Quando si studia il diritto costituzionale degli Stati Uniti l’attenzione è generalmente rivolta alla giurisprudenza della Corte suprema e ciò è vero soprattutto se vengono in considerazione i diritti fondamentali. Numerose e note sono le sentenze che hanno caratterizzato le varie epoche della Corte americana ampliando o restringendo il godimento di alcune libertà vuoi previste espressamente dalla Carta fondamentale vuoi riconosciute dai Justices nella penombra di alcune sue disposizioni open ended, prima fra tutte la due process clause. La giurisprudenza della Corte suprema è sempre stata una lente privilegiata attraverso cui osservare evoluzioni e involuzioni dell’ordinamento degli Stati Uniti. I quattro Term che si sono succeduti durate la Presidenza Biden hanno confermato l’attenzione di studiosi e opinione pubblica sulle due sponde dell’Atlantico per la giurisprudenza della Corte suprema – una delle più conservatrici della recente storia americana, a seguito della nomina di tre giudici da parte del Presidente Trump durante il suo primo mandato. Tale giurisprudenza ha rivelato in numerose occasioni la posizione fortemente ideologica della maggioranza, che riflette e contemporaneamente contribuisce a radicare la polarizzazione tra due anime di una nazione profondamente divisa. Gli anni della Presidenza Biden, durante i quali non poche decisioni hanno rappresentato un ostacolo al perseguimento delle politiche dell’amministrazione democratica, confermano dunque che lo studio delle sentenze della Corte suprema è imprescindibile per la comprensione del diritto costituzionale e delle sue recenti metamorfosi; tuttavia, questi ultimi anni rivelano anche che, per avere un quadro almeno tendenzialmente completo dell’impatto della giurisprudenza sui diritti fondamentali, è opportuno prendere in considerazione non solo le full opinions, ovvero le sentenze pienamente argomentate, in vario modo sottoscritte da tutti i giudici e pronunciate a seguito dell’oral argument, ma anche i casi che non vengono decisi e, soprattutto, i casi che vengono decisi in modo sommario. Quindi, insieme a ciò che la Corte dice in maniera esplicita, è importante tenere conto di ciò che dice in via sommaria, quasi nascosta. E tale accurata ricostruzione appare particolarmente significativa in un ordinamento ove vige un controllo di costituzionalità di tipo diffuso e concreto. Un interessante punto di osservazione per verificare il rapporto tra full opinions e decisioni sommarie nonché l’importanza di alcuni istituti processuali tipici della common law americana e il loro possibile impatto sui diritti, attiene alla recente giurisprudenza in tema di interruzione volontaria della gravidanza.

Diritti fondamentai e processo negli Stati Uniti. Ciò che appare e ciò che rimane nascosto / Vittoria Barsotti. - STAMPA. - (2025), pp. 251-263.

Diritti fondamentai e processo negli Stati Uniti. Ciò che appare e ciò che rimane nascosto

Vittoria Barsotti
2025

Abstract

Quando si studia il diritto costituzionale degli Stati Uniti l’attenzione è generalmente rivolta alla giurisprudenza della Corte suprema e ciò è vero soprattutto se vengono in considerazione i diritti fondamentali. Numerose e note sono le sentenze che hanno caratterizzato le varie epoche della Corte americana ampliando o restringendo il godimento di alcune libertà vuoi previste espressamente dalla Carta fondamentale vuoi riconosciute dai Justices nella penombra di alcune sue disposizioni open ended, prima fra tutte la due process clause. La giurisprudenza della Corte suprema è sempre stata una lente privilegiata attraverso cui osservare evoluzioni e involuzioni dell’ordinamento degli Stati Uniti. I quattro Term che si sono succeduti durate la Presidenza Biden hanno confermato l’attenzione di studiosi e opinione pubblica sulle due sponde dell’Atlantico per la giurisprudenza della Corte suprema – una delle più conservatrici della recente storia americana, a seguito della nomina di tre giudici da parte del Presidente Trump durante il suo primo mandato. Tale giurisprudenza ha rivelato in numerose occasioni la posizione fortemente ideologica della maggioranza, che riflette e contemporaneamente contribuisce a radicare la polarizzazione tra due anime di una nazione profondamente divisa. Gli anni della Presidenza Biden, durante i quali non poche decisioni hanno rappresentato un ostacolo al perseguimento delle politiche dell’amministrazione democratica, confermano dunque che lo studio delle sentenze della Corte suprema è imprescindibile per la comprensione del diritto costituzionale e delle sue recenti metamorfosi; tuttavia, questi ultimi anni rivelano anche che, per avere un quadro almeno tendenzialmente completo dell’impatto della giurisprudenza sui diritti fondamentali, è opportuno prendere in considerazione non solo le full opinions, ovvero le sentenze pienamente argomentate, in vario modo sottoscritte da tutti i giudici e pronunciate a seguito dell’oral argument, ma anche i casi che non vengono decisi e, soprattutto, i casi che vengono decisi in modo sommario. Quindi, insieme a ciò che la Corte dice in maniera esplicita, è importante tenere conto di ciò che dice in via sommaria, quasi nascosta. E tale accurata ricostruzione appare particolarmente significativa in un ordinamento ove vige un controllo di costituzionalità di tipo diffuso e concreto. Un interessante punto di osservazione per verificare il rapporto tra full opinions e decisioni sommarie nonché l’importanza di alcuni istituti processuali tipici della common law americana e il loro possibile impatto sui diritti, attiene alla recente giurisprudenza in tema di interruzione volontaria della gravidanza.
2025
979-12-235-0362-1
Studi in onore di Gian Antonio Benecchio. Le frontiere del diritto comparato ed europeo
251
263
Vittoria Barsotti
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Utilizza questo identificatore per citare o creare un link a questa risorsa: https://hdl.handle.net/2158/1442744
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