L’irrompere sulla scena politica e mediatica mondiale del movimento antiglobalizzazione è stato forse il fenomeno che più ha segnato il passaggio dal XX al XXI secolo. Quale inedito «movimento dei movimenti» ha dato voce a una varietà di categorie, popolazioni e gruppi sociali tanto ampia quanto lo è quella dei soggetti toccati dalle conseguenze negative della globalizzazione. Esso ha costituito una temuta minaccia per la credibilità e la legittimità – e in molti casi per l’incontrollata libertà di agire – di numerose multinazionali, dei principali organismi economici sovranazionali e anche di una serie di governi. Nel breve giro di un decennio – il primo del nuovo millennio – sono accadute tante cose drammatiche: la paura del fondamentalismo islamico, il terrore della guerra al terrore, una devastante crisi economico-finanziaria. A posteriori non si può che riconoscere la ragione di molte critiche e istanze avanzate in passato dal movimento globale. O almeno da quella parte che, non affetta da antiamericanismo e dal mito della rivoluzione e della violenza liberatrice, è capace di distinguere la globalizzazione dalla sua versione neoliberale e di pensare e annunciare in modo non ideologico o utopico che «un altro mondo è possibile». Se «yes we can» diventerà il motto delle élite mondiali, sarà anche grazie al messaggio conflittuale espresso dal movimento globale. Un libro che fa il punto sul movimento no global, il suo sviluppo, le sue contraddizioni e le sue prospettive future.

Un altro mondo è possibile: il Forum Sociale Mondiale / I. Acocella. - STAMPA. - (2009), pp. 29-56.

Un altro mondo è possibile: il Forum Sociale Mondiale

ACOCELLA, IVANA
2009

Abstract

L’irrompere sulla scena politica e mediatica mondiale del movimento antiglobalizzazione è stato forse il fenomeno che più ha segnato il passaggio dal XX al XXI secolo. Quale inedito «movimento dei movimenti» ha dato voce a una varietà di categorie, popolazioni e gruppi sociali tanto ampia quanto lo è quella dei soggetti toccati dalle conseguenze negative della globalizzazione. Esso ha costituito una temuta minaccia per la credibilità e la legittimità – e in molti casi per l’incontrollata libertà di agire – di numerose multinazionali, dei principali organismi economici sovranazionali e anche di una serie di governi. Nel breve giro di un decennio – il primo del nuovo millennio – sono accadute tante cose drammatiche: la paura del fondamentalismo islamico, il terrore della guerra al terrore, una devastante crisi economico-finanziaria. A posteriori non si può che riconoscere la ragione di molte critiche e istanze avanzate in passato dal movimento globale. O almeno da quella parte che, non affetta da antiamericanismo e dal mito della rivoluzione e della violenza liberatrice, è capace di distinguere la globalizzazione dalla sua versione neoliberale e di pensare e annunciare in modo non ideologico o utopico che «un altro mondo è possibile». Se «yes we can» diventerà il motto delle élite mondiali, sarà anche grazie al messaggio conflittuale espresso dal movimento globale. Un libro che fa il punto sul movimento no global, il suo sviluppo, le sue contraddizioni e le sue prospettive future.
2009
9788860082787
Da no global a no war e ritorno. Metamorfosi del movimento globale
29
56
I. Acocella
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