Il contributo esamina la responsabilità penale del funzionario pubblico quale luogo di tensione tra giurisdizione penale e amministrazione, e tra esigenze di tutela della funzione amministrativa e salvaguardia dell’autonomia decisionale della pubblica amministrazione. Il problema assume particolare rilievo con riferimento all’esercizio della discrezionalità amministrativa, ambito nel quale il sindacato del giudice penale rischia di incidere sui principi di determinatezza, tassatività e legalità, oltre che sul canone della separazione dei poteri. Pur muovendo dall’affermazione dell’intangibilità del merito amministrativo, la giurisprudenza penale tende talora a ricercare, oltre l’illegittimità amministrativa, un quid pluris penalmente rilevante, con l’effetto di rendere incerti i confini delle fattispecie incriminatrici e di alimentare una possibile torsione del concetto stesso di discrezionalità. In questa prospettiva, il lavoro riesamina criticamente il modo in cui la discrezionalità amministrativa e le regole che ne disciplinano l’esercizio vengono recepite nel diritto penale, ponendole a confronto con il significato che esse assumono nel diritto amministrativo. Attraverso il riferimento al rapporto tra corruzione propria e impropria e all’evoluzione dell’abuso d’ufficio, il lavoro mostra come molte difficoltà applicative derivino non soltanto dall’attività interpretativa del giudice penale, ma anche da un’insufficiente comunicazione tra i due settori dell’ordinamento e da una concezione “indistinta” della discrezionalità. Superando tanto la prospettiva dell’accessorietà del diritto penale quanto quella della sua incondizionata autonomia, il contributo valorizza il principio di unitarietà e non contraddizione dell’ordinamento, individuando nella legalità un criterio trasversale di raccordo tra le diverse esperienze giuridiche. Ne emerge una possibile ricostruzione della responsabilità penale derivante dall’esercizio della discrezionalità amministrativa, idonea, da un lato, a preservare il nucleo costituzionalmente riservato all’amministrazione e, dall’altro, a garantire una tutela penale coerente con il bene giuridico protetto. *** The article examines the criminal liability of public officials as a site of tension between criminal jurisdiction and administration, as well as between the need to protect the administrative function and the safeguarding of the decision-making autonomy of public administration. The issue is particularly significant with regard to the exercise of administrative discretion, an area in which review by the criminal court may affect the principles of definiteness, strict construction and legality, as well as the doctrine of separation of powers. Although criminal case law proceeds from the asserted inviolability of administrative merits review, it at times tends to search, beyond administrative unlawfulness, for a criminally relevant quid pluris, with the effect of rendering the boundaries of criminal offences uncertain and of potentially distorting the very concept of discretion. From this perspective, the article critically reconsiders the way in which administrative discretion and the rules governing its exercise are received in criminal law, comparing them with the meaning they assume in administrative law. By referring to the relationship between proper and improper corruption and to the evolution of abuse of office, the article shows that many practical difficulties stem not only from the interpretative activity of the criminal court, but also from insufficient communication between the two branches of the legal system and from an undifferentiated conception of discretion. As an alternative both to the ancillary nature of criminal law and to its unconditional autonomy, the article emphasises the principle of unity and non-contradiction of the legal order, identifying legality as a cross-cutting criterion for connecting different legal fields. What emerges is a possible reconstruction of criminal liability arising from the exercise of administrative discretion, capable, on the one hand, of preserving the constitutionally reserved core of administrative power and, on the other, of ensuring criminal-law protection consistent with the protected legal interest.
La responsabilità penale (da attività amministrativa discrezionale) / chiara cudia. - STAMPA. - Le responsabilità pubbliche (a cura di Riccardo Ursi):(2026), pp. 147-186.
La responsabilità penale (da attività amministrativa discrezionale)
chiara cudia
2026
Abstract
Il contributo esamina la responsabilità penale del funzionario pubblico quale luogo di tensione tra giurisdizione penale e amministrazione, e tra esigenze di tutela della funzione amministrativa e salvaguardia dell’autonomia decisionale della pubblica amministrazione. Il problema assume particolare rilievo con riferimento all’esercizio della discrezionalità amministrativa, ambito nel quale il sindacato del giudice penale rischia di incidere sui principi di determinatezza, tassatività e legalità, oltre che sul canone della separazione dei poteri. Pur muovendo dall’affermazione dell’intangibilità del merito amministrativo, la giurisprudenza penale tende talora a ricercare, oltre l’illegittimità amministrativa, un quid pluris penalmente rilevante, con l’effetto di rendere incerti i confini delle fattispecie incriminatrici e di alimentare una possibile torsione del concetto stesso di discrezionalità. In questa prospettiva, il lavoro riesamina criticamente il modo in cui la discrezionalità amministrativa e le regole che ne disciplinano l’esercizio vengono recepite nel diritto penale, ponendole a confronto con il significato che esse assumono nel diritto amministrativo. Attraverso il riferimento al rapporto tra corruzione propria e impropria e all’evoluzione dell’abuso d’ufficio, il lavoro mostra come molte difficoltà applicative derivino non soltanto dall’attività interpretativa del giudice penale, ma anche da un’insufficiente comunicazione tra i due settori dell’ordinamento e da una concezione “indistinta” della discrezionalità. Superando tanto la prospettiva dell’accessorietà del diritto penale quanto quella della sua incondizionata autonomia, il contributo valorizza il principio di unitarietà e non contraddizione dell’ordinamento, individuando nella legalità un criterio trasversale di raccordo tra le diverse esperienze giuridiche. Ne emerge una possibile ricostruzione della responsabilità penale derivante dall’esercizio della discrezionalità amministrativa, idonea, da un lato, a preservare il nucleo costituzionalmente riservato all’amministrazione e, dall’altro, a garantire una tutela penale coerente con il bene giuridico protetto. *** The article examines the criminal liability of public officials as a site of tension between criminal jurisdiction and administration, as well as between the need to protect the administrative function and the safeguarding of the decision-making autonomy of public administration. The issue is particularly significant with regard to the exercise of administrative discretion, an area in which review by the criminal court may affect the principles of definiteness, strict construction and legality, as well as the doctrine of separation of powers. Although criminal case law proceeds from the asserted inviolability of administrative merits review, it at times tends to search, beyond administrative unlawfulness, for a criminally relevant quid pluris, with the effect of rendering the boundaries of criminal offences uncertain and of potentially distorting the very concept of discretion. From this perspective, the article critically reconsiders the way in which administrative discretion and the rules governing its exercise are received in criminal law, comparing them with the meaning they assume in administrative law. By referring to the relationship between proper and improper corruption and to the evolution of abuse of office, the article shows that many practical difficulties stem not only from the interpretative activity of the criminal court, but also from insufficient communication between the two branches of the legal system and from an undifferentiated conception of discretion. As an alternative both to the ancillary nature of criminal law and to its unconditional autonomy, the article emphasises the principle of unity and non-contradiction of the legal order, identifying legality as a cross-cutting criterion for connecting different legal fields. What emerges is a possible reconstruction of criminal liability arising from the exercise of administrative discretion, capable, on the one hand, of preserving the constitutionally reserved core of administrative power and, on the other, of ensuring criminal-law protection consistent with the protected legal interest.| File | Dimensione | Formato | |
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