L’ultimo viaggio di Federico Barbarossa nel regno italico non fu certo quello di un sovrano sconfitto o umiliato da un mondo politico antagonista. Al contrario, rappresentò l’apogeo della sua autorità, aprendo la strada all’ampia libertà di azione di cui beneficiò anche Enrico VI che gli subentrò da lì a pochi anni. Questa fase – che seguiva a quella della ribellione dei centri lombardi sostenuti da Alessandro III e del confronto militare, e a quella, ancora precedente, dalla delega della giurisdizione nei confronti di alcune città e della sperimentazione di una rete di ufficiali regi su altre – altro non era che l’ennesima riconfigurazione del sistema politico del regno. Esso non era definito da un complesso stabile e coerente di istituzioni ma costituiva un’entità osmotica attraversata da cambiamenti continui determinati dal variare delle relazioni tra gli attori politici che gli appartenevano. A dargli forma e sostanza era un nuovo governo politico della società, articolato sia localmente sia nei suoi vertici sovrani, come stava avvenendo nei regni europei coevi . Dalla metà del XII secolo il regnum Italiae partecipò infatti del fenomeno di affermazione di nuove forme di governo monarchiche basate sul consenso e sulla negoziazione: anche qui le autonomie cittadine si affermarono non ‘contro’ ma ‘in contemporanea’ con il potere regio, che non era pregiudizialmente orientato a limitarne le ‘libertà’ ma che esprimeva la volontà di coniugare i disegni di ricomposizione territoriale con le istanze locali in un processo strettamente interconnesso, negoziale quanto inevitabilmente anche conflittuale, e in costante riconfigurazione .

Federico I Barbarossa e le città del regno italico / zorzi. - STAMPA. - (2025), pp. 39-60.

Federico I Barbarossa e le città del regno italico

zorzi
2025

Abstract

L’ultimo viaggio di Federico Barbarossa nel regno italico non fu certo quello di un sovrano sconfitto o umiliato da un mondo politico antagonista. Al contrario, rappresentò l’apogeo della sua autorità, aprendo la strada all’ampia libertà di azione di cui beneficiò anche Enrico VI che gli subentrò da lì a pochi anni. Questa fase – che seguiva a quella della ribellione dei centri lombardi sostenuti da Alessandro III e del confronto militare, e a quella, ancora precedente, dalla delega della giurisdizione nei confronti di alcune città e della sperimentazione di una rete di ufficiali regi su altre – altro non era che l’ennesima riconfigurazione del sistema politico del regno. Esso non era definito da un complesso stabile e coerente di istituzioni ma costituiva un’entità osmotica attraversata da cambiamenti continui determinati dal variare delle relazioni tra gli attori politici che gli appartenevano. A dargli forma e sostanza era un nuovo governo politico della società, articolato sia localmente sia nei suoi vertici sovrani, come stava avvenendo nei regni europei coevi . Dalla metà del XII secolo il regnum Italiae partecipò infatti del fenomeno di affermazione di nuove forme di governo monarchiche basate sul consenso e sulla negoziazione: anche qui le autonomie cittadine si affermarono non ‘contro’ ma ‘in contemporanea’ con il potere regio, che non era pregiudizialmente orientato a limitarne le ‘libertà’ ma che esprimeva la volontà di coniugare i disegni di ricomposizione territoriale con le istanze locali in un processo strettamente interconnesso, negoziale quanto inevitabilmente anche conflittuale, e in costante riconfigurazione .
2025
978-88-15-39517-7
Fondare una Città, fondare una Chiesa. Alle origini di Alessandria
39
60
zorzi
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