Il progetto dell'Enciclopedia L’Italia e le sue regioni (1945-2011) (direzione: Mariuccia Salvati e Loredana Sciolla) Obiettivo del progetto Il progetto si propone l’obiettivo di costruire un profilo storico dell’Italia repubblicana a partire da un’analisi condotta sulle sue regioni. Lo studio intende utilizzare un approccio multidisciplinare per indagare il rapporto tra cultura (colta attraverso le sue dimensioni principali) e le istituzioni politico-amministrative regionali, in particolare quelle a statuto ordinario sorte a seguito della legge del 1970. L’analisi si propone di illustrare come aspetti sedimentati della cultura abbiano influito sulle istituzioni regionali e sul loro rendimento e come queste istituzioni abbiano rappresentato - a loro volta - un quadro di innovazione e costruzione delle stesse culture regionali, con riflessi palesi ma ancora inesplorati sul quadro nazionale complessivo. La prospettiva di fondo è dunque quella di un rapporto biunivoco tra il livello socio-culturale e quello politico-istituzionale. Le moderne democrazie si sviluppano entro società, nelle quali, fra le istituzioni politiche e i singoli, si strutturano molteplici gruppi intermedi, pratiche culturali e tessuti relazionali che condizionano il funzionamento stesso delle istituzioni. Queste ultime costituiscono il quadro entro cui relazioni e culture si strutturano e si modificano, generando circoli virtuosi o viziosi. La nota ventennale ricerca di Robert Putnam (1993) su Le tradizioni civiche delle regioni italiane ha messo in luce l’importanza di entrambi i livelli, con un’enfasi eccessiva, però, sul lato della cultura, concepita in maniera piuttosto statica e unidirezionale, e limitandola alla dimensione del civismo. Mancava proprio l’aspetto qui ritenuto cruciale: gli effetti delle istituzioni sulle culture locali, divenute “regionali”. Le regioni da ritagli di ingegneria statistico-amministrativa si sono nel tempo oggettivate e istituzionalizzate, sono diventate realtà, contesti di vita politico-territoriale che influenzano e a volte creano dal nulla, “inventano” miti e identità. Senza voler entrare in una discussione epistemologica sullo statuto di realtà di fenomeni storico-politici (l’”invenzione” della tradizione), il dato rilevante è che nel corso del tempo le regioni hanno esercitato un’influenza sociale, sulla cultura politica, sulle pratiche politico amministrative fin dentro le pratiche quotidiane dei cittadini. Da questo punto di vista un’adeguata comprensione della società nazionale italiana passa attraverso il riferimento alla sua articolazione territoriale; soprattutto, si ritiene, dal momento in cui sono venuti meno altri quadri nazionali di riferimento come sono stati i grandi partiti nella prima fase dell’età repubblicana. Periodizzazione proposta La proposta di una periodizzazione incentrata soprattutto sull’ultimo quarantennio (1970-2011) – da ritagliarsi entro il quadro più ampio della storia politica repubblicana a partire dalla nascita di quattro regioni a statuto speciale da parte dell’Assemblea costituente, cui si aggiunse nel 1963 il Friuli-Venezia Giulia - ha come ragione principale il momento dell’effettivo varo delle regioni ordinarie e, connesso a ciò, la maggior disponibilità di dati nazionali su base regionale. Questa considerazione non impedisce di estendere l’analisi all’intero dopoguerra repubblicano per le dimensioni culturali che hanno subìto trasformazioni rilevanti negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso in funzione di una opportuna prospettiva di comparazione tra le due fasi . Novità del progetto La novità del progetto – rispetto ad altre opere che hanno trattato il tema dell’Italia e delle sue regioni come la collana Einaudi e anche rispetto alle altre opere Treccani – risulta: 1) nella prospettiva utilizzata che, come si è detto, guarda alla relazione biunivoca tra istituzioni e culture regionali; 2) nell’individuazione di dimensioni culturali portanti attraverso cui comporre o scomporre ed eventualmente ricomporre i confini regionali; 3) l’impianto multidisciplinare. Si prevede, infatti, il contributo alla costruzione dell’opera di autori provenienti da più discipline (dalla geografia alla storia, dalla linguistica alla demografia, dalla sociologia all’economia, dall’antropologia alle scienze giuridiche e politiche…); 4) la raccolta e l’utilizzo di dati su capitale sociale, rendimento istituzionale ecc., nuovi o che già sono oggetto di indagine (v.Istat, Banca d’Italia ecc.), da intrecciare con il timing delle innovazioni istituzionali. Questi ultimi due punti rappresentano una sfida, per il coordinamento necessario tra approcci disciplinari diversi al fine di amalgamarli e renderli omogenei e per la ricerca in parte nuova da svolgere. 4 volumi Ciascun volume è articolato su cinque-sei temi (quelli elencati nell’indice); ciascun tema è presentato da un coordinatore e illustrato da più saggi di ricerca che prendono in considerazione vari ambiti regionali (caso esemplare, aree macroregionali, tutti i casi, ecc..); il metodo, il numero e la lunghezza dei saggi è variabile per ciascun sottotema. A questi si aggiungono i saggi introduttivi, più la documentazione (per un totale di 1650 cartelle/ 700 pp. per volume).

Una rivoluzione silenziosa: i cambiamenti demografici delle regioni italiane / Salvini, MARIA SILVANA. - STAMPA. - (2014), pp. 189-211.

