L’idea di questo articolo parte da un dato. L’inserimento lavorativo delle donne con disabilità incontra molte più difficoltà rispetto a quello degli uomini con disabilità. Le donne si trovano a vivere, oltre ai problemi specifici, anche i problemi che ostacolano o rendono più difficile l’accesso al lavoro delle donne in generale. Il genere e la disabilità, quindi, entrano in contatto e generano violazioni i cui effetti non sono la somma dei due fattori ma un potenziamento delle conseguenze negative. La normativa italiana in tema di accesso al lavoro delle persone con disabilità, nonostante questa situazione sia evidente, non ha mai prestato attenzione alla prospettiva di genere. Il primo punto di questo lavoro sarà, quindi, ricostruire, anche se in maniera molto rapida, gli aspetti principali delle leggi attuali, sottolineando i limiti e le possibilità di miglioramento in un’ottica di prospettiva di genere ed intersezionale. Riferendomi alle norme di legge ho scelto di utilizzare il termine inserimento. Un aiuto verso l’inclusione, in teoria, potrebbe arrivare dalla contrattazione collettiva, attore importante per la promozione di diritti specifici. L’esame dei contratti collettivi, che costituirà la seconda parte del lavoro, offre un ottimo osservatorio per comprendere la portata della sensibilizzazione che hanno le parti sociali sul tema. L’ultima parte riguarda una tematica alla quale è difficile sfuggire in questo periodo: il lavoro a distanza. Mezzo di inclusione o di discriminazione ulteriore per le donne con disabilità?
Disabilità, lavoro, prospettive di genere / Alessandro Senaldi, María Ángeles Medina Sánchez, Sabina Belope Nguema, Carlos Canelles, Valentina Fiordelmondo, Cristina Pesci, Liisa Hänninen, Patricia Núñez Gómez, Laura San Felipe Frías, Zeynep Sümer and Ayşegül Daloğlu, Carmen Miguel Vicente, Mariella Popolla, Chiara Bersani, Laura Scudieri, Rosaura Navajas Seco, Patricia Rocu Gómez, Linda Ducca, Cristina Càndito, Alessandro Meloni, Sabrina Armenio, et al.. - STAMPA. - (In corso di stampa), pp. 75-90.
Disabilità, lavoro, prospettive di genere
Mariella Popolla;
In corso di stampa
Abstract
L’idea di questo articolo parte da un dato. L’inserimento lavorativo delle donne con disabilità incontra molte più difficoltà rispetto a quello degli uomini con disabilità. Le donne si trovano a vivere, oltre ai problemi specifici, anche i problemi che ostacolano o rendono più difficile l’accesso al lavoro delle donne in generale. Il genere e la disabilità, quindi, entrano in contatto e generano violazioni i cui effetti non sono la somma dei due fattori ma un potenziamento delle conseguenze negative. La normativa italiana in tema di accesso al lavoro delle persone con disabilità, nonostante questa situazione sia evidente, non ha mai prestato attenzione alla prospettiva di genere. Il primo punto di questo lavoro sarà, quindi, ricostruire, anche se in maniera molto rapida, gli aspetti principali delle leggi attuali, sottolineando i limiti e le possibilità di miglioramento in un’ottica di prospettiva di genere ed intersezionale. Riferendomi alle norme di legge ho scelto di utilizzare il termine inserimento. Un aiuto verso l’inclusione, in teoria, potrebbe arrivare dalla contrattazione collettiva, attore importante per la promozione di diritti specifici. L’esame dei contratti collettivi, che costituirà la seconda parte del lavoro, offre un ottimo osservatorio per comprendere la portata della sensibilizzazione che hanno le parti sociali sul tema. L’ultima parte riguarda una tematica alla quale è difficile sfuggire in questo periodo: il lavoro a distanza. Mezzo di inclusione o di discriminazione ulteriore per le donne con disabilità?I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



