Le città-mondo, le aree metropolitane, i contesti locali dinamici vivono in una multiscalarità di spazi che in molte occasioni recide i rapporti fondativi col territorio. Multinazionali finanziarie, turismo internazionale, fondi strutturali, politiche europee, trasporti, logistica, eventi sportivi incidono sempre di più sulla qualità della vita e del territorio (Dematteis, 2011), che reagisce diffondendo nuove povertà e un degrado sempre più esteso. I soggetti smettono di abitare i luoghi per diventare dei semplici residenti, utilizzatori indifferenti degli spazi urbani, senza alcuna sapienza sul funzionamento complesso della fabbrica urbana e territoriale. La continua espansione delle aree urbane a fronte della decrescita demografica, l’esplosione delle megacities nei territori del Sud del mondo, la precarizzazione del lavoro in una fase di tempo liberato dalle tecnologie sono solo alcuni esempi dello squilibrio generalizzato fra comunità insediate e contesti di vita. Dal 2007 viviamo in collassi continui complessivi legati alla crisi strutturale del capitalismo cannibale (Fraser, 2022), una bestia proteiforme che, come la mitica Idra, fino a oggi ha sempre trovato nuove risorse per rinascere. La società contemporanea ha imboccato la strada del tramonto, ma non riesce a rimettere in discussione le sue fondamenta, restando intrappolata nelle logiche della crescita economica illimitata a tutti i costi. Le rinascite faticose del capitalismo neoliberista sono della stessa natura globale delle crisi che le hanno prodotte, la digitalizzazione e la spinta all’individualizzazione non porta radicamento nel territorio, mancando al bisogno umano fondamentale di rinnovare il senso di appartenenza, cosa che, se avviene, è spesso legata a movimenti collettivi che nascono in opposizione a scelte di ulteriore abbassamento della qualità della vita. La bestia proteiforme del capitalismo cannibale per sopravvivere si ciba anche di termini che sono nati con altri significati come quello di comunità, che, dato per morto, viene applicato a operazioni per degli aspetti assai discutibili come le comunità energetiche, che nella forma istituzionale si limitano a coordinare un gruppo di soggetti per condividere l’uso e la produzione di energia locale.

Il progetto bioregionale mette radici: note e riflessioni / Daniela POLI. - ELETTRONICO. - (2026), pp. 81-89.

Il progetto bioregionale mette radici: note e riflessioni

Daniela POLI
2026

Abstract

Le città-mondo, le aree metropolitane, i contesti locali dinamici vivono in una multiscalarità di spazi che in molte occasioni recide i rapporti fondativi col territorio. Multinazionali finanziarie, turismo internazionale, fondi strutturali, politiche europee, trasporti, logistica, eventi sportivi incidono sempre di più sulla qualità della vita e del territorio (Dematteis, 2011), che reagisce diffondendo nuove povertà e un degrado sempre più esteso. I soggetti smettono di abitare i luoghi per diventare dei semplici residenti, utilizzatori indifferenti degli spazi urbani, senza alcuna sapienza sul funzionamento complesso della fabbrica urbana e territoriale. La continua espansione delle aree urbane a fronte della decrescita demografica, l’esplosione delle megacities nei territori del Sud del mondo, la precarizzazione del lavoro in una fase di tempo liberato dalle tecnologie sono solo alcuni esempi dello squilibrio generalizzato fra comunità insediate e contesti di vita. Dal 2007 viviamo in collassi continui complessivi legati alla crisi strutturale del capitalismo cannibale (Fraser, 2022), una bestia proteiforme che, come la mitica Idra, fino a oggi ha sempre trovato nuove risorse per rinascere. La società contemporanea ha imboccato la strada del tramonto, ma non riesce a rimettere in discussione le sue fondamenta, restando intrappolata nelle logiche della crescita economica illimitata a tutti i costi. Le rinascite faticose del capitalismo neoliberista sono della stessa natura globale delle crisi che le hanno prodotte, la digitalizzazione e la spinta all’individualizzazione non porta radicamento nel territorio, mancando al bisogno umano fondamentale di rinnovare il senso di appartenenza, cosa che, se avviene, è spesso legata a movimenti collettivi che nascono in opposizione a scelte di ulteriore abbassamento della qualità della vita. La bestia proteiforme del capitalismo cannibale per sopravvivere si ciba anche di termini che sono nati con altri significati come quello di comunità, che, dato per morto, viene applicato a operazioni per degli aspetti assai discutibili come le comunità energetiche, che nella forma istituzionale si limitano a coordinare un gruppo di soggetti per condividere l’uso e la produzione di energia locale.
2026
9788894731743
Ecoterritori e bioregione. Buone pratiche locali nell’emergenza ecologica
81
89
Daniela POLI
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