Il ciclo della Sala della Guardaroba di Palazzo Vecchio a Firenze, realizzato a olio su tavola e recentemente restaurato (2021-2024), rappresenta un capolavoro della cartografia cinquecentesca. Iniziato nel 1563 da Egnazio Danti su commissione di Cosimo I de’ Medici e terminato solamente nel 1586 da Stefano Bonsignori, subentrato a Danti a partire dal 1576 per volere di Francesco I, tale programma cartografico, contemporaneamente a carattere culturale e dimostrazione visiva della proiezione internazionale a cui il Granducato di Toscana anelava, mirava a rappresentare la totalità delle terre allora conosciute, con una particolare enfasi riservata ai territori extraeuropei. In questa sede ci focalizzeremo sulle due carte di argomento cinese del ciclo, entrambe opere di Danti, ossia la China (1575) e la Costa della China e Isola del Giapan (senza data, ma quasi coeva), concentrandoci sulla toponomastica. Le due rappresentazioni hanno come fonte principale, in relazione sia al disegno, sia ai toponimi, Il disegno della terza parte dell’Asia di Giacomo Gastaldi (1561); ulteriori fonti, talvolta dirette, talaltra mediate, sono costituite da Il Milione di Marco Polo (dettato alla fine del XIII secolo) e dal Mappamondo di Fra Mauro (XV secolo). Consapevole del fatto che si trattasse di opere al suo tempo obsolete e in parte semi-leggendarie, Danti attinse inoltre alle più recenti Décadas da Ásia (1552) del portoghese João de Barros, verosimilmente attraverso la loro traduzione italiana del 1562, da cui trasse alcuni toponimi cinesi in forma lusitanizzata. Il cosmografo perugino tentò infine di entrare in contatto diretto col navigatore Fernão Mendes Pinto e con lo stesso de Barros, il quale si riteneva fosse in possesso di un atlante di produzione cinese fatto tradurre in portoghese.
Egnazio Danti e la Sala della Guardaroba (Palazzo Vecchio, Firenze). La toponomastica delle carte della Cina / Berti, Camillo; Piastra, Stefano. - STAMPA. - (In corso di stampa), pp. 1-12.
Egnazio Danti e la Sala della Guardaroba (Palazzo Vecchio, Firenze). La toponomastica delle carte della Cina
Berti, Camillo;Piastra, Stefano
In corso di stampa
Abstract
Il ciclo della Sala della Guardaroba di Palazzo Vecchio a Firenze, realizzato a olio su tavola e recentemente restaurato (2021-2024), rappresenta un capolavoro della cartografia cinquecentesca. Iniziato nel 1563 da Egnazio Danti su commissione di Cosimo I de’ Medici e terminato solamente nel 1586 da Stefano Bonsignori, subentrato a Danti a partire dal 1576 per volere di Francesco I, tale programma cartografico, contemporaneamente a carattere culturale e dimostrazione visiva della proiezione internazionale a cui il Granducato di Toscana anelava, mirava a rappresentare la totalità delle terre allora conosciute, con una particolare enfasi riservata ai territori extraeuropei. In questa sede ci focalizzeremo sulle due carte di argomento cinese del ciclo, entrambe opere di Danti, ossia la China (1575) e la Costa della China e Isola del Giapan (senza data, ma quasi coeva), concentrandoci sulla toponomastica. Le due rappresentazioni hanno come fonte principale, in relazione sia al disegno, sia ai toponimi, Il disegno della terza parte dell’Asia di Giacomo Gastaldi (1561); ulteriori fonti, talvolta dirette, talaltra mediate, sono costituite da Il Milione di Marco Polo (dettato alla fine del XIII secolo) e dal Mappamondo di Fra Mauro (XV secolo). Consapevole del fatto che si trattasse di opere al suo tempo obsolete e in parte semi-leggendarie, Danti attinse inoltre alle più recenti Décadas da Ásia (1552) del portoghese João de Barros, verosimilmente attraverso la loro traduzione italiana del 1562, da cui trasse alcuni toponimi cinesi in forma lusitanizzata. Il cosmografo perugino tentò infine di entrare in contatto diretto col navigatore Fernão Mendes Pinto e con lo stesso de Barros, il quale si riteneva fosse in possesso di un atlante di produzione cinese fatto tradurre in portoghese.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



