A partire da una metafora del setting come scenario di un teatro di improvvisazione nel quale il paziente viene visto come autore e attore protagonista mentre il terapeuta svolge la triplice funzione di regista, co-attore e osservatore/narratore, vengono descritte due tipologie di elementi del setting, comunque sottordinate al criterio imprescindibile del “guadagno terapeutico” del paziente: gli elementi “ fissi” che devono rimanere stabili e invarianti e quelli “mobili” che, pur stabili, possono essere utilizzati in maniera flessibile ogni qualvolta il terapeuta anticipi che una loro variazione possa produrre un vantaggio per il percorso di cambiamento. Viene quindi affrontata la tematica delle violazioni del setting proponendo che esse possano essere attribuite esclusivamente al terapeuta (nel caso di una cattiva o impropria “regia”) e mai al paziente; gli eventuali attacchi al setting da parte di quest'ultimo, assimilabili alle “frattura dell'alleanza” proposte da Safran e Muran (2000), vanno comunque compresi ponendosi all'interno della logica del sistema-paziente e letti come tentativi di mantenimento del proprio equilibrio sistemico rispetto ad aspetti della terapia sentiti come eccessivamente minacciosi. Tali concetti sono esemplificati anche attraverso la descrizione di un caso clinico e l'analisi delle modalità utilizzate per far fronte a una specifica situazione di attacco al setting da parte del paziente.

Dal setting descrittivo al setting funzionale: regole d’improvvisazione nel gioco della terapia / Lorenzo Cionini; Clarice Ranfagni. - STAMPA. - (2009), pp. 172-224.

Dal setting descrittivo al setting funzionale: regole d’improvvisazione nel gioco della terapia

CIONINI, LORENZO;
2009

Abstract

A partire da una metafora del setting come scenario di un teatro di improvvisazione nel quale il paziente viene visto come autore e attore protagonista mentre il terapeuta svolge la triplice funzione di regista, co-attore e osservatore/narratore, vengono descritte due tipologie di elementi del setting, comunque sottordinate al criterio imprescindibile del “guadagno terapeutico” del paziente: gli elementi “ fissi” che devono rimanere stabili e invarianti e quelli “mobili” che, pur stabili, possono essere utilizzati in maniera flessibile ogni qualvolta il terapeuta anticipi che una loro variazione possa produrre un vantaggio per il percorso di cambiamento. Viene quindi affrontata la tematica delle violazioni del setting proponendo che esse possano essere attribuite esclusivamente al terapeuta (nel caso di una cattiva o impropria “regia”) e mai al paziente; gli eventuali attacchi al setting da parte di quest'ultimo, assimilabili alle “frattura dell'alleanza” proposte da Safran e Muran (2000), vanno comunque compresi ponendosi all'interno della logica del sistema-paziente e letti come tentativi di mantenimento del proprio equilibrio sistemico rispetto ad aspetti della terapia sentiti come eccessivamente minacciosi. Tali concetti sono esemplificati anche attraverso la descrizione di un caso clinico e l'analisi delle modalità utilizzate per far fronte a una specifica situazione di attacco al setting da parte del paziente.
2009
9788856811872
Il setting in psicoterapia. Lo scenario dell’incontro terapeutico nei differenti modelli clinici di intervento
172
224
Lorenzo Cionini; Clarice Ranfagni
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in FLORE sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificatore per citare o creare un link a questa risorsa: https://hdl.handle.net/2158/581707
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact