Il contributo prende in esame le relazioni esistenti tra l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e i rappresentanti istituzionali dell’Italia – autorità politiche, ministeri economici, banca centrale – tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta del secolo scorso. Questo arco cronologico consente di mappare i temi e i problemi che caratterizzarono i rapporti tra l’istituzione parigina e i responsabili della politica economico-monetaria del paese nella fase conclusiva della guerra fredda e nell’incerta definizione dell’ordine post-bipolare. Particolare attenzione è riservata alle interpretazioni che gli uffici dell’OCSE elaborarono in merito agli andamenti dell’economia nazionale, le cui traiettorie risultavano profondamente connesse alle trasformazioni che, in quella stessa fase, investirono l’Europa comunitaria e più in generale i pilastri del sistema internazionale, vale a dire – tra gli altri – l’introduzione dell’Atto Unico europeo (1987), la realizzazione dell’Unione Economica e Monetaria (UEM, 1992), la dissoluzione del blocco socialista, il processo di riunificazione tedesca e il completamento dell’Uruguay Round. L’obiettivo del contributo è, pertanto, di duplice natura. Da un lato, esso mira a tematizzare in termini storiografici gli ambiti di interesse (e di tensione) che in quegli anni accompagnarono le relazioni tra l’OCSE e il contesto italiano, segnato dalle vicende riguardanti l’eredità di una lotta all’inflazione condotta soprattutto nella prima metà del decennio Ottanta; la gestione di un debito pubblico sempre più consistente; i tentativi di rilancio della crescita economica; la trasformazione dell’economia mista nazionale e l’avvio della stagione delle privatizzazioni; il parziale collasso, dopo gli eventi del 1992, della “repubblica dei partiti”. Dall’altro lato, questo lavoro ambisce a interpretare tali fenomeni alla luce delle specificità politico-organizzative dell’OCSE stessa, la quale fin dai primi anni Sessanta – quando cessò l’esperienza storica del suo precursore istituzionale, e cioè l’OECE (1948-1961) – ha rappresentato un attore internazionale di fatto privo di poteri politici vincolanti per i propri stati membri, ma al contempo capace di agire come uno dei più significativi forum di analisi e di discussione tra i paesi appartenenti alla variegata costellazione delle economie di mercato. Pertanto, muovendo da una ricognizione di fonti primarie (verbali del Consiglio dell’OCSE nel corso degli anni Ottanta; carte della Banca d’Italia; carte dell’Archivio storico dell’UE), letteratura grigia (come gli Economic Outlook e gli Economic Surveys dedicati dall’OCSE all’Italia, o i bollettini dell’OCSE focalizzati sul processo di privatizzazione delle imprese pubbliche italiane) e letteratura secondaria, questo contributo si propone di comprendere quali furono e come vennero concettualizzate le raccomandazioni elaborate dall’OCSE e indirizzate alle istituzioni italiane nel più ampio panorama dell’affermazione del paradigma neoliberale e della ricomposizione del sistema internazionale dopo la conclusione della guerra fredda.
Un ordine di mercato nel mondo post-bipolare. L'Ocse, l'Italia e le trasformazioni dell'economia europea / Roberto Ventresca. - STAMPA. - (2026), pp. 273-296.
Un ordine di mercato nel mondo post-bipolare. L'Ocse, l'Italia e le trasformazioni dell'economia europea
Roberto Ventresca
2026
Abstract
Il contributo prende in esame le relazioni esistenti tra l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e i rappresentanti istituzionali dell’Italia – autorità politiche, ministeri economici, banca centrale – tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta del secolo scorso. Questo arco cronologico consente di mappare i temi e i problemi che caratterizzarono i rapporti tra l’istituzione parigina e i responsabili della politica economico-monetaria del paese nella fase conclusiva della guerra fredda e nell’incerta definizione dell’ordine post-bipolare. Particolare attenzione è riservata alle interpretazioni che gli uffici dell’OCSE elaborarono in merito agli andamenti dell’economia nazionale, le cui traiettorie risultavano profondamente connesse alle trasformazioni che, in quella stessa fase, investirono l’Europa comunitaria e più in generale i pilastri del sistema internazionale, vale a dire – tra gli altri – l’introduzione dell’Atto Unico europeo (1987), la realizzazione dell’Unione Economica e Monetaria (UEM, 1992), la dissoluzione del blocco socialista, il processo di riunificazione tedesca e il completamento dell’Uruguay Round. L’obiettivo del contributo è, pertanto, di duplice natura. Da un lato, esso mira a tematizzare in termini storiografici gli ambiti di interesse (e di tensione) che in quegli anni accompagnarono le relazioni tra l’OCSE e il contesto italiano, segnato dalle vicende riguardanti l’eredità di una lotta all’inflazione condotta soprattutto nella prima metà del decennio Ottanta; la gestione di un debito pubblico sempre più consistente; i tentativi di rilancio della crescita economica; la trasformazione dell’economia mista nazionale e l’avvio della stagione delle privatizzazioni; il parziale collasso, dopo gli eventi del 1992, della “repubblica dei partiti”. Dall’altro lato, questo lavoro ambisce a interpretare tali fenomeni alla luce delle specificità politico-organizzative dell’OCSE stessa, la quale fin dai primi anni Sessanta – quando cessò l’esperienza storica del suo precursore istituzionale, e cioè l’OECE (1948-1961) – ha rappresentato un attore internazionale di fatto privo di poteri politici vincolanti per i propri stati membri, ma al contempo capace di agire come uno dei più significativi forum di analisi e di discussione tra i paesi appartenenti alla variegata costellazione delle economie di mercato. Pertanto, muovendo da una ricognizione di fonti primarie (verbali del Consiglio dell’OCSE nel corso degli anni Ottanta; carte della Banca d’Italia; carte dell’Archivio storico dell’UE), letteratura grigia (come gli Economic Outlook e gli Economic Surveys dedicati dall’OCSE all’Italia, o i bollettini dell’OCSE focalizzati sul processo di privatizzazione delle imprese pubbliche italiane) e letteratura secondaria, questo contributo si propone di comprendere quali furono e come vennero concettualizzate le raccomandazioni elaborate dall’OCSE e indirizzate alle istituzioni italiane nel più ampio panorama dell’affermazione del paradigma neoliberale e della ricomposizione del sistema internazionale dopo la conclusione della guerra fredda.| File | Dimensione | Formato | |
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