L’isolamento sociale per il contenimento dei contagi da Covid-19 ha rappresentato un momento di forte criticità per i servizi dedicati all’ascolto e alla presa in carico delle donne e dei/delle minori vittime di violenza di genere. Come ben ricostruito da Peroni e Demurtas, alla difficoltà di presa in carico, in primis per i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio, e di coordinamento tra le varie realtà delle reti territoriali, si è accompagnato, almeno inizialmente, un drastico calo delle nuove richieste di aiuto da parte delle donne (praticamente dimezzato rispetto al calcolo settimanale del periodo precedente); in altre parole, a rappresentare un nodo particolarmente critico era l’emersione della violenza data l’operatività ridotta dei punti di accesso territoriali. Da un lato, dunque, le donne si sono trovate a sperimentare una prossimità corporea costante e inevitabile con l’autore della violenza, vedendosi negati spazi e tempi necessari per l’elaborazione dei propri vissuti. Dall’altro, ed è su questo aspetto che si concentra il presente contributo, le operatrici e gli operatori delle reti antiviolenza 3 hanno dovuto gestire modalità di colloquio peculiari, e mobilitare delle risorse inedite, sovente anche corporee. Nonostante tale fase si sia ormai conclusa, alcune riflessioni sviluppate in quel momento possono continuare a illuminare alcuni aspetti relativi a pratiche di lavoro e culture organizzative, e come sia proprio nella smaterializzazione del corpo in presenza che, paradossalmente, la dimensione corporea assume una nuova centralità.

Corpo, lavoro emozionale e spazi digitali: il sentire competente. Modalità di presa in carico delle donne vittime di violenza durante le misure di distanziamento sociale per il Covid-19 / Mariella Popolla. - STAMPA. - (2025), pp. 119-126.

Corpo, lavoro emozionale e spazi digitali: il sentire competente. Modalità di presa in carico delle donne vittime di violenza durante le misure di distanziamento sociale per il Covid-19

Mariella Popolla
2025

Abstract

L’isolamento sociale per il contenimento dei contagi da Covid-19 ha rappresentato un momento di forte criticità per i servizi dedicati all’ascolto e alla presa in carico delle donne e dei/delle minori vittime di violenza di genere. Come ben ricostruito da Peroni e Demurtas, alla difficoltà di presa in carico, in primis per i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio, e di coordinamento tra le varie realtà delle reti territoriali, si è accompagnato, almeno inizialmente, un drastico calo delle nuove richieste di aiuto da parte delle donne (praticamente dimezzato rispetto al calcolo settimanale del periodo precedente); in altre parole, a rappresentare un nodo particolarmente critico era l’emersione della violenza data l’operatività ridotta dei punti di accesso territoriali. Da un lato, dunque, le donne si sono trovate a sperimentare una prossimità corporea costante e inevitabile con l’autore della violenza, vedendosi negati spazi e tempi necessari per l’elaborazione dei propri vissuti. Dall’altro, ed è su questo aspetto che si concentra il presente contributo, le operatrici e gli operatori delle reti antiviolenza 3 hanno dovuto gestire modalità di colloquio peculiari, e mobilitare delle risorse inedite, sovente anche corporee. Nonostante tale fase si sia ormai conclusa, alcune riflessioni sviluppate in quel momento possono continuare a illuminare alcuni aspetti relativi a pratiche di lavoro e culture organizzative, e come sia proprio nella smaterializzazione del corpo in presenza che, paradossalmente, la dimensione corporea assume una nuova centralità.
2025
9791221111545
Spazi per il lavoro a distanza e per la cura Evoluzione storico-giuridica, prospettive sociologiche e architettoniche
119
126
Mariella Popolla
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