La bassa fecondità italiana non deriva soltanto da mutate preferenze o cambiamenti culturali, ma è soprattutto il risultato di vincoli strutturali di natura economica, sociale e istituzionale che limitano la possibilità di realizzare i progetti di genitorialità. In Italia il sostegno pubblico alla genitorialità è poco generoso: i servizi per la prima infanzia sono insufficienti, i congedi poco incentivanti per i padri e il quadro normativo non favorisce l’indipendenza economica dei giovani. Inoltre, precarietà occupazionale, stagnazione salariale e incertezza economica e abitativa ostacolano la transizione all’età adulta. Le politiche pronataliste, spesso basate su misure frammentarie come assegni una tantum, mostrano un’efficacia modesta nel sostenere la natalità. Per affrontare in modo più duraturo la “crisi demografica” è necessario un pacchetto coerente di riforme strutturali che promuova l’autonomia giovanile, la parità di genere, il potenziamento dei servizi per l’infanzia e dei congedi parentali, e la tutela della salute riproduttiva nell’intero corso di vita. L’invecchiamento “dal basso”, dovuto al persistente calo delle nascite, richiede un approccio integrato e multidimensionale: non bonus spot, ma riforme strutturali per migliorare le condizioni di vita.
Quali politiche per la fecondità in Italia? / Vignoli, D., Guetto, R., Brini, E.. - ELETTRONICO. - AGE-IT e la promessa di una demografia positiva. Ripensare l’invecchiamento con politiche sostenibili.:(2025), pp. 15-22.
Quali politiche per la fecondità in Italia?
Vignoli, Daniele;Guetto, Raffaele;Brini, Elisa
2025
Abstract
La bassa fecondità italiana non deriva soltanto da mutate preferenze o cambiamenti culturali, ma è soprattutto il risultato di vincoli strutturali di natura economica, sociale e istituzionale che limitano la possibilità di realizzare i progetti di genitorialità. In Italia il sostegno pubblico alla genitorialità è poco generoso: i servizi per la prima infanzia sono insufficienti, i congedi poco incentivanti per i padri e il quadro normativo non favorisce l’indipendenza economica dei giovani. Inoltre, precarietà occupazionale, stagnazione salariale e incertezza economica e abitativa ostacolano la transizione all’età adulta. Le politiche pronataliste, spesso basate su misure frammentarie come assegni una tantum, mostrano un’efficacia modesta nel sostenere la natalità. Per affrontare in modo più duraturo la “crisi demografica” è necessario un pacchetto coerente di riforme strutturali che promuova l’autonomia giovanile, la parità di genere, il potenziamento dei servizi per l’infanzia e dei congedi parentali, e la tutela della salute riproduttiva nell’intero corso di vita. L’invecchiamento “dal basso”, dovuto al persistente calo delle nascite, richiede un approccio integrato e multidimensionale: non bonus spot, ma riforme strutturali per migliorare le condizioni di vita.| File | Dimensione | Formato | |
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