Il saggio affronta il tema dell’uso del linguaggio di genere nei testi istituzionali e normativi, discutendo in particolare l’alternativa tra forme sdoppiate, maschile sovra-esteso e soluzioni lessicali neutre. Dopo un richiamo storico alla parola «persona», mostrata come termine già presente nella tradizione giuridica medievale, si propone di considerare il vocabolo una risorsa utile per evitare formulazioni pesanti o ripetitive. L’articolo analizza poi esempi recenti tratti da statuti e regolamenti universitari, evidenziando come la scelta linguistica non sia solo questione formale, ma incida sulla chiarezza, sull’inclusività e sulla qualità comunicativa degli atti. La conclusione invita a un equilibrio pragmatico: privilegiare soluzioni comprensibili, coerenti e rispettose, senza trasformare l’inclusione linguistica in rigidità normativa o in complicazione stilistica. The essay addresses the use of gendered language in institutional and regulatory texts, focusing in particular on the alternatives between paired gender forms, the generic masculine, and neutral lexical solutions. After a historical reference to the word «persona» (“person”), presented as a term already present in the medieval legal tradition, the essay proposes considering this word as a useful resource for avoiding cumbersome or repetitive formulations. The article then analyzes recent examples drawn from university statutes and regulations, showing how linguistic choice is not merely a formal matter, but affects the clarity, inclusiveness, and communicative quality of institutional documents. The conclusion calls for a pragmatic balance: favoring solutions that are understandable, coherent, and respectful, without turning linguistic inclusion into normative rigidity or stylistic complication.
Ancora sul linguaggio istituzionale non discriminatorio riguardo al genere / Federigo Bambi. - STAMPA. - (2026), pp. 97-106.
Ancora sul linguaggio istituzionale non discriminatorio riguardo al genere
Federigo Bambi
2026
Abstract
Il saggio affronta il tema dell’uso del linguaggio di genere nei testi istituzionali e normativi, discutendo in particolare l’alternativa tra forme sdoppiate, maschile sovra-esteso e soluzioni lessicali neutre. Dopo un richiamo storico alla parola «persona», mostrata come termine già presente nella tradizione giuridica medievale, si propone di considerare il vocabolo una risorsa utile per evitare formulazioni pesanti o ripetitive. L’articolo analizza poi esempi recenti tratti da statuti e regolamenti universitari, evidenziando come la scelta linguistica non sia solo questione formale, ma incida sulla chiarezza, sull’inclusività e sulla qualità comunicativa degli atti. La conclusione invita a un equilibrio pragmatico: privilegiare soluzioni comprensibili, coerenti e rispettose, senza trasformare l’inclusione linguistica in rigidità normativa o in complicazione stilistica. The essay addresses the use of gendered language in institutional and regulatory texts, focusing in particular on the alternatives between paired gender forms, the generic masculine, and neutral lexical solutions. After a historical reference to the word «persona» (“person”), presented as a term already present in the medieval legal tradition, the essay proposes considering this word as a useful resource for avoiding cumbersome or repetitive formulations. The article then analyzes recent examples drawn from university statutes and regulations, showing how linguistic choice is not merely a formal matter, but affects the clarity, inclusiveness, and communicative quality of institutional documents. The conclusion calls for a pragmatic balance: favoring solutions that are understandable, coherent, and respectful, without turning linguistic inclusion into normative rigidity or stylistic complication.| File | Dimensione | Formato | |
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