Il saggio riporta i risultati di un sondaggio operato sugli opuscoli cattolici pubblicati in Italia durante la prima guerra mondiale, diretti alle popolazioni civili e relativi a funzioni religiose e preghiere che attingevano in tutto o in parte formule e testi da libri liturgici della Chiesa romana (come il messale, il rituale, il breviario). Si tratta di un osservatorio interessante, perché nel corso del secolo precedente il movimento liturgico (che aveva avuto ampi riconoscimenti pontifici) aveva sottolineato il carattere della liturgia di preghiera pubblica e ufficiale della Chiesa, nonché l’ortodossia delle sue formule e dei suoi riti, che dunque avrebbero dovuto teoricamente prestarsi meno facilmente a manipolazioni e risignificazioni determinate dalla contingenza storica. Questi caratteri della liturgia erano stati anche richiamati, con specifico riferimento alla guerra, in una serie di articoli pubblicati a partire dall’estate del 1915 su «La Civiltà cattolica», il cui autore, il gesuita Angelo De Santi, era un autorevole esponente di quella specifica articolazione del movimento liturgico nota come “movimento ceciliano”. La pubblicistica presa in esame è di particolare interesse perché sembra essere sfuggita, almeno fino al 1917, alla censura di guerra.
La preghiera e la guerra. Pratiche liturgiche nell'Italia in guerra / Maria Paiano. - STAMPA. - Storia:(2026), pp. 169-207.
La preghiera e la guerra. Pratiche liturgiche nell'Italia in guerra.
Maria Paiano
2026
Abstract
Il saggio riporta i risultati di un sondaggio operato sugli opuscoli cattolici pubblicati in Italia durante la prima guerra mondiale, diretti alle popolazioni civili e relativi a funzioni religiose e preghiere che attingevano in tutto o in parte formule e testi da libri liturgici della Chiesa romana (come il messale, il rituale, il breviario). Si tratta di un osservatorio interessante, perché nel corso del secolo precedente il movimento liturgico (che aveva avuto ampi riconoscimenti pontifici) aveva sottolineato il carattere della liturgia di preghiera pubblica e ufficiale della Chiesa, nonché l’ortodossia delle sue formule e dei suoi riti, che dunque avrebbero dovuto teoricamente prestarsi meno facilmente a manipolazioni e risignificazioni determinate dalla contingenza storica. Questi caratteri della liturgia erano stati anche richiamati, con specifico riferimento alla guerra, in una serie di articoli pubblicati a partire dall’estate del 1915 su «La Civiltà cattolica», il cui autore, il gesuita Angelo De Santi, era un autorevole esponente di quella specifica articolazione del movimento liturgico nota come “movimento ceciliano”. La pubblicistica presa in esame è di particolare interesse perché sembra essere sfuggita, almeno fino al 1917, alla censura di guerra.I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