Una rivoluzione silenziosa: i cambiamenti demografici delle regioni italiane

SALVINI, MARIA SILVANA
2014

Abstract

Il progetto dell'Enciclopedia L’Italia e le sue regioni (1945-2011) (direzione: Mariuccia Salvati e Loredana Sciolla) Obiettivo del progetto Il progetto si propone l’obiettivo di costruire un profilo storico dell’Italia repubblicana a partire da un’analisi condotta sulle sue regioni. Lo studio intende utilizzare un approccio multidisciplinare per indagare il rapporto tra cultura (colta attraverso le sue dimensioni principali) e le istituzioni politico-amministrative regionali, in particolare quelle a statuto ordinario sorte a seguito della legge del 1970. L’analisi si propone di illustrare come aspetti sedimentati della cultura abbiano influito sulle istituzioni regionali e sul loro rendimento e come queste istituzioni abbiano rappresentato - a loro volta - un quadro di innovazione e costruzione delle stesse culture regionali, con riflessi palesi ma ancora inesplorati sul quadro nazionale complessivo. La prospettiva di fondo è dunque quella di un rapporto biunivoco tra il livello socio-culturale e quello politico-istituzionale. Le moderne democrazie si sviluppano entro società, nelle quali, fra le istituzioni politiche e i singoli, si strutturano molteplici gruppi intermedi, pratiche culturali e tessuti relazionali che condizionano il funzionamento stesso delle istituzioni. Queste ultime costituiscono il quadro entro cui relazioni e culture si strutturano e si modificano, generando circoli virtuosi o viziosi. La nota ventennale ricerca di Robert Putnam (1993) su Le tradizioni civiche delle regioni italiane ha messo in luce l’importanza di entrambi i livelli, con un’enfasi eccessiva, però, sul lato della cultura, concepita in maniera piuttosto statica e unidirezionale, e limitandola alla dimensione del civismo. Mancava proprio l’aspetto qui ritenuto cruciale: gli effetti delle istituzioni sulle culture locali, divenute “regionali”. Le regioni da ritagli di ingegneria statistico-amministrativa si sono nel tempo oggettivate e istituzionalizzate, sono diventate realtà, contesti di vita politico-territoriale che influenzano e a volte creano dal nulla, “inventano” miti e identità. Senza voler entrare in una discussione epistemologica sullo statuto di realtà di fenomeni storico-politici (l’”invenzione” della tradizione), il dato rilevante è che nel corso del tempo le regioni hanno esercitato un’influenza sociale, sulla cultura politica, sulle pratiche politico amministrative fin dentro le pratiche quotidiane dei cittadini. Da questo punto di vista un’adeguata comprensione della società nazionale italiana passa attraverso il riferimento alla sua articolazione territoriale; soprattutto, si ritiene, dal momento in cui sono venuti meno altri quadri nazionali di riferimento come sono stati i grandi partiti nella prima fase dell’età repubblicana. Periodizzazione proposta La proposta di una periodizzazione incentrata soprattutto sull’ultimo quarantennio (1970-2011) – da ritagliarsi entro il quadro più ampio della storia politica repubblicana a partire dalla nascita di quattro regioni a statuto speciale da parte dell’Assemblea costituente, cui si aggiunse nel 1963 il Friuli-Venezia Giulia - ha come ragione principale il momento dell’effettivo varo delle regioni ordinarie e, connesso a ciò, la maggior disponibilità di dati nazionali su base regionale. Questa considerazione non impedisce di estendere l’analisi all’intero dopoguerra repubblicano per le dimensioni culturali che hanno subìto trasformazioni rilevanti negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso in funzione di una opportuna prospettiva di comparazione tra le due fasi . Novità del progetto La novità del progetto – rispetto ad altre opere che hanno trattato il tema dell’Italia e delle sue regioni come la collana Einaudi e anche rispetto alle altre opere Treccani – risulta: 1) nella prospettiva utilizzata che, come si è detto, guarda alla relazione biunivoca tra istituzioni e culture regionali; 2) nell’individuazione di dimensioni culturali portanti attraverso cui comporre o scomporre ed eventualmente ricomporre i confini regionali; 3) l’impianto multidisciplinare. Si prevede, infatti, il contributo alla costruzione dell’opera di autori provenienti da più discipline (dalla geografia alla storia, dalla linguistica alla demografia, dalla sociologia all’economia, dall’antropologia alle scienze giuridiche e politiche…); 4) la raccolta e l’utilizzo di dati su capitale sociale, rendimento istituzionale ecc., nuovi o che già sono oggetto di indagine (v.Istat, Banca d’Italia ecc.), da intrecciare con il timing delle innovazioni istituzionali. Questi ultimi due punti rappresentano una sfida, per il coordinamento necessario tra approcci disciplinari diversi al fine di amalgamarli e renderli omogenei e per la ricerca in parte nuova da svolgere. 4 volumi Ciascun volume è articolato su cinque-sei temi (quelli elencati nell’indice); ciascun tema è presentato da un coordinatore e illustrato da più saggi di ricerca che prendono in considerazione vari ambiti regionali (caso esemplare, aree macroregionali, tutti i casi, ecc..); il metodo, il numero e la lunghezza dei saggi è variabile per ciascun sottotema. A questi si aggiungono i saggi introduttivi, più la documentazione (per un totale di 1650 cartelle/ 700 pp. per volume).
2014
978-88-12-00531-4
L’Italia e le sue regioni (1945-2011)
189
211
Salvini, MARIA SILVANA
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