Esercizio costruito sul tema della riparazione. I muri in blocchi di pietra squadrata sono spessi e dipinti a latte di calce. Le stanze sono rettangolari con una finestra verticale al centro di ogni parete a inquadrare gli alberi vicini e le montagne intorno. I pavimenti erano, e sono ancora, in legno di larice con tavole larghe a rincorrersi. Strati successivi di pavimenti avevano nascosto gli antichi orditi di grandi travi con i loro travetti disposti all’opposto della stanza precedente così da concorrere a una singolarissima resilienza antisismica dell’intera struttura, dove l’uno e il tutto giungono a ricomposizione. Ora anche queste trame sono state disvelate e mostrate. Anche il parco, che sta intorno alla casa, riprende a poco a poco la sua fisionomia originaria, piccole rampe raccordate a far terrazze che l’acqua scivoli più piano, alcune scalinate in pietra per suggerire la direzione verso l’alto, parapetti in ferro battuto inquadrati da pilastrini che riassumono gli ordini dell’architettura con i loro dadi, i partiti appena specchiati, i coronamenti raccordati al piedritto con una guscia della fattura più semplice. Diceva la mia nonna che alle cose bisogna starci dietro. I dadi vanno stretti. Il larice deve diventare nero e poi argento. I serramenti si possono fare doppi e sottili, con una cassa di legno che li tiene. Questa è sostenibilità non esasperata. Non portata alle estreme conseguenze. Un costruire semplice di cui abbiamo ancora bisogno.

Riparazione e alta manutenzione di Casa Pischel e del suo parco / francesco valerio collotti. - STAMPA. - Identità dell'Architettura Italiana 2025:(2025), pp. 78-79.

Riparazione e alta manutenzione di Casa Pischel e del suo parco

francesco valerio collotti
2025

Abstract

Esercizio costruito sul tema della riparazione. I muri in blocchi di pietra squadrata sono spessi e dipinti a latte di calce. Le stanze sono rettangolari con una finestra verticale al centro di ogni parete a inquadrare gli alberi vicini e le montagne intorno. I pavimenti erano, e sono ancora, in legno di larice con tavole larghe a rincorrersi. Strati successivi di pavimenti avevano nascosto gli antichi orditi di grandi travi con i loro travetti disposti all’opposto della stanza precedente così da concorrere a una singolarissima resilienza antisismica dell’intera struttura, dove l’uno e il tutto giungono a ricomposizione. Ora anche queste trame sono state disvelate e mostrate. Anche il parco, che sta intorno alla casa, riprende a poco a poco la sua fisionomia originaria, piccole rampe raccordate a far terrazze che l’acqua scivoli più piano, alcune scalinate in pietra per suggerire la direzione verso l’alto, parapetti in ferro battuto inquadrati da pilastrini che riassumono gli ordini dell’architettura con i loro dadi, i partiti appena specchiati, i coronamenti raccordati al piedritto con una guscia della fattura più semplice. Diceva la mia nonna che alle cose bisogna starci dietro. I dadi vanno stretti. Il larice deve diventare nero e poi argento. I serramenti si possono fare doppi e sottili, con una cassa di legno che li tiene. Questa è sostenibilità non esasperata. Non portata alle estreme conseguenze. Un costruire semplice di cui abbiamo ancora bisogno.
2025
978-88-3338-252-4
Identità dell'architettura italiana 2025
78
79
francesco valerio collotti
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