Questo capitolo affronta la questione della fascistizzazione dell’immaginario pubblicitario auspicata dal regime fascista dal punto di vista degli addetti ai lavori, e in particolare dell’azienda pubblicitaria di maggior successo di tutto il ventennio, l’Unione Pubblicità Italiana (UPI). Concessionaria di gran parte della stampa fascista nonché creatrice di diverse campagne pubblicitarie “di regime”, all’inizio degli anni Quaranta l’UPI avrebbe raggiunto un monopolio pressoché totale su gran parte della stampa coloniale, oltre che su ampi settori della stampa nazionale. Senza trascurare l’importanza dell’autocensura e delle misure repressive, il capitolo ricostruisce fino a che punto alcuni settori dell’industria pubblicitaria seppero dar vita a un tipo di réclame ibrida, finalizzata a stimolare il consenso degli aspiranti consumatori attraverso l’accesso esclusivo a determinati consumi. Così facendo, il capitolo si ripropone di contribuire a reinterpretare il rapporto tra fascismo e consumi al fine di dimostrare come la cosiddetta “propaganda economica” venne a costituire uno degli elementi chiave della strategia del consenso della dittatura fascista nell’arco degli anni Trenta.

Vendere il fascismo: l’Unione pubblicità italiana al servizio del regime / Bianca Gaudenzi. - STAMPA. - (2025), pp. 123-148.

Vendere il fascismo: l’Unione pubblicità italiana al servizio del regime

Bianca Gaudenzi
2025

Abstract

Questo capitolo affronta la questione della fascistizzazione dell’immaginario pubblicitario auspicata dal regime fascista dal punto di vista degli addetti ai lavori, e in particolare dell’azienda pubblicitaria di maggior successo di tutto il ventennio, l’Unione Pubblicità Italiana (UPI). Concessionaria di gran parte della stampa fascista nonché creatrice di diverse campagne pubblicitarie “di regime”, all’inizio degli anni Quaranta l’UPI avrebbe raggiunto un monopolio pressoché totale su gran parte della stampa coloniale, oltre che su ampi settori della stampa nazionale. Senza trascurare l’importanza dell’autocensura e delle misure repressive, il capitolo ricostruisce fino a che punto alcuni settori dell’industria pubblicitaria seppero dar vita a un tipo di réclame ibrida, finalizzata a stimolare il consenso degli aspiranti consumatori attraverso l’accesso esclusivo a determinati consumi. Così facendo, il capitolo si ripropone di contribuire a reinterpretare il rapporto tra fascismo e consumi al fine di dimostrare come la cosiddetta “propaganda economica” venne a costituire uno degli elementi chiave della strategia del consenso della dittatura fascista nell’arco degli anni Trenta.
2025
9791254697511
Le mani sulla cultura. Adesione, negoziazione e coercizione nell’Italia fascista
123
148
Bianca Gaudenzi
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