the coordination by Prof. Paolo Zermani, which resulted in the drafting of a preliminary project for the pavilion designed by architect Imbrighi. designed by architect Imbrighi. A new figure, a piece of abstract clarity, emerges from the Expo Park reflected in the waters of the nearby river, evoking the image of an Italian Renaissance palace. The structure that wraps around the silhouette of the old building resolves the distribution of volumes cut by the diagonal lines the diagonal lines of the original façade through a series of overlapping galleries that allow for exhibitions or simply a panoramic view of the park, the river, and the city. simply a panoramic view of the park, the river, and the skyline of the megalopolis. The tension generated between different languages thus becomes evidence of the process of reconstruction on the old that has always governed the evolution and always governed the evolution and growth of Italian cities over the centuries. The project, which was to host the Chinese branch of the Uffizi Galleries, was then further developed by two dissertations. The one by Andrea Martini, entrusts the external galleries with the distribution of the museum rooms by transforming the interstices the interstices and the central courtyard of the pavilion into non-air-conditioned outdoor spaces. In this avant-garde ruin, an unexpected piece of purity is revealed. A white column inhabits the most secret space of the old pavilion, becoming a symbol of the ability of Italian architects to bring together without contradiction the lesson of Alberti to that of Terragni, the rule of Vignola to the exalted rationalism of Rossi. In the central space, now exposed to sunlight and the dramatic, sharp shadows of Imbrighi's deformed bodies, the laconic Loosian totem - thanks to its monumental size - houses the entrance and the main distribution tower of the new museum, embodying that absolute measure that we pursue with our work as designers; obstinate in not renounce the lesson of architectural history in our daily work.| File | Dimensione | Formato | |
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