A. Zorzi, Bien commun et conflits politiques dans l’Italie communale, in De Bono Communi. The Discourse and Practice of the Common Good in the European City (13th-16th c.), ed. by Elodie Lecuppre-Desjardin, Anne-Laure Van Bruaene, Turnhout, Brepols, 2010, pp. 267-290. Il saggio si concentra sull’elaborazione del discorso politico sul “bene comune” in rapporto alle pratiche dei conflitti nelle città italiane di tradizione comunale tra la prima metà del secolo XIII e la metà del successivo. Le fonti utilizzate sono statuti, cronache cittadine, trattati morali, giuridici e teologici, manuali di pedagogia civica, prediche, sermoni, testi poetici e letterari, fonti iconografiche. L’analisi evidenzia in modo originale le varie fasi in cui la nozione di “bene comune” e gli altri valori civici ad essa collegati (la “giustizia”, la “concordia”, la “pace”, il “buono stato” della città, etc.) furono rielaborati da diversi protagonisti politici e adattati agli obiettivi e ai contesti di opportunità in cui essi si trovarono ad agire: l’iniziale elaborazione di un’ideologia comunale legata ai problemi del governo della città e alla formazione dei suoi rettori, e ispirata agli esempi morali e politici della Roma repubblicana (circa 1220-1250); l’affermazione, con i regimi di “popolo” a guida mercantile, di un nuovo modello di convivenza civile fondato sull’educazione del cittadino e teso a rivendicare ideologicamente alle istituzioni comunali in primo luogo la tutela della pace e del bene comune (circa 1260-1290); la rielaborazione ideologica della questione del “bene comune” cui concorsero predicatori e teologi domenicani, che fecero rifluire nella cultura comunale il pensiero politico aristotelico e tomistico (circa 1290-1310); la rivendicazione imperiale, intorno alla ricognizione italica di Enrico VII (1310-1313), della capacità di agire per il bene comune e per la tutela della pace delle città italiane; l’assunzione dell’ideologia civica fondata sui valori della pace e della giustizia da parte dei regimi di carattere signorile e, di contro, la campagna propagandistica dei superstiti regimi comunali, affidata anche all’iconografia politica, che indicava nella tutela del bene comune l’argine di difesa dall’affermazione di regimi tirannici (circa 1320-1350). La pluralità di discorsi sul bene comune elaborati sul lungo periodo mostra come tale concetto pur facendo parte del linguaggio politico urbano, non fosse espressione dei soli valori comunali ma venisse invocato anche dai poteri concorrenti, a cominciare da quelli signorili e imperiali.

Bien commun et conflits politiques dans l’Italie communale / A. Zorzi. - STAMPA. - (2010), pp. 267-290.

Bien commun et conflits politiques dans l’Italie communale

ZORZI, ANDREA
2010

Abstract

A. Zorzi, Bien commun et conflits politiques dans l’Italie communale, in De Bono Communi. The Discourse and Practice of the Common Good in the European City (13th-16th c.), ed. by Elodie Lecuppre-Desjardin, Anne-Laure Van Bruaene, Turnhout, Brepols, 2010, pp. 267-290. Il saggio si concentra sull’elaborazione del discorso politico sul “bene comune” in rapporto alle pratiche dei conflitti nelle città italiane di tradizione comunale tra la prima metà del secolo XIII e la metà del successivo. Le fonti utilizzate sono statuti, cronache cittadine, trattati morali, giuridici e teologici, manuali di pedagogia civica, prediche, sermoni, testi poetici e letterari, fonti iconografiche. L’analisi evidenzia in modo originale le varie fasi in cui la nozione di “bene comune” e gli altri valori civici ad essa collegati (la “giustizia”, la “concordia”, la “pace”, il “buono stato” della città, etc.) furono rielaborati da diversi protagonisti politici e adattati agli obiettivi e ai contesti di opportunità in cui essi si trovarono ad agire: l’iniziale elaborazione di un’ideologia comunale legata ai problemi del governo della città e alla formazione dei suoi rettori, e ispirata agli esempi morali e politici della Roma repubblicana (circa 1220-1250); l’affermazione, con i regimi di “popolo” a guida mercantile, di un nuovo modello di convivenza civile fondato sull’educazione del cittadino e teso a rivendicare ideologicamente alle istituzioni comunali in primo luogo la tutela della pace e del bene comune (circa 1260-1290); la rielaborazione ideologica della questione del “bene comune” cui concorsero predicatori e teologi domenicani, che fecero rifluire nella cultura comunale il pensiero politico aristotelico e tomistico (circa 1290-1310); la rivendicazione imperiale, intorno alla ricognizione italica di Enrico VII (1310-1313), della capacità di agire per il bene comune e per la tutela della pace delle città italiane; l’assunzione dell’ideologia civica fondata sui valori della pace e della giustizia da parte dei regimi di carattere signorile e, di contro, la campagna propagandistica dei superstiti regimi comunali, affidata anche all’iconografia politica, che indicava nella tutela del bene comune l’argine di difesa dall’affermazione di regimi tirannici (circa 1320-1350). La pluralità di discorsi sul bene comune elaborati sul lungo periodo mostra come tale concetto pur facendo parte del linguaggio politico urbano, non fosse espressione dei soli valori comunali ma venisse invocato anche dai poteri concorrenti, a cominciare da quelli signorili e imperiali.
9782503529981
De Bono Communi. The Discourse and Practice of the Common Good in the European City (13th-16th c.),
267
290
A. Zorzi
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