Il saggio tratta dei quasi cento anni che separano l’avvio del rinnovamento dell’antica Basilica, voluto da Giovanni de’ Medici, dall’esilio della casata, avvenuto nel 1494. A Giovanni e a Brunelleschi vanno ricondotte la Sagrestia Vecchia e le sostruzioni del transetto, perché solo un ventennio dopo Cosimo pensò di continuare l’impresa, facendo innalzare a Michelozzo il transetto ed ipotizzando la prosecuzione della chiesa con un corpo longitudinale (mai pensato da Brunelleschi, che si era limitato al capocroce sopraelevato), comportante la demolizione della chiesa paleocristiana e medioevale (in piedi sino almeno agli anni Sessanta del Quattrocento). Fu Piero de’ Medici a intraprendere questa nuova edificazione a tre navate separate da colonne (e non più pilastri, come nel transetto brunelleschiano), compresa la cupoletta emisferica della crociera (e non un cupolino a creste e vele alla maniera di Filippo): intervento di Antonio Manetti che si arrestò nel 1460 (prime tre campate), per essere proseguito, dagli anni Settanta, da Lorenzo il Magnifico (ultime cinque campate). L’attenzione al linguaggio degli ordini architettonici documenta questa ‘evoluzione’ di una fabbrica famosissima che solo apparentemente è stilisticamente unitaria (opinione corrente, corroborata da gran parte della critica e persino dai manuali scolastici), la quale fotografa, invece, quella che fu l’‘involuzione’ del brunelleschianesimo, presto sostituito (ma non in questo edificio) dalla ‘moderna’ maniera di Alberti, più attenta al recupero filologico dell’architettura degli Antichi.

Non solo Brunelleschi. San Lorenzo nel Quattrocento / G. Morolli. - STAMPA. - (2007), pp. 58-109.

Non solo Brunelleschi. San Lorenzo nel Quattrocento

MOROLLI, GABRIELE
2007

Abstract

Il saggio tratta dei quasi cento anni che separano l’avvio del rinnovamento dell’antica Basilica, voluto da Giovanni de’ Medici, dall’esilio della casata, avvenuto nel 1494. A Giovanni e a Brunelleschi vanno ricondotte la Sagrestia Vecchia e le sostruzioni del transetto, perché solo un ventennio dopo Cosimo pensò di continuare l’impresa, facendo innalzare a Michelozzo il transetto ed ipotizzando la prosecuzione della chiesa con un corpo longitudinale (mai pensato da Brunelleschi, che si era limitato al capocroce sopraelevato), comportante la demolizione della chiesa paleocristiana e medioevale (in piedi sino almeno agli anni Sessanta del Quattrocento). Fu Piero de’ Medici a intraprendere questa nuova edificazione a tre navate separate da colonne (e non più pilastri, come nel transetto brunelleschiano), compresa la cupoletta emisferica della crociera (e non un cupolino a creste e vele alla maniera di Filippo): intervento di Antonio Manetti che si arrestò nel 1460 (prime tre campate), per essere proseguito, dagli anni Settanta, da Lorenzo il Magnifico (ultime cinque campate). L’attenzione al linguaggio degli ordini architettonici documenta questa ‘evoluzione’ di una fabbrica famosissima che solo apparentemente è stilisticamente unitaria (opinione corrente, corroborata da gran parte della critica e persino dai manuali scolastici), la quale fotografa, invece, quella che fu l’‘involuzione’ del brunelleschianesimo, presto sostituito (ma non in questo edificio) dalla ‘moderna’ maniera di Alberti, più attenta al recupero filologico dell’architettura degli Antichi.
9788870384314
Alla riscoperta delle chiese di Firenze
58
109
G. Morolli
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