Il termine talla- designava un oggetto (talvolta due oggetti) fatto di materiali diversi (legno, argento, oro, oro con lapislazzuli incastonati, pasta di pane, pelle rossa) e un contenitore di terracotta o di legno, che ne riproduceva la forma e che doveva essere di piccole dimensioni, dal momento che serviva a contenere profumo. Elementi utili a capire il tipo di oggetto sono forniti da due testi votivi, KUB 15.3 e Privat 73, in cui la regina Puduhepa promette di donare un talla intero d’oro incastonato di lapislazzuli per ottenere la guarigione del marito dal “bruciore dei piedi” (gotta o geloni). Data la corrispondenza che di norma nei testi votivi intercorre fra l’oggetto della grazia richiesta alla divinità e l’ex-voto offerto, appare ragionevole ritenere che in questo caso il talla intero riproduca l’arto inferiore del re, una specie di gambaletto, di piede completo di articolazione compresa la caviglia e parte della gamba. talla potrebbe quindi essere il termine, probabilmente di origine meridionale dato l’uso del segno di glossa e le frequenti ricorrenze in testi di ambito kizzuwatneo, che indicava in ittita e in luvio l’arto inferiore. Se talla indica dal punto di vista anatomico l’arto inferiore e gli oggetti che ne riproducono la forma, spesso utilizzati come contenitori, è plausibile, dal punto di vista semantico e linguistico, pensare ad una eventuale connessione col latino talus (da cui l’italiano ‘tallone’), che designa la stessa parte del corpo indicata dall’ittita talla, per il quale non sono stati finora proposti raffronti convincenti – si tratterebbe di un termine del lessico indeuropeo che avrebbe lasciato testimonianze in ittita e latino.

The Hittite word talla- / F.Pecchioli. - STAMPA. - (2010), pp. 197-203.

The Hittite word talla-

PECCHIOLI, FRANCA
2010

Abstract

Il termine talla- designava un oggetto (talvolta due oggetti) fatto di materiali diversi (legno, argento, oro, oro con lapislazzuli incastonati, pasta di pane, pelle rossa) e un contenitore di terracotta o di legno, che ne riproduceva la forma e che doveva essere di piccole dimensioni, dal momento che serviva a contenere profumo. Elementi utili a capire il tipo di oggetto sono forniti da due testi votivi, KUB 15.3 e Privat 73, in cui la regina Puduhepa promette di donare un talla intero d’oro incastonato di lapislazzuli per ottenere la guarigione del marito dal “bruciore dei piedi” (gotta o geloni). Data la corrispondenza che di norma nei testi votivi intercorre fra l’oggetto della grazia richiesta alla divinità e l’ex-voto offerto, appare ragionevole ritenere che in questo caso il talla intero riproduca l’arto inferiore del re, una specie di gambaletto, di piede completo di articolazione compresa la caviglia e parte della gamba. talla potrebbe quindi essere il termine, probabilmente di origine meridionale dato l’uso del segno di glossa e le frequenti ricorrenze in testi di ambito kizzuwatneo, che indicava in ittita e in luvio l’arto inferiore. Se talla indica dal punto di vista anatomico l’arto inferiore e gli oggetti che ne riproducono la forma, spesso utilizzati come contenitori, è plausibile, dal punto di vista semantico e linguistico, pensare ad una eventuale connessione col latino talus (da cui l’italiano ‘tallone’), che designa la stessa parte del corpo indicata dall’ittita talla, per il quale non sono stati finora proposti raffronti convincenti – si tratterebbe di un termine del lessico indeuropeo che avrebbe lasciato testimonianze in ittita e latino.
9783447063838
Investigationes Anatolicae, Gs E.Neu, StBoT 52
197
203
F.Pecchioli
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